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Arezzo, inchiesta bitcoin con cinque indagati: Finanza ascolta investitori, c'è chi denuncia la truffa

Luca Serafini
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La promessa era quella di ottenere profitti da favola con l’acquisto di prodotti finanziari legati a operazioni in criptovalute: la prospettiva, allettante, era di rendimenti mensili anche del 3%, ma alla distanza i conti, evidentemente, a qualcuno non sono tornati. E’ partita così, dalle denunce e segnalazioni di alcuni investitori, l’attività della Guardia di Finanza di Arezzo sfociata, per ora, nell’iscrizione nel registro degli indagati di cinque persone, tutte aretine, accusate di abusivismo finanziario. Oltre cento gli investitori agganciati con incontri in hotel sul tema bitcoin e il sistema del passaparola: la maggior parte di Arezzo e di Siena.
Ieri sotto il coordinamento della procura (pm Angela Masiello) sono scattate le perquisizioni a carico dei cinque indagati ma riferite anche a tre società, due di Arezzo e una di Milano. Non è contestata la truffa ma già si parla di due denunce da parte di investitori che lamenterebbero di aver perso denaro. E dai prossimi giorni le Fiamme gialle condurranno una serrata serie di audizioni dei clienti avvicinati dai cinque indagati per formare un quadro più definito della situazione. In questi casi, si sa, c’è sempre da vincere anche quella forma di pudore che tavolta blocca chi si rende conto di essere finito in un inganno. Tutto deve essere ancora verificato, certo, la fase è assolutamente preliminare e vige la presunzione di innocenza, tuttavia il Nucleo di polizia economico finanziaria della Finanza, condotto dal colonnello Andrea Esposito, parla di “illecita attività di promozione di prodotti finanziari, collegata ad operazioni in criptovalute, perpetrata abusivamente sul territorio nazionale, da parte di una organizzazione radicata nel territorio aretino, che si è avvalsa di società estere con sede in Slovenia”. 
Secondo i finanzieri, l’attività di ricerca condotta ormai da anni dai procacciatori era “capillare” e si esplicava talvolta in eventi organizzati presso lussuosi alberghi della città e del territorio “in assenza delle prescritte autorizzazioni”. In queste occasioni venivano proposti “investimenti in valute virtuali come i bitcoin facendo leva sull’onda emotiva generalizzata dalla diffusione mediatica degli ottimi rendimenti finanziari attesi dal settore”. Con la prospettiva di interessanti guadagni, gli investitori venivano incoraggiati a fare bonifici verso i conti esteri riconducibili alla società della Slovenia. La Finanza aggiunge che “altra modalità di raccolta era quella di favorire i clienti nell’apertura di wallet personali (portafogli elettronici per la conservazione della valuta digitale) su apposite piattaforme informatiche, per la gestione dei movimenti in criptovalute, con l’obiettivo di dirottare poi il denaro sempre verso l’estero”.
Le decine e decine di investitori che hanno deciso di affidarsi a questo sistema, per una raccolta totale di 3 milioni, sono rappresentativi di varie fasce d’età e sociali, dalle famiglie alle imprese. Concentrazione massima nella città del Saracino, a seguire nella città del Palio, ma clienti individuati pure in altre zone d’Italia.
Le Fiamme gialle sono ora impegnate a far emergere tutti gli investitori che hanno raccolto l’invito ad acquistare bitcoin “e che sono all’oscuro degli illeciti perpetrati dagli indagati”.
La Guardia di Finanza lancia un vero e proprio appello a chi ritiene di essere stato coinvolto in questo tipo di “schema di investimento”, affinché si faccia avanti per ricevere delucidazioni e decidere il da farsi in caso di somme perse. Quanto fin qui accertato, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg, si teme, di una grande truffa.