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Arezzo, salvano rospi dalle auto sulle strade. Anfibi, migrazione e iniziativa per sensibilizzare

Luca Serafini
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]Salvare rospi per strada, una saggia follia. Soccorrere gli anfibi per sensibilizzare al rispetto del mondo, partendo dai piccoli gesti verso esseri apparentemente irrilevanti. Un gruppo di circa venti volontari ha operato nelle scorse settimane durante il periodo della migrazione che si è concluso nei giorni scorsi. Hanno evitato la morte da schiacciamento a 1.400 rospi: 800 ad Arezzo e gli altri in Valdarno. Leader e trascinatore della missione è Francesco Cortonesi, insegnante di lettere e storia alla Fossombroni e alla Buonarroti. Animalista e vegano convinto.

 

 

 

Lo avete fatto di nuovo.

“Certo. E’ l’ottavo anno. Negli ultimi due non è stato possibile per le restrizioni legate alla pandemia anche se i cartelli di pericolo per indurre gli automobilisti a rallentare li abbiamo messi lo stesso e il traffico ridotto per il lockdown ha evitato la solita strage”.

Dove e quando avete agito?

“Nella zona di San Polo, Antria e Molinelli. In Valdarno nei pressi di San Giovanni. Ci muoviamo dal tramonto in poi, opportunamente visibili con giubbini catarifrangenti e luci, ed i contenitori per spostare i rospi dalle strade durante il periodo di migrazione”.

Cioè?

“Le femmine scendono a valle dal bosco mentre i maschi salgono e si incontrano in luoghi visibili: purtroppo per loro le vie asfaltate appaiono posti ideali, invece sono pericolosissime. Le femmine caricano sul dorso i maschi e insieme raggiungono l’area umida, con acqua ferma, dove vengono deposte le uova e fecondate dal maschio. In questo periodo di trasferimenti una moltitudine di anfibi finisce sotto le ruote delle macchine e noi cerchiamo di scongiurarlo”.

 

 

 

Vi appoggiate a qualche associazione?

“Quest’anno ci ha dato supporto il Wwf, in precedenza Essere animali”. 

Ma con problemi come l’emergenza sanitaria, la guerra, la crisi, non è un problema secondario quello dei rospi? 

“Ci sono esseri umani che sparano e anche esseri umani che intendono fare qualcosa di buono e questa è una cosa buona. Serve a sensibilizzare le persone che tutti gli animali sono esseri viventi e quando si è al volante è opportuno guidare con attenzione: se ne salverebbe il 90 per cento. Invece si corre troppo e anche noi per strada durante l’attività siamo stati sfiorati da veicoli in transito, nonostante i dispositivi luminosi che avevamo. E poi sensibilizziamo sulla dignità degli animali, tutti gli animali, anche quelli che non sembrano utili e che secondo me hanno invece diritto di vivere. I rospi, tra l’altro, utili lo sono devono davvero per l’uomo: si nutrono di insetti tra cui le zanzare e là dove non ci sono si registra un disequilibrio con grande proliferazione di insetti”. 

 

 

 

Chi sono i volontari?

“Giovani e meno giovani. Gente che aveva già una predisposizione animalista ma anche chi è venuto per curiosità ed è rimasto colpito dall’esperienza: dalla differenza che passa tra aver salvato un animale, portandolo nel suo habitat, al sicuro, e quello che invece è stato schiacciato. Tutti vogliamo un mondo migliore, ma per averlo dobbiamo partire anche dalle piccole cose. Uscendo da scuola, stamani, ho visto una mamma, al parco, che insegnava al suo piccolo a raccogliere le cartacce. Servono messaggi così”.

Stagione finita, quindi, per il salvataggio rospi?

“Sì. Anno dopo anno ci accorgiamo che la migrazione risente delle mutazioni climatiche in atto. A febbraio si inizia sempre prima, per una questione di temperature che cambiano, e quest’anno è terminata anzitempo, ormai da una decina di giorni, perché non piove e c’è un gran secco anche nelle zone solitamente umide”.