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Coingas, l'ex amministratore Ceccherelli: "Dimezzai i costi poi lasciai". Poi le maxi consulenze

Luca Serafini
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“Coingas spendeva per contabilità e questioni legali 120 mila euro l’anno. Servivano per pagare il service fornito da Estra. Ma io feci abbattere quella spesa e fu ridotta a 60 mila”. Filippo Ceccherelli, ex amministratore unico della spa dei comuni, parla davanti al tribunale e secondo la narrazione della Procura, nella vicenda di Coingas c’è un “prima” e un “dopo” la sua gestione. Dalla stagione della parsimonia a quella dello sperpero. In aula ascoltano attenti gli imputati che avrebbero beneficiato delle maxi consulenze per mezzo milione (ipotesi peculato), elargite quando alla guida di Coingas passò Sergio Staderini (condannato con rito abbreviato a due anni). E ascoltano coloro che quel flusso lo avrebbero agevolato (favoreggiamento). Stavolta alla Vela non c’è il sindaco Ghinelli. E’ negli Usa.

Il procuratore Roberto Rossi chiede a Ceccherelli perché si dimise in quel 2016 e lui risponde che essendo lui un “tecnico” aveva capito che stava prendendo il sopravvento la “politica” quindi arrivederci e grazie. In una riunione del 6 luglio, poi, gli fu comunicato dal sindaco, dall’assessore Merelli e dall’avvocato Pasquini che Francesco Macrì da consigliere comunale sarebbe diventato presidente di Estra e Ceccherelli, che con Coingas avrebbe dovuto avallare la scelta, sollevò dubbi “sulla fattibilità giuridica del conferimento” e si fece da parte. Gli stessi dubbi al centro di uno dei filoni del processo (abuso d’ufficio) e all’origine della delibera di Anac che ha fatto decadere Macri ma sarà vagliata dal Tar a giugno su ricorso del presidente decaduto.

“Mi fu detto che era stato chiesto un parere”, aggiunge il testimone. Macrì passò in Estra ma dopo le dimissioni di Ceccherelli: “Avevo esaurito il mandato e una mia permanenza nella struttura era distonica con il mio ruolo di tecnico”.
Ceccherelli poi racconta di quel periodo, tra 2015 e 2016, in cui la legge Madia rischiava di far sparire gli “enti inutili” come Coingas, senza dipendenti e senza vere attività. Una scatola vuota ma piena dei ricchi dividendi della partecipata Estra.

“No, non mi avvalsi di professionisti, lo ero già io in quanto commercialista”, dice Ceccherelli ricordando la soluzione che veniva valutata al tempo con il Comune di Arezzo: il conferimento di azioni e quote in Aisa Impianti. Gli chiedono dei conti della sua gestione e lui risponde: “Avevo il mandato di trovare maggiori risorse possibili per i comuni, di tagliare i costi, ed uno dei maggiori era il contratto di service con Estra”. Che dimezzò. Gli chiedono ancora se non ebbe necessità di particolari consulenze - successivamente così numerose e onerose - e la risposta è “no”.

Parlano poi Carla Gigli e Rossana Fucini, che facevano parte del cda tra agosto 2016 e settembre 2017, con Staderini presidente, all’epoca uomo di fiducia di Ghinelli. Le testimonianze sono più soft di quanto misero a verbale durante le indagini, sentite dalla Digos. Gigli e Fucini devono riferire di come apparve sulla scena l’avvocato Olivetti Rason (destinatario di consulenze oggetto di contestazione), di come si muovevano Staderini e il presidente di Estra, Macrì. “Serviva una figura esperta che ci accompagnasse per il rinnovo dei patti parasociali in Estra per la futura quotazione in Borsa” ricorda Gigli.

E il legale fiorentino era convincente per curriculum, presente, competente, professionale: “Ci supportava”. Però le due consigliere di amministrazione dissero no alla proposta dell’avvocato che proponeva un incarico triennale da 20 - 24 mila euro l’anno al suo studio, per incarichi su Madia e altro, anziché la sola consulenza che veniva definita. “Superava i limiti di legge, andava oltre il nostro mandato, ci opponemmo” dice Fucini con riferimento al codice degli appalti. “Dicemmo di no e che lo avremmo cercato se ne avessimo avuto bisogno”, sottolinea Gigli. Ma ci furono sollecitazioni e pressioni perché il super incarico avvenisse? chiede il pm. “Ci dissero di decidere rapidamente”, è la risposta. Chi? Staderini e Macrì.

“Ma fu una battuta”. Nulla di che. E dalle parole delle testimoni non esce neanche l’immagine di un Macrì “dominus” della situazione che comandava le assemblee di Coingas. “Interveniva sì, gli veniva data la parola, su bilancio e quotazione. Aveva più facilità di Staderini - più timido - a farsi ascoltare ma i soci erano contenti di sentire direttamente l’interlocutore, il presidente di Estra”. Quando Fucini e Gigli si dimettono è l’alba della stagione delle consulenze d’oro. Dopo quella sui patti parasociali, Olivetti Rason ne assommerà svariate in una fase in cui serviva riempire di attività e contenuti Coingas. Un canale economico, secondo i pm, superfluo e oneroso e, sempre nel teorema di Procura e Digos, funzionale agli equilibri del tempo in Comune.

Tutto da dimostrare. Successivamente entrò in scena anche il commercialista Cocci, amico di Staderini, che ricevette incarichi. Per l’accusa Coingas diventò una mucca da mungere. Per i professionisti è lavoro correttamente svolto e congruamente valutato. Nel pomeriggio sentiti come testimoni funzionari di Pronto Strade Aci, su una di queste consulenze “mangia soldi”, secondo i pm (afferente Olivetti Rason) e due rappresentanti dell’Università di Siena per un progetto seguito da Cocci su videosorveglianza e altro.

Nessuna delle due ipotesi di lavoro è mai arrivata a compimento. Il 19 aprile saranno sentiti i sindaci dell’epoca Cornioli, Casini, Acciai, Menchetti, Romanelli e Agnelli. Poi una fitta serie di udienze, tra i testimoni clou gli onorevoli D’Ettore e Mugnai (filone Multiservizi, che tocca Roberto Bardelli e Luca Amendola). Maggio caldo: esame degli imputati. Il sindaco Ghinelli, coinvolto in tutte e tre i filoni, è intenzionato a fornire le sue spiegazioni. Sentenza prima della pausa estiva? Forse.