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Arezzo, in auto invase corsia ed Helenia morì: "Non punibile, malato di Osas senza saperlo". Le motivazioni dell'assoluzione

Helenia Rapini

Luca Serafini
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“L’invasione di corsia avvenne certamente per la perdita di coscienza dell’automobilista, tale condotta non può essere qualificata come cosciente e volontaria: non poteva essere dominata né era dominabile dall’imputato con lo sforzo del volere”. E’ il passaggio chiave delle nove pagine con cui il giudice Giulia Soldini motiva l’assoluzione di Marco C., 48 anni, l’uomo che il 6 novembre 2019 con la sua auto andò a schiantarsi frontalmente contro la macchina di Helenia Rapini, 29 anni, che rimase uccisa sul colpo. 

NON E’ REATO

Quello che sembrava un classico, terribile, incidente stradale qualificabile come omicidio colposo - velocità a 70 orari su un tratto a 50 e invasione della opposta semicarreggiata - si è invece risolto con l’assoluzione dell’automobilista. “Il fatto non costituisce reato”, fu la formula usata lo scorso 11 gennaio dal gup a conclusione del processo celebrato con rito abbreviato. “Senza coscienza e volontà non vi può essere responsabilità penale”, sottolinea il giudice in quello che forse è il primo caso giudiziario legato all’Osas (apnee ostruttive del sonno) disturbo frequente ma poco conosciuto, indicato come responsabile del black-out che colpì il Marco C. e quindi della morte della povera Helenia, la volontaria del canile, che si trovò a passare in via Ristradella - Il Matto, al momento sbagliato. 

SONNO PATOLOGICO

“La perdita di coscienza fu riconducibile ad una patologia accertata clinicamente solo in epoca successiva al sinistro e determinante una invalidità civile del 34%”, argomenta il gup. Una patologia, l’Osas “mai diagnosticata prima e improduttiva di effetti esterni rilevanti al punto tale da far allarmare qualunque persona”. L’uomo “non era a conoscenza della sua malattia e gli eventuali pericoli alla circolazione stradale non erano per lui prevedibili e quindi evitabili”. Quindi la maledetta invasione della semicarreggiata opposta non fu “derivante né da imprudenza né da negligenza, né era prevedibile”. Una linea giuridica avallata dalla Cassazione: il malore improvviso viene equiparato alla infermità di mente, all’incapacità totale di intendere e di volere. 

LA TRAGEDIA

Erano le 15 di quel giorno uggioso di autunno. Sulla strada extraurbana dove le auto corrono troppo e il fondo stradale è tutt’altro che buono, la Nissan Qashqai di Marco e la Hyundai Atos di Helenia avrebbero dovuto sfilare ognuna per la propria direzione. Invece no. La macchina di Marco C., che procedeva in direzione di Frassineto, all’altezza del civico 55 deviò la sua traiettoria “progressivamente” e in pochi istanti, senza cenno di frenata. Come racconta il testimone oculare che seguiva la macchina di Helenia e vide tutto. Per la ragazza non ci fu scampo: si trovò il muso della Nissan di fronte e non poté compiere manovre di emergenza. Un impatto violento costato immediatamente la vita alla 29enne. Il testimone che la seguiva, coinvolto nella carambola, uscì illeso. Sulla dinamica e sul nesso causale tra incidente (rilevato dalla Polizia Municipale) e decesso, scrive il giudice, “non c’è alcun dubbio”. Un fatto oggettivo. Ma esiste l’elemento soggettivo per condannare Marco C.? 

ACCERTAMENTI

Il testimone scese, vide Helenia immobile, si avvicinò all’uomo per chiedergli cosa avesse combinato. “Non ricordo niente”, disse l’imputato e si accasciò. Poco dopo in ambulanza, ad un agente della municipale, disse: “ Mi sono addormentato o ho avuto un malore”. Mentre il corpo della povera Helenia veniva portato in obitorio, l’automobilista fu ricoverato a Careggi, dove rimase fino al 14 novembre. Dagli accertamenti emerse che nessuno dei due usava il telefonino mentre guidava; non erano sotto effetto di sostanze, lui procedeva a 70, lei a 65 kmh ed aveva la cintura slacciata. Andature che amplificarono gli effetti della collisione. 

OSAS

Ma perché quella sciagurata manovra, l’invasione della corsia? Un aspetto determinante da chiarire per attribuire la colpa dello scontro all’uomo. E’ dalle visite specialistiche successive al sinistro che salta fuori la sindrome Osas. Ed è una diagnosi che cambia le carte in tavola. A portarla nel processo sono gli avvocati David Scarabicchi e Giulia Brogi, con la consulenza del dottor Pasquale Giuseppe Macrì. Patologia accertata e documentata, con tanto di strumento C-pap somministrato all’uomo: una pompa che rilascia ossigeno durante la notte evitando i risvegli e l’affaticamento diurno. Le sue condizioni miglioreranno. Ma quando avvenne l’incidente fu l’Osas a provocare quel colpo di sonno “incoercibile”, certifica la perizia disposta dal gup Soldini e svolta dal dottor Pier Guido Ciabatti, primario di Otorinolaringoiatria di Arezzo, esperto di apnee ostruttive del sonno. 

IMPREVEDIBILITA

Il cervello si staccò e non se ne può attribuire la colpa all’uomo, fissa il verdetto. A riprova dello stato di incoscienza istantanea, il giudice porta anche le “lesioni da inerzia e non da reazione” del 48enne: non si accorse che andava a sbattere e non oppose resistenza con gli arti superiori come di solito avviene. Ma è possibile che l’uomo non sapesse di essere malato. “Le Osas sono difficili da diagnosticare”, si confondono spesso con lo stress, servono strumenti e specialisti. “No, non c’erano state manifestazioni esterne percepibili”. In caso l’ipertensione, che fu riscontrata all’uomo, può essere una spia. “Si sta creando solo negli ultimi anni una sensibilizzazione al problema”. Conclusione: non punibile. 

CASO CHIUSO? 

Non è detto che finisca qui. Va visto se la Procura (al di là della posizione del pm di udienza che ha chiesto l’assoluzione) solleciterà la procura generale per un appello. E la famiglia di Helenia dopo aver definito “ingiusta” la sentenza, assistita dall’avvocato Francesco Valli, potrebbe tentare qualche strada. Risarcita in sede civile, era fuori dal processo e la controperizia non è stata considerata. Conteneva obiezioni sull’Osas, sottolineava l’uso di un farmaco che l’uomo assumeva e poteva dare sonnolenza, rilevava che l’andatura della Nissan fosse sopra il limite di 50 prima del colpo di sonno patologico.