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Strage di Bologna, il cugino di Roberto Procelli, vittima di Anghiari, su ergastolo a Bellini: "Meglio tardi che mai"

Roberto Procelli, morto a 21 anni nella strage

Davide Gambacci
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“Meglio tardi che mai, l’importante è arrivare alla verità: alla verità vera però, non quella che spesso vogliono farci credere”. 

È Giancarlo Palazzeschi, cugino di Roberto Procelli, a commentare la condanna all’ergastolo di Paolo Bellini accusato di essere il quinto attentatore della strage di Bologna. Il 2 agosto del 1980, tra le 85 vittime dell’esplosione frutto dell’attentato, perse la vita anche il giovane anghiarese Roberto Procelli che stava rientrando dal servizio militare in Valtiberina: aveva appena chiamato il padre da una cabina telefonica.

“Sicuramente non è finita qua – aggiunge Giancarlo Palazzeschi che ha sempre vivo il ricordo del cugino Roberto – io avevo solo 9 anni quando si consumò la strage ma ricordo i racconti di mio zio nel tempo: era una persona che leggeva sempre il giornale, si informava e mi ripeteva che la verità sarebbe venuta a galla, magari quando mandanti o autori sarebbero deceduti. Così, alla fine, è andata davvero. Facciamo un passo alla volta e se occorre un anno in più d’indagine non fa niente, ma arriviamo in fondo. E’ per una soddisfazione personale, ma anche una forma di rispetto verso i miei zii e tutte le nostre famiglie”. 

E aggiunge il cugino. “Ci fa sicuramente piacere scoprire realmente quello che è accaduto: crediamo fermamente nella giustizia e quindi siamo convinti, parlo anche a nome della mia famiglia, che la verità verrà tutta a galla. La ricerca della verità è importantissima ma non solo per la famiglia che comunque vuole sapere sia il motivo e chi lo ha ucciso, ma per l’intera opinione pubblica: una strage che non doveva esserci e che deve essere d’insegnamento per le nuove generazioni”.

I genitori di Roberto Procelli sono morti: era figlio unico di Rinaldo e Ida, tornati in Italia dopo aver lavorato in Svizzera. 
Roberto, diplomato ragioniere, aveva anche trovato lavoro ma il 13 maggio del 1980 era partito militare. 
Dopo l'esplosione della bomba, il suo corpo fu identificato grazie alla piastrina al petto. Anghiari non lo ha mai dimenticato. 

L’ultimo condannato dalla Corte di Assise di Bologna con l’ergastolo, grazie alla sentenza di ieri pomeriggio, è quindi Paolo Bellini: 68enne, ex Avanguardia Nazionale, per l’accusa era il quinto attentatore quella mattina di agosto di quasi 42 anni fa. Bellini è stato imputato dopo che la Procura generale ha avocato l'inchiesta sui mandanti. Accusando, da morti, e pertanto non più processabili, il capo della P2 Licio Gelli, deceduto ad Arezzo il 15 dicembre del 2015 lasciando irrisolti molti misteri italiani, Umberto Ortolani, Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi.