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Arezzo, il freelance Maurizio Vezzosi dall'Ucraina racconta la guerra e fa discutere

Luca Serafini
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C’è un aretino che racconta giorno per giorno, ora per ora, la guerra in Ucraina. E’ Maurizio Vezzosi, 32 anni, del Casentino. Giornalista freelance, in questi giorni è apparso più volte in tv collegato da Donetsk, lunedì sera nel programma Non è l’Arena condotto da Massimo Giletti. I reportage di Vezzosi dal Paese devastato dalla guerra, fanno riflettere e discutere. Cruda la foto della donna uccisa il cui corpo era riverso all’interno di una scuola a Mariupol. Una svastica sul ventre. Segni di tortura.
E poi le dichiarazioni raccolte tra la gente, cogliendo la voce di quella parte di popolazione che non è perfettamente in linea con Zelensky e lo ritiene responsabile della situazione, addirittura un “traditore”. Un taglio critico, quello proposto da Maurizio Vezzosi, che alimenta il dibattito negli studi televisivi, divide, spinge a documentarsi, informarsi, andare oltre le news che restano in superficie. 

 

 


Maurizio è figlio del noto avvocato Fabio Vezzosi, e della moglie Silvia. Laureato in Relazioni internazionali alla Sapienza di Roma, fin da piccolo voleva diventare giornalista. E lo è diventato. Vive a Roma ma con la terra aretina mantiene strettissimi legami ed è tifoso amaranto.
Collabora con RSI Televisione Svizzera, L’Espresso, Limes, l'Atlante geopolitico di Treccani e altre testate. Già in passato ha raccontato il conflitto ucraino dai territori insorti contro il governo di Kiev documentando la situazione sulla linea del fronte. Ha un ottimo bagaglio sui conflitti internazionali. Nel 2016 ha documentato le ripercussioni della crisi siriana sui fragili equilibri del Libano. Si occupa della radicalizzazione islamica nello spazio postsovietico, in particolare nel Caucaso settentrionale, in Uzbekistan e in Kirghizistan. È assegnista di ricerca presso l’Istituto di studi politici “S. Pio V”.

 

 

 

Maurizio si trovava in Ucraina prima che scoppiasse la guerra ed è rimasto là a raccontarla e filmarla. Invia le sue corrispondenze di guerra alla Televisione Svizzera e ad altre emittenti (Ottolina Tv) e come freelance intraprendente e preparato, è stato agganciato da importanti testate di informazione come TgCom, Rete 4 (Diritto e Rovescio), La7 (Non è l’Arena) per ricevere le sue corrispondenze e partecipare in diretta, collegato dall’Ucraina. 
“Nel sotterraneo di una scuola di Mariupol utilizzata fino a pochi giorni fa come base dal battaglione Azov ho fotografato insieme ad un collega il corpo esanime di una donna - la cui identità è per il momento ignota - a cui sono state inflitte numerose torture”. Questo il testo di uno suo recente intervento. “Sul ventre della donna - tra i trenta e quaranta anni - c'è una svastica realizzata tramite numerose ferite da taglio ed evidenti ustioni. Sul basso costato della donna si nota un ematoma da compressione con la forma di uno scarpone: il particolare suggerisce che le torture siano state inflitte mentre la donna era viva e che i torturatori fossero almeno due. Le braccia della donna sono state legate dietro la sua schiena con del nastro isolante: il particolare non è visibile in questa foto, ma osservabile dal fianco sinistro della donna. Il sacco di plastica ed il nastro isolante sul collo della donna suggeriscono che sia stata uccisa per soffocamento”.
E poi il reportage tra la gente, e la sua testimonianza: “Milioni di ucraini vedono Volodymyr Zelensky come un traditore che ha abbandonato gli interessi del popolo ucraino”. Affermazione che lo ha messo in contrasto con altri interlocutori, ucraini, in tv. Un punto di vista diverso. “Mi interessa parlare della condizione dei civili a Mariupol, c'è un piglio molto aggressivo in queste settimane e nessuno vuole trovare davvero una soluzione per salvare questa gente, che ha un sostegno minimo in termini umanitari”. Incalzato da Giletti su come si vive a Mariupol, Vezzosi risponde: “Ho tantissime testimonianza, l'Ucraina non è Zelensky e ci sono migliaia e milioni di ucraini che sono insofferenti a questo corso politico e che vedono Zelensky come un traditore che ha abbandonato gli interessi del popolo ucraino, russofono o non russofono, e che sostanzialmente ha fatto sì che si verificasse questa situazione”. E ancora, riferendosi alla questione Donbass che si trascina da anni: “Negare le ragioni di una parte significa rendere impossibile qualsiasi tipo di compromesso”.
Maurizio Vezzosi con la famiglia si sente quotidianamente, negli spazi della giornata in cui è possibile comunicare. I genitori sperano in un suo ritorno in Italia per Pasqua. Maurizio in queste ore è impegnatissimo a seguire l’evolversi del conflitto, sugli aspetti strategici e militari e in mezzo alla gente. Con la scritta “press” sul petto e gli strumenti del mestiere - intellettuali e tecnologici - un aretino in prima linea.