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Arezzo, vanno a ruba gli orti in affitto. E' la nuova tendenza, come fare per coltivarli

Francesca Muzzi
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Gli aretini riscoprono la terra dopo il Covid e ora anche in periodo di guerra. Ma non solo. L’iniziativa di Emiliano Cecchini, ex assessore green della Fabbrica del Sole, ha già riscosso un tale successo che dice: “Trenta appezzamenti sono già stati tutti assegnati”. Praticamente i pezzi di terra, di circa 50 metri quadrati ciascuno, si trovano a fianco dell'acquedotto vasariano proprio davanti alla torre di Gnicche, tanto che l’azienda agricola, proprietaria dei terreni si chiama appunto “Lo Gnicche”. Sono terreni che produrranno verdura di stagione a bassissimo impatto ambientale. Si possono prendere in affitto e coltivarli personalmente, oppure farsi aiutare dal personale della azienda agricola. Ci sono varie tipologie e tutte sono state già assegnate. A chi? “Soprattutto famiglie, ma anche single. Donne tra i 40 e 50 anni che magari si divertono pure a fare un po’ di palestra - dice Cecchini - e poi vuoi mettere la soddisfazione di portare in tavola le verdure coltivate da sé?”. Ma tra i motivi che spingono e hanno spinto gli aretini a sporcarsi le mani e piegare la schiena anche il Covid. “Dopo la pandemia c’è stato un ritorno alla natura - sottolinea Cecchini - La riscoperta delle cose semplici e sicure che hanno portato le persone ad avere un contatto più diretto con l'ecosistema”. E poi lo scoppio della guerra: “Qua c’è stato un altro tipo di paura, quello della mancanza di cibo e così la gente ha deciso, per quanto possibile, di coltivarselo da soli”. Ma quali sono le tipologie degli orti in affitto? Ce ne sono tre e spiega l’ex assessore: “Il primo è quello del fai da te. Con venti euro al mese si può fare l’orto personale e coltivare ortaggi di stagione. Poi ci sono altre due formule. Per coloro che hanno bisogno di assistenza agraria il prezzo mensile sarà di 30 euro, infine per chi vuole decidere ma solo raccogliere le verdure affidando l’orto ad un esperto, il prezzo sarà di 40 euro”. E subito l’iniziativa è piaciuta, tanto che per il momento “non abbiamo più posti disponibili, anche se abbiamo creato una lista d'attesa per cercare di aumentarli visto il successo”. Primo step sarà l’acquisto dei semi da piantare in ogni singolo orto. “Poi, lavorando insieme alla Fabbrica del Sole, per i soci c'è anche una scuola di agricoltura, animazione per bambini, bevande e prodotti locali che possono essere consumati anche sul posto”, dice ancora Cecchini “tutto nel massimo rispetto dell’ambiente”. Tanto che prima di iniziare la coltivazione, sono stati fatti anche dei saggi e analisi multi-residuali sul terreno e l’ex assessore garantisce che “non ci sono assolutamente pesticidi o altri inquinanti”. E dunque la prossima tendenza per l’estate, almeno ad Arezzo, sarà quella di fare l’orto. Riscoprire, toccare la terra, sporcarsi le mani e magari anche la schiena, ma alla fine godere dei prodotti semplici “e soprattutto genuini”. E magari per chi ha, per ora, perso il posto, si potrà aggregare a qualche conoscente. Dividere la spesa sì, ma anche la fatica.