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Arezzo, ciclostorica L'Ardita: c'è la scalata all'Alpe di Poti. Vecchie bici, mostre, sapori e incontro con gli ex campioni

Luca Serafini
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Ci siamo, l’Ardita è qui. Un occhio alla vecchia bici e uno al cielo, trecento corridori pregustano la ciclostorica. Catene da oliare, maglie di lana da accarezzare, caschetti di cuoio da indossare. Pronti al via. Da soli, in coppia, in gruppo. Ognuno sulla scia della piccola grande impresa. Raggiungere l’Alpe di Poti e ammirare da lassù il panorama di Arezzo è sempre cosa magnifica. Arrivarci in bicicletta, conquistare la cima pedalata dopo pedalata, è un’esperienza speciale. Ossigeno, emozione, impresa. 

L’Ardita ciclostorica di Arezzo torna domenica 24 aprile ad offrire il gusto e il fascino dell’arrampicata sullo sterrato intitolato a Marco Pantani. Ma intorno al tratto clou dell’evento per bici vintage organizzato dagli Arditi del Ciclismo capitanati da Massimiliano Refi e dal direttivo composto da Fabrizio Pratesi, Andrea Balò e Alessio Bisaccioni, c’è molto altro da vedere e assaporare in un contesto di accoglienza genuina, cura dei particolari, assistenza, condivisione. 
Partenza in Piazza Grande, lo scenario della Giostra del Saracino che stavolta si colora con le divise variopinte e retrò dei partecipanti al raduno. Arrivo inedito al Prato. Iscrizioni aperte fino a prima dello start di domenica, che sarà dato alle 9 in una cornice suggestiva caratterizzata dalle storiche insegne degli Sbandieratori di Arezzo. Poi la passerella per le vie del centro storico: Piazza San Francesco, Piazza San Domenico, il Duomo e l’Acquedotto Vasariano. Quindi un tuffo tra paesaggi unici per ambiente, storia, architettura come Ponte Buriano, il ponte della Gioconda di Leonardo.

 

 

 

E la ciclostorica offre un tris di percorsi, ad ognuno facoltà di scelta. 
Il primo (facile, 30 km pianeggianti adatti anche alle famiglie) si chiama “Gourmet” e permette di coniugare la pesseggiata a pedali alla degustazione di tipicità enogastronomiche del territorio. Si attraversa la ciclopista dell’Arno e si fa sosta nel centro di Castelluccio e di Giovi, dove saranno allestiti i ristori. 
E’ di 50 km il percorso medio, il “Classico”, pensato per i ciclisti che vogliono scoprire tratti inediti del territorio fino alla scoperta del Casentino, con passaggio da Capolona con ristoro a Castelluccio e Piazza Castello nel comune di Subbiano.

 

 

 

Il più impegnativo ed esaltante, che ripaga gli sforzi e la tenacia, è il percorso “L’Ardita” dedicato ai ciclisti più esperti e resistenti. La parte iniziale degli 80 km ricalca quello classico, ma poi i partecipanti al giro lungo pedalano a Castiglion Fibocchi (ristoro allestito in concomitanza con il Carnevale dei Figli di Bocco) poi, dopo aver affrontato la salita di Casavecchia, sostano a Subbiano per il secondo ristoro e infine, dopo aver attraversato l’oliveta di Marcena, ritornano verso Arezzo e affrontano la salita all’Alpe di Poti, dalla parte di San Polo, in un contesto paesaggistico unico dove nel 2016 si sono sfidati i professionisti del Giro d’Italia e in passato i protagonisti del Giro di Toscana. Su questa ascesa potranno sfidarsi anche i partecipanti all’Ardita: tratto cronometrato e possibilità, per chi lo vuole, di misurarsi con pendenze e tempo. I ciclisti scaldano i muscoli, gli organizzatori corrono di qua e di là.

La Segreteria è aperta presso l'Atrio d'Onore della Provincia dalle 15 del 22 aprile e nei giorni seguenti per le ultime iscrizioni e per il ritiro di numeri e pacchi gara (garantiti fino al 300° iscritto). Ah, c’è un prologo a tavola prima della pedalata: la cena degli Arditi si svolgerà sabato 23 aprile alle 20.30 alla locanda di San Pier Piccolo, ma occorre prenotarsi con email a [email protected]

 

 


 

SENZA FRENI

Da non perdere il sabato alle 17 l’appuntamento con gli incontri ed i dibattiti di “Senza freni”, il bici-talk condotto da Mauro Messeri. Nella Sala dei Grandi della Provincia è previsto l’intervento di grandi campioni del passato e del presente per raccontare, stimolati dall’esperto conduttore, le loro imprese. In una cornice prestigiosa, sono annunciati tra gli altri i campioni Franco Chioccioli, Rinaldo Nocentini ed Eros Capecchi, Un saluto speciale al pubblico di Senza Freni arriverà con videomessaggio e intervista esclusiva, dal Commissario tecnico della Nazionale di ciclismo, Daniele Bennati. La giornata di sabato prevede la ciclopedalata gourmet guidata dalla madrina dell’evento Mara Mosole, aperta a tutti e gratuita che porterà i ciclisti dal Prato (con ritrovo alle 15) sulle piste ciclabili di Arezzo e al Sentiero della Bonifica. In programma una degustazione dei vini delle Tenute di Fraternita dei Laici a Mugliano. Per i numerosi ospiti che arriveranno ad Arezzo da altre città e regioni, l’Ardita ha organizzato accoglienza e opportunità sia per i ciclisti che per gli accompagnatori: potranno perdersi nelle meraviglie di Arezzo grazie ai tour guidati dedicati alle bellezze artistiche e architettoniche della città o dedicarsi allo shopping o scoprire i tesori enogastronomici degustando i suoi prodotti tipici. Per i ciclisti e gli accompagnatori sono previsti anche sconti ad hoc per la visita al Museo di Fraternita dei Laici e sconto per l’acquisto di vini. Per coloro che volessero provare uno dei tre percorsi ma non fossero in possesso di bici vintage, è attivo il noleggio previa prenotazione tramite email degli organizzatori, così come sono previste specifiche convenzioni e facilitazioni sia per il parcheggio (area camper e area di sosta gratuita) che per l’accoglienza alberghiera, con possibilità di portare la bici in camera.

 

 


 

IL RISTORO DEL ROCCHIO

L’Ardita, ciclostorica dell’Alpe di Poti, ha nel suo nome, una finalità, valorizzare l’Alpe di Poti, meta per lungo tempo di turismo aretino e oggi sempre più riscoperta dagli amanti della natura, delle camminate e della bicicletta. 
Ed è sulla “Salita Pantani” dell’Alpe di Poti che si consuma la sfida con la salita più dura, vero e proprio Gran premio della montagna della manifestazione, al termine del quale i ciclisti, consapevoli che si tratta dell’ultima asperità, possono godersi il meritato “ristoro del Rocchio”. 
Da una idea di Claudio Franci, ciclista “ardito” appassionato dell’Alpe di Poti che, con l’aiuto della sua famiglia e di amici fidati, è nato fin dalla prima edizione il ristoro del “Rocchio” che prende il nome dalla salsiccia che qui si può gustare fumante e appena preparata, insieme a tanti piatti della tradizione aretina a partire dai crostini della tradizione, per proseguire con la pasta “Ardita” (ovvero piccante) di Carlo Franci e della mamma Linda o del prosciutto tagliato a coltello di Andrea Terziani. 
Insomma vale la pena affrontare la Salita Marco Pantani, non fosse altro che per ammirare il panorama e la vista di Arezzo, possibile solo dall’Alpe di Poti, gustando tutto questo ben di Dio di specialità gastronomiche.

 

 

 

ANCHE IN GRAZIELLA

Andrea Vanneschi affronta l’Alpe di Poti in sella ad una Graziella. Sì, proprio così. Nel variopinto gruppo dell’Ardita ci sono anche ciclisti capaci di imprese straordinarie. Vanneschi lo ha fatto e lo rifarà: usa una comune bici da passeggio, incurante della “concorrenza” di biciclette da corsa di altra levatura. Complimenti. Alla ciclostorica sono ammessi, da regolamento, solo ciclisti con biciclette “storiche”: da corsa su strada, ciclocross o mtb costruite prima del 1991; con telaio in acciaio;<TB>con leve del cambio sul tubo obliquo del telaio; con pedali muniti di fermapiedi e cinghietti; con ruote montate con cerchi a profilo basso (meno di 20 mm) e almeno 32 raggi. Ammessi sia tubolari che copertoncini. Consentite anche bici di altro tipo purché d’epoca, come bici di servizio, da postino, da lavoro in genere, da passeggio, pieghevoli e MTB o ciclocross di vecchia generazione con almeno 20 anni.


 

 

MOSTRA SCAMBIO E COLLATERALI

La bicicletta è una passione, uno stile di vita, una filosofia. Molto di più di un hobby per chi si innamora delle due ruote. E si rivolge alla vasta platea di appassionati delle bici vintage la ricca Mostra Scambio di biciclette storiche, ricambi, accessori e abbigliamento che sabato e domenica si tiene nella splendida cornice del Prato. Stand intorno ai quali sgranare gli occhi di fronte a rarità meccaniche, cimeli, sgargianti divise indossate dai campioni del passato. Dal cambio alle borracce, dai cappellini ai pignoni, dai caschetti alle maglie di lana fino ad ognini minimo componente delle biciclette di ieri, si può trovare di tutto in questi giorni al Prato e perché no anche qualche novità di ciclismo moderno.
Fa pendant con la Mostra Scambio il Museo delle biciclette della collezione di Pasquale Morini titolare della Marconi Arredamenti, ospitato presso l’Atrio d’Onore della Provincia. 
Sempre nell’Atrio, spicca la mostra di Pittura “Quanto è dura la salita” di Paolo Antonio Toci ed è una vera chicca la raccolta di maglie di lana e di libri sul ciclismo della “Biblioteca del ciclista” di Vittorio Landucci. 

 

 

 

COLLABORATORI

Per organizzare un evento così serve una bella squadra e gli Arditi del ciclismo sono un team affiatato. Al loro fianco come collaboratori della manifestazione ci sono Fondazione Arezzo Intour e il Comune di Arezzo, con il patrocinio di Regione Toscana, Provincia di Arezzo, Comune di Capolona, Comune di Subbiano, Comune di Castiglion Fibocchi, Coni, Uisp, Touring Club Italiano e Mtb Race Subbiano. L’Ardita ha il sostegno di Estra, Coingas, Banca di Cambiano, Fraternita dei Laici, Marconi Arredamenti, Biking Team, Mastrofisso (sue le T-shirt dello Staff), Solosalita, Donna Eleonora e A.F.M. Il pacco gara che sarà distribuito ai primi trecento iscritti è curato da Biking Team e contierne i prodotti di Donna Eleonora, buoni sconto di Fraternita e caffè Veraldi e gli integratori offerti da A.F.M. 
All’arrivo l’immancabile bottiglia di “Questua” di Fraternita a ricordo di una giornata da conservare tra le proprie avventure.

 

 

LA COLLEZIONE DI MORINI

Pasquale Morini e la sua ditta, la Marconi Arredamenti, non potevano non essere, fin dall’inizio, insieme a L’Ardita, perché li muove il comune intento di valorizzare il ciclismo e riportarlo ad Arezzo. Pasquale Morini, un passato da ciclista, è stato l’artefice del ritorno del ciclismo “importante” ad Arezzo portando cinque edizioni della Tirreno Adriatico e soprattutto la tappa del Giro d’Italia del 2016 con l’arrivo ad Arezzo e l’indimenticabile G.P.M. sulla salita poi dedicata a Marco Pantani, inserita stabilmente nella ciclostorica l’Ardita e nell’omonimo percorso permanente. Una occasione di visibilità unica per la città che dovrebbe stimolare a proporre collaborazioni importanti tra pubblico e privato, approfittando anche della recente nomina di Daniele Bennati a C.T. della nazionale di ciclismo. Morini è uomo di ciclismo a 360 grandi, amico personale di Francesco Moser, che ha preso parte alle ultime edizioni de L’Ardita, è sua la mostra di biciclette ospitata presso l’Atrio d’Onore della Provincia di Arezzo il 23 e 24 aprile. 
Saranno infatti esposte una ventina di biciclette da corsa estremamente importanti perché permettono di ripercorre l’evoluzione di quasi un secolo di progressi del ciclismo, potendo ammirare l’evoluzione di telai, geometrie e cambi, ma anche biciclette di campioni, a testimonianza di una collezione di biciclette di grande importanza, che meriterebbe una sede permanente.
Intanto godiamoci questa esposizione che permette di ammirare telai, manubri e cambi nel loro evolversi, dai tempi che furono fino ai modelli leggerissimi odierni. Ogni pezzo reca il nome del campione che la utilizzò e quando ci si trova davanti a quella dell’indimenticato Michele Scarponi, solo a guardarla, viene tanta nostalgia verso il campione marchigiano.
Pasquale Morini, patron dell’azienda Marconi Arredamenti di Indicatore, eccellenza aretina, ha nel sangue nel ciclismo. Una tradizione familiare, un amore sconfinato che non ha mancato di trasformare, più di una volta, in straordinari gesti a favore della città e del territorio.