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Arezzo, Giulia Capocci nel film "Corro da te": "Ho insegnato a Miriam Leone ad andare in sedia a rotelle"

Francesca Muzzi
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Giulia Capocci lavora, gioca a tennis e interpreta se stessa nel film “Corro da te”. E’ un successo la pellicola interpretata da Miriam Leone e Piefrancesco Favino per la regia di Riccardo Milani dove viene affrontato il tema della disabilità e dove la tennista valdarnese - finale di doppio a Wimbledon nel 2019 e quarta nell’ITF Singles Ranking - un tempo tesserata per il Ct Giotto, ha insegnato a Miriam Leone ad usare la sedia a rotelle. Giulia lavora in provincia di Torino, ogni tanto torna nell’Aretino a salutare i vecchi amici e nel 2019 la produzione del film, tramite lo sponsor la Fca Autonomy la contatta. “Mi hanno chiesto se volevo partecipare a questo progetto”, racconta la tennista “ed ho subito detto sì”. Pronti via e del Covid ancora nessuna avvisaglia, mentre Giulia e Miriam cominciano a lavorare insieme.
“Con Miriam – racconta oggi - abbiamo lavorato sia sulla gestione del colpo tennistico, quindi le ho insegnato a giocare a tennis e sia nei movimenti della sedia sportiva e sia in quella di tutti i giorni. Chiaramente lei non ha disabilità e quindi non aveva idea di come si spingesse una sedia sportiva quali fossero le sensazioni, i movimenti e altrettanto non aveva mai giocato a tennis e quindi dovevamo partire dalle basi: impugnatura, racchetta, colpi”. 
Come si fa ad insegnare a stare su una sedia a rotelle?
“Come si fa – ripete e pensa Giulia – Io ho il mio metodo che arriva da quando facevo la maestra di tennis e quindi dai corsi che avevo frequentato con la federazione italiana tennis per prendere il diploma da insegnante. Il metodo è attraverso dei feed back visivi che sono lo strumento più adatto e più corretto e che servono per fare vedere come ci si muove e poi riprodurli subito. Miriam doveva guardarmi e doveva copiare me. Chiaramente poi io, a mia volta, guardandola la correggevo dove serviva”.
Si legge che questo film può aiutare molto a comprendere il mondo delle disabilità e a guardarlo con occhi diversi. Secondo te, è così?
“Sicuramente questo film è comico, ma anche molto riflessivo. Fa vedere degli aspetti della disabilità che non tutti conoscono. Ma soprattutto è vero. E’ un film vero. Molto realistico, che ti fa pensare e vedendo anche tutti i commenti che ci sono stati questo senso di riflessione è venuto fuori in modo prepotente. Poi io dico sempre che la conoscenza aiuta. Ed anche ‘Corro da te’ aiuterà molto”.
Sport ed inclusione a che livello siamo?
“Stiamo procedendo sulla strada giusta – risponde Giulia - L’inclusione nel mondo sportivo è ampia e vasta perché quasi tutti gli sport hanno la parte paralimpica che va di pari passi. Penso che ormai il 99 per cento delle federazioni abbia inglobato la parte paralimpica dentro e questo secondo me è molto importante, perché sei riconosciuto come un atleta a tutti gli effetti. Si annulla il divario che c’è tra i due mondi. Quindi dico sì, siamo sulla giusta strada e possiamo solo migliorare”. 
Ti sei mai sentita esclusa?
“Sì e no. E’ capitato in certe situazioni che non mi sentissi a mio agio, ma esclusa mai”. 
Adesso che cosa fa Giulia?
“Purtroppo mi sono dovuta fermare con il tennis agonistico a fine stagione 2019 per un brutto infortunio e poi a causa del Covid non ho ripreso e ho ancora strascichi dell’infortunio tanto che non riesco a giocare al mio livello agonistico. Per il momento quindi sono ancora ferma e sono entrata full time a lavorare nell’azienda Lab 3.11 che si trova a Buttigliera d’Asti dove progettiamo e produciamo ausili sportivi per diverse discipline. Personalmente mi occupo della gestione dei clienti e sono anche nella parte dei progetti e dei test dei nostri prodotti”. 
Giulia è questa. 
Un vulcano con tanta voglia di fare, di ripartire, progettare e presto anche di tornare sulla terra rossa. Perché lo sport insegna - a tutti – che quando finisce una partita ce n’è subito un’altra. E chissà che non possa essere anche migliore.