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Aereo precipita sulle Alpi, era diretto ad Arezzo: pilota disperso. L'amico aretino: "Mi ha spedito una foto al decollo"

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Luca Serafini
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“Appena Massimo è decollato dalla Germania mi ha inviato una foto su whatsapp: mostrava l’ala del Cessna coperta di ghiaccio. Può capitare, quell’aereo era affidabile e a lui piaceva tanto pilotarlo”. Sandro Gargini, di Arezzo, e Massimo Giua, di Castiglione del Lago, erano molto amici. Piloti. Stesso amore per il volo. Gargini, ex presidente dell’Aero Club Etruria, ha seguito praticamente in diretta la sciagura, sul web, da oltre oceano dove si trova: negli Usa.

 

 

 

“Ci sentivamo di continuo e mercoledì prima che partisse ci siamo scambiati messaggi verso le 11 poi collegandomi a Flightradar24 ho seguito il suo volo. In due ore e mezza sarebbe arrivato da Siegerland ad Arezzo, all’aeroporto di Molin Bianco”. E’ lì che il Cessna Caravan noleggiato da una società tedesca stava durante la settimana, per spostarsi a Orbetello nel week end, con l’effettuazione di lanci per i paracadutisti. “Sembrava tutto normale” prosegue Gargini, addolorato e commosso per la tragedia “era tutto a posto come le altre volte, poi ho perso la traccia. Succede, talvolta, poi torna il segnale. Invece no. E ad Arezzo più tardi mi hanno dato la triste conferma: mai atterrato”.

 

 

 

Dalla visione del tracciamento del Cessna si vede il velivolo che perde quota, poi torna su, quindi l’impatto con la montagna. “Tante volte Massimo ha superato le Alpi, è un pilota molto esperto con migliaia di ore di volo alle spalle.” Cosa può essere successo? Guasto? Errore umano? Meteo avverso? Non si sa. “L’aereo era partito martedì da Orbetello per la Germania, diretto ad una officina specializzata per un controllo al motore” dice Gargini, che tuttavia non è a conoscenza di particolari problemi meccanici del Cessna.

 

 

“Con Massimo ci siamo visti la scorsa settimana prima della mia partenza per gli Stati Uniti. Una persona splendida, sempre allegro, era piacevole stare con lui”. E anche se il cielo, si sa, riserva sempre rischi e imprevisti, ora sembra impossibile che Massimo risulti disperso. L’amico riguarda le foto dell’aereo prima del decollo, l’ala ghiacciata, il quadro comandi: i suoi ultimi messaggi. Poi sono arrivate le immagini terribili dei rottami sulla montagna. Un colpo al cuore. Sandro non riesce a crederci.

 

IL FATTO

 

La notizia si è diffusa ieri nella comunità castiglionese lasciando in molti un profondo senso di ansia e turbamento. Nella giornata di mercoledì un aereo pilotato da un professionista 63enne di Castiglione del Lago, Massimo Giua, si è drammaticamente schiantato contro una montagna delle Alpi svizzere. 
L’incidente si è verificato nell’area del monte Säntis, nella parte orientale del Paese. A ieri sera le operazioni di soccorso non avevano dato ancora nessun esito rispetto al ritrovamento del pilota umbro, padre della compagna del sindaco di Castiglione del Lago Matteo Burico, che risultava quindi ancora disperso. L’uomo sarebbe stato l’unico a bordo dell’aereo. I parenti si sono subito recati in Svizzera.

 

Secondo quanto comunicato dalla polizia del Canton San Gallo, il velivolo, un Cessna 208 Caravan, viaggiava in direzione di Arezzo dopo essere partito poco dopo le 11 dall’aeroporto di Siegerland in Germania dove sarebbe stato portato per una manutenzione. Nel viaggio di ritorno (all’andata l’aereo era partito da Orbetello), il piccolo aereo è scomparso dai radar in un’area molto impervia a circa 1.700 metri sul livello del mare.

La segnalazione alla polizia di San Gallo è giunta alle 13.35 dalla società Skyguide che monitora lo spazio aereo svizzero. All’inizio le operazioni di soccorso sono state complicate dal maltempo e dal rischio di caduta sassi. I detriti sono stati trovati in prima serata, su terreni descritti molto aspri, dagli elicotteri dell’esercito e della Guardia aerea svizzera di soccorso. Le indagini sullo schianto del piccolo aereo sono proseguite nella notte e anche nella giornata di ieri. Secondo quanto riferito da Hanspeter Krüsi, capo delle comunicazioni della polizia cantonale di San Gallo, al quotidiano svizzero Tablatt “Dobbiamo presumere che nessuno sia sopravvissuto a questo incidente aereo”.

Grazie alle immagini dei droni si è potuto osservare come l’areo risulti completamente distrutto. Le nevicate non hanno permesso subito di schierare servizi di emergenza direttamente nell’area. A quanto si sapeva ieri, come spiegato ancora da Hanspeter Krüsi a Tablatt i soccorsi stavano aspettando un clima migliore per poter utilizzare l’argano a fune per abbassare il personale nell’area dell’incidente.

L’operazione è stata presa in carico dalla polizia cantonale di Appenzello Esterno. Sono intervenute anche altre forze di polizia e specialisti, come soccorritori alpini e piloti di droni.

Anna Maria Minelli