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Crac Banca Etruria, Fornasari e Bronchi pensano al concordato in appello per ridurre la pena

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Giuseppe Fornasari e Luca Bronchi valutano il “concordato sui motivi di appello”, una forma di patteggiamento consentita nel secondo grado di giudizio, per chiudere il processo sul crac di Banca Etruria. Condannati entrambi in primo grado a cinque anni di reclusione per bancarotta, l’ex presidente e l’ex direttore generale della banca, potrebbero vedere ridotta la pena fino a tre anni e poco più. Qualora confermino questa idea e venga trovato un accordo nella trattativa avviata con la Procura generale, spetterà poi alla Corte d’appello valutare la nuova richiesta di pena e suggellarla. Un primo contatto tra i legali dei due imputati e la Procura generale c’è stato - è emerso ieri a Firenze - ma non è esatto dare la cosa per scontata come specifica l’avvocato Nino D’Avirro che assiste Fornasari. Tutto rimandato al 10 novembre, data in cui è stata aggiornata l’attesa udienza di ieri: uno slittamento causato da un vizio di notifica e cioè la mancata corretta comunicazione ad un avvocato, ma anche per verificare una possibile incompatibilità nel collegio giudicante. Tuttavia la novità emersa ieri, il possibile patteggiamento dei due big di Bpel, non è di poco conto, e viene sottolineata dalle parti civili: la vicenda Etruria, se vi fossero i due “patteggiamenti” eccellenti, almeno per quelle posizioni arriverebbe a due definitive affermazioni di responsabilità. Brucia ancora tra i legali dei risparmiatori, l’esito del maxi processo ordinario, chiuso il primo ottobre scorso con la raffica di assoluzioni e l’unica condanna di Alberto Rigotti. La procura aretina diretta da Roberto Rossi ha presentato ricorso. Sono numerose le attività finanziarie che furono qualificate dal pool della procura di Arezzo come distrattive e quindi presunta bancarotta. Dalla liquidazione di Bronchi al famoso yacht rimasto ad arrugginire. Il gup di Arezzo Giampiero Borraccia nel 2019 definì chi conduceva Bpel "miope, compiacente, perseverante nella bancarotta" e stigmatizzò l’”avventatezza” dimostrata in operazioni con milioni finiti in flussi senza possibilità di ritorno. Il tribunale di Arezzo ha invece stabilito che “il fatto non sussiste”. Qual è la giusta interpretazione? Ieri a Firenze i giudici dovevano occuparsi dei quattro che decisero di imboccare la strada rito abbreviato. Oltre a Fornasari e Bronchi, ci sono Alfredo Berni, ex vice presidente, e Rossano Soldini, ex consigliere, chiamati in causa per altre vicende, condannati a due anni e un anno. Con i loro legali puntano alla discussione con richiesta di assoluzione. Sul fronte Banca Etruria, il 4 maggio ad Arezzo requisitoria del pm sul filone delle cosiddette consulenze d’oro (bancarotta semplice) che vede tra i 14 imputati anche Pier Luigi Boschi, babbo dell’ex ministro Maria Elena, parlamentare di Italia Viva. Entro il mese arriverà la sentenza.

Lu.Se.