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Arezzo, cercasi almeno 200 lavoratori (camerieri, aiuto cuoco, lavapiatti) su 160 ristoranti aretini

Francesca Muzzi
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Cercasi camerieri, lavapiatti, aiuto in cucina. Annunci come questo praticamente sono quotidiani. Sulle pagine ufficiali dei locali, sui gruppi, “ma non si trova personale”, sottolinea Fabrizio Ferruzzi, presidente provinciale di Tni (tutela nazionale imprese). E il problema aumenta con l’arrivo dell’estate. “Abbiamo calcolato che su 160 ristoranti che abbiamo in tutta la provincia, sotto le insegne della nostra categoria, mancano all’incirca duecento figure professionali. Tra queste si cercano camerieri, lavapiatti, aiuto in cucina”. “Ci sono ristoranti - dice Ferruzzi - che cercano anche quattro o cinque figure, ma non riescono a trovare nessuno”. La causa è un denominatore comune con le aziende che in questo periodo stanno ricercando operai orafi, per esempio. “I ragazzi non hanno più troppa voglia di lavorare, specialmente il sabato o il fine settimana”, dice il presidente provinciale. “C’è chi, per esempio, ha il reddito di cittadinanza e magari per non perderlo preferisce qualche lavoro al nero. Poi ci sono quelli che non si vogliono spostare troppo da casa. Fatto sta che è molto difficile trovare gente per i nostri locali”. Spesso, quando ci sono questi annunci, in tanti replicano che gli stipendi non sono corrisposti al lavoro che uno svolge, oppure che non ci sono contratti adeguati. Che cosa risponde? “Il contratto che generalmente viene applicato è quello nazionale del lavoro”, risponde Ferruzzi. “Certo è che, per esempio, durante l’estate abbiamo bisogno magari di più persone, mentre nella stagione invernale c’è bisogno di meno personale. E quindi chi chiede un contratto a tempo indeterminato o quanto altro, è più difficile, ma non per questo appare impossibile”. Nel frattempo con l’arrivo delle festività di Pasqua e soprattutto dell’estate, i ristoratori aretini sono ancora più alla ricerca: “Abbiamo annunci settimanali, per non dire quotidiani di titolari che cercano personale, ma non riescono a trovarlo ed è davvero un bel problema”. Un problema che si è rivelato tale subito dopo la pandemia. In tanti, infatti, durante il lockdown, hanno anche dovuto scegliere altri lavori per continuare a mantenere la famiglia e quindi alla riapertura i titolari si sono trovati con il personale ridotto. “Ma nemmeno ora che comunque il mercato tutto, si è rimesso abbastanza in movimento, riusciamo a convincere la gente a venire a lavorare”. Un problema quello di reperire mano d’opera che riguarda anche altri settori. Ci sono ditte che stanno cercando elettricisti, metalmeccanici. “Situazione generalizzata - continua Ferruzzi - Nel nostro comparto però è maggiormente avvertito e, ripeto, con la stagione estiva comincerà ad essere ancora più accentuato”. Il luogo comune che il lavoro non c’è dunque, almeno nella ristorazione non è contemplato: “Assolutamente. Basta guardare gli annunci. E’ solo che il nostro è un lavoro che si svolge prevalentemente nel fine settimana e i ragazzi non lo vogliono più fare. Preferiscono uscire con gli amici o, tra poco, andare al mare. E’ un peccato - conclude Ferruzzi - ci sono state generazioni che invece facevano le corse più di guadagnare qualcosa”.