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Crac Banca Etruria, ad Arezzo requisitoria del pm per i 14 imputati, tra cui Boschi, sul filone consulenze d'oro

Il pm Angela Masiello

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E’ il giorno della requisitoria per Pier Luigi Boschi e per gli altri tredici imputati del filone “consulenze d’oro” legate all’epilogo di Banca Etruria. Una serie di incarichi che secondo la procura di Arezzo integrano il reato di bancarotta semplice. Sarà il pm Angela Masiello stamani alle 9.30 a pronunciare le conclusioni dell’accusa sulla presunta dissipazione di patrimoni di Bpel. Quindi parola alle parti civili. Nelle successive udienze dell’11 e del 12 maggio spazio ai difensori, ed entro il mese la sentenza del giudice monocratico Ada Grignani. Quella che giunge al termine del processo di primo grado è una costola minore del maxi lavoro del pool su Etruria che, a proposito di bancarotta, ha generato il maxi processo finito il primo ottobre con venti assoluzioni e l’unica condanna a sei anni di Alberto Rigotti, e il processo con rito abbreviato all’ex presidente Fornasari, all’ex direttore generale Bronchi (5 anni) che stanno valutando il concordato in appello mentre Alfredo Berni (due anni) e Rossano Soldini (un anno) discuteranno i motivi del ricorso puntando all’assoluzione. Costola minore si diceva ma fino ad un certo punto, quella di oggi, anche solo per il fatto che spicca tra gli imputati il nome di Boschi, ex vice presidente dell’istituto di credito aretino, padre della ex ministra del governo Renzi, Maria Elena, attuale capogruppo di Italia Viva alla Camera, e in quanto tale mediaticamente esposto. Nel filone centrale, quello del crac terminato ieri con il flop per la procura, papà Boschi non rientrò tra i coinvolti perché i pm che esclusero subito sue presunte responsabilità nei vari flussi di denaro erogati dalla banca e mai rientrati. Gli altri ex dirigenti e consiglieri del cda a giudizio sono: Alessandro Benocci, Rosanna Bonollo, Claudia Bugno, Daniele Cabiati (ultimo direttore generale della banca), Carlo Catanossi, l’ex vicedirettore Emanuele Cuccaro, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori, Luigi Nannipieri, Luciano Nataloni, Anna Maria Nocentini Lapini, Claudio Salini e Ilaria Tosti. Le consulenze finite nel mirino dei pm vennero affidate da via Calamandrei per valutare, analizzare e avviare il processo di fusione con un istituto di elevato standing, che poi non si concretizzò. La fusione con la Banca Popolare di Vicenza, sollecitata dalle autorità bancarie, rimase un’ipotesi. Ma per valutare quella strada sarebbero stati impiegati circa 4 milioni e mezzo nel 2014: consulenze affidate a grandi società come Mediobanca o studi legali. Incarichi, ritenuti inutili e ripetitivi. Fu davvero una condotta imprudente, non si vigilò a sufficienza? Oggi parola al pm.

L.S.