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Arezzo, storico marchio Del Tongo aggiudicato all'asta: le mitiche cucine potranno tornare sul mercato

Luca Serafini
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Aggiudicato. Il marchio Del Tongo alla fine ha trovato un compratore. Sì, questa volta l’asta non è andata deserta e con un’offerta di 57 mila euro, mille in più di rialzo sul prezzo base, il brand delle cucine che facevano sognare le famiglie dal boom economico in poi, è stato comprato da una società italiana. Il nome dell’acquirente non viene però rivelato dall’istituto delle aste giudiziarie Pbg e tantomeno dai curatori fallimentari, in nome della riservatezza della procedura e in attesa che decorrano i giorni di rito prima che l’aggiudicazione sia definitiva e irrevocabile. La svolta comunque c’è stata e significa che il marchio delle cucine componibili e dell’arredamento in generale, una volta superato il vaglio finale, versata la somma con l’aggiunta degli oneri relativi, potrà tornare in uso e quindi nel mercato. 
Ci sarà qualcuno che potrà produrre mobili apponendovi quella scritta che per decenni ha scandito la vita quotidiana di una moltitudine di italiani, ha generato lavoro, ha portato benessere nel territorio aretino. Resta ancora da collocare il grosso di ciò che rimane della gloriosa storia Del Tongo, l’azienda nata nel 1954 da un laboratorio artigianale ad Arezzo con i fratelli Pasquale e Stefano, cresciuta e poi naufragata nel fallimento del 2018: è vuoto e per ora ignorato il grande stabilimento nel comune di Civitella in Val di Chiana. Per aggiudicarsi la struttura può bastare una offerta minima di 3,9 milioni di euro (si era partiti da 20). L’asta, in questo caso curata da Ivg, è stata rilanciata per il prossimo 9 giugno. Fino ad oggi in diversi si sono fatti avanti per manifestare un certo interesse ma stringi stringi, alla prova dei fatti nessuno ha messo mano alle sostanze per perfezionare l’acquisto. L’improvvisa fiammata sul versante del marchio, nei giorni scorsi, chissà che non sia presagio di qualche sorpresa a ravvivare un panorama desolatamente vuoto. Esperimento dopo esperimento, i prezzi scendono e la vendita può assumere i contorni dell’affare. Vedremo, forse presto, se il marchio Del Tongo ha conservato il suo fascino e saprà reinserirsi in un settore complesso e competitivo magari sospinto da una mirata campagna pubblicitaria. Quella scritta è stata accarezzata da un’infinità di casalinghe, sugli sportelli delle cucine, ed ha riempito gli occhi degli sportivi quando spiccava nelle maglie gialle dei grandi ciclisti. Beppe Saronni riuscì ad incastonare il marchio Del Tongo nella divisa iridata di campione del mondo. Altri tempi.[TESTO] L’arredamento low cost e la guerra in Libia con un business andato in fumo determinarono il crollo. I curatori fallimentari Gian Luca Righi, Marco Baldi e Alessandro Sabatini[/TESTO] hanno il compito di rastrellare risorse da girare alla platea di creditori di Del Tongo. L’introito che arriva dall’asta del brand è qualcosina ma il boccone grosso è lo stabilimento di via Aretina. In passato erano state ventilate varie ipotesi tra cui quella, suggestiva, di Ikea. I tempi caratterizzati dalle incertezze per gli investimenti sulle grandi superfici non lasciano ben sperare. Intanto in tribunale si sviluppa la coda giudiziaria per i fallimenti di Del Tongo Industrie spa e della società collegata Arthema (elettrodomestici) con le relative ipotesi di bancarotta.