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Arezzo, quattro insegnanti no vax perdono ricorso contro sospensione e mancate retribuzioni: sentenza

Luca Serafini
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Il giudice del lavoro Giorgio Rispoli ha respinto il ricorso di quattro insegnanti no vax della provincia di Arezzo che erano stati sospesi perché non vaccinati. I docenti chiedevano l’annullamento dello stop forzato ed [TESTO]il risarcimento del danno per le mancate retribuzioni. Ma il provvedimento di sospensione viene definito dal giudice “corretto e conforme al vigente paradigma normativo”, oltre che “non discriminatorio” e “costituzionale”. La sentenza 82/2022 giudica “infondato” il ricorso ma potrà essere appellata.

L’azione contro il Ministero della Pubblica Istruzione era stata avviata il 15 febbraio. I prof erano stati sospesi dai rispettivi dirigenti scolastici dall’attività lavorativa e dal retribuzione “per non aver adempiuto all’art. 4-ter c. 3 del D.L. 44/2021, convertito dalla Legge 76/2021, che ha previsto l’obbligo vaccinale per il personale scolastico”. Il decreto aveva disposto di “estendere l'obbligo di certificazione verde Covid 19 nei luoghi di lavoro pubblici e privati, al fine di garantire la maggiore efficacia delle misure di contenimento del virus” con la finalità di “tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro”. Il decreto n. 1/2022 ha poi statuito l’obbligo vaccinale per gli ultracinquantenni e per settori esposti, quali quello universitario e dell'istruzione superiore.

I quattro docenti aretini, con i loro legali, lamentavano l’illegittimità costituzionale della sospensione (art.3) e la violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Il giudice ha prima di tutto fissato il concetto che la sospensione, “quale conseguenza dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale” non è da considerare “sanzione” amministrativa, penale, disciplinare, pecuniaria o personale “ma esclusivamente in termini di inidoneità temporanea alla prestazione lavorativa”. Quanto alla legittimità costituzionale “la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’articolo della 32 della Costituzione: se il trattamento è diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri”.

Rispoli prosegue: “la normativa non viola in alcun modo l’articolo 3 della Costitzione in nessuno dei diversi profili di ragionevolezza, proporzionalità ed uguaglianza”. Aspetto decisivo: “E’ dato scientificamente acquisito che i quattro vaccini sono efficaci e sicuri, allo stato delle conoscenze e delle sperimentazioni cliniche acquisite, e rispondono pienamente allo scopo perseguito dal legislatore, cioè quello di evitare la diffusione del contagio”.

E ancora: “Le evidenze degli ultimi mesi dimostrano che solo la vaccinazione stia producendo il risultato di limitare la diffusione del contagio, in generale e nelle strutture scolastiche, impedendo che la trasmissione avvenga proprio nei luoghi di cura in danno dei soggetti che costituiscono il maggior veicolo di trasmissione del virus all’interno delle famiglie”.

Lo stop ai professori non vaccinati, inoltre, per il giudice non comprime l’esercizio del diritto al lavoro: “La vaccinazione costituisce requisito essenziale per l’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative dei soggetti obbligati”. Non una punizione ed una discriminazione, insomma, ma una garanzia: “sicurezza e protezione dei lavoratori” da un lato e “interesse della collettività” dall’altro. Le norme sono “rivolte in primo luogo alla tutela dei minori, in larga parte non vaccinati e quindi sottoposti ad un rischio maggiore di eventi nefasti a seguito della contrazione del virus e veicolo di trasmissione del virus nelle famiglie”.

 Esclusi dal giudice i paventati contrasti con norme comunitarie. [/TESTO]La sospensione poteva cessare ma solo con l’effettuazione della vaccinazione o per ragioni di accertato pericolo per la salute dei docenti. Negativa anche la risposta sul mancato “repechage” degli insegnanti in altre funzioni nella fase di stop: non hanno mai indicato quali altre mansioni potevano svolgere. Pertanto “in assenza di offerta di prestazione, non è configurabile alcun risarcimento del danno”.

E neanche può essere rivendicato l’assegno alimentare, “provvidenza che postula una sospensione cautelare dal rapporto di lavoro, nell’ambito di un procedimento disciplinare”. Sconfitta giuridica, almeno per ora, per i docenti no vax che in tempi recenti sono rientrati a scuola senza andare nelle classi. I quattro ricorrenti contro il Ministero, conclude la sentenza, devono pagare le spese di lite sostenute dal Miur (Ministero dell’istruzione: 4.015 euro.