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Crac Ciet, 2 anni e 4 mesi a Piero Mancini ma assolto per 8 accuse su 9. "Cercai di salvare il gruppo"

Marco Antonucci
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Condannato a due anni e quattro mesi ma assolto per otto dei nove capi d’imputazione che la Procura gli aveva contestato. Pena praticamente dimezzata visto che il pm Marco Dioni, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto una condanna a cinque anni.

E’ il verdetto che chiude il processo di primo grado che ha visto Piero Mancini, l’ex patron dell’Arezzo calcio, chiamato a rispondere di bancarotta per distrazione, per il crac di quella galassia di società del suo gruppo, la più conosciuta delle quali era il colosso Ciet.

Pena di due anni (sospesa) per Paolo Grotti, assoluzione per gli altri chiamati in causa e cioè Augusto Sorvillo, il nipote di Mancini, Giovanni Cappietti, e la figlia Jessica Mancini. 

“Sono più che soddisfatto” le prime parole di Mancini affidate ai cronisti subito dopo la lettura della sentenza. “I giudici hanno visto quello che è stato il nostro comportamento. Abbiamo tentato di salvare il gruppo”.

L’ex patron dell’Arezzo è stato condannato non per la bancarotta del gruppo ma per aver omesso di dichiarare come redditi nel corso degli anni un milione e 400 mila euro. Episodio questo, tra l’altro, finito al centro di un altro procedimento giudiziario che ha visto assolto lo stesso Mancini.

E infatti il suo difensore, l’avvocato Maurizio Canfora, ha annunciato che proprio su quella decisione sarà presentato appello. “Mancini” le parole del legale all’uscita dall’aula, “è stato riabilitato come imprenditore. Il fallimento non era a lui imputabile. Con tutte le sue forze ha cercato di mantenere i livelli occupazionali, non ha mai abbandonato la nave”.

“Una grande gioia” ha sottolineato l’avvocato Luca Fanfani che in questo processo ha assistito Giovanni Cappietti e Jessica Mancini, “ancor prima che professionale, per la fine di un lungo e immeritato calvario per un apprezzato commercialista aretino e per una delle figlie del commendator Mancini.

Quest'ultima in particolare ha sostenuto con incredibile dignità e fiducia nella giustizia il peso di ben nove processi penali negli ultimi dieci anni, tutti collegati alle società del padre e tutti conclusi con esito pienamente assolutorio. Una sentenza dall'esito inequivocabile, che restituisce dopo anni ad entrambi i miei assistiti piena onorabilità, permettendogli di continuare a guardare al futuro con rinnovata fiducia nella giustizia” .

Sotto la lente della Procura di Arezzo c’era finito il crac dell’universo economico di Piero Mancini, un default da 62 milioni di euro. Bancarotta per distrazione: l’accusa mossa e relativa alle operazioni che avevano attraversato Ciet Impianti e poi Mancini Group, Mancini Re, Cometi. 

Anche i conti dell’Arezzo calcio erano finiti sotto la lente: per l’accusa 13 milioni di euro sarebbero passati alla società Arezzo Immagine e sarebbero serviti come serbatoio per la società calcistica. 
Ora la sentenza emessa ieri mattina del giudice Filippo Ruggiero getta una luce nuova sulla vicenda. E il deposito delle motivazioni rappresenta il prossimo importante passaggio per ricostruire, dal punto di vista giudiziario, il crac di una realtà imprenditoriale che ha caratterizzato la storia economica aretina degli ultimi anni.