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Fimer, spunta il fondo britannico Attestor per piano di rilancio. Il sindacato dopo la proroga: "Rapidità e concretezza"

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Luca Serafini
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Spunta il fondo britannico Attestor per il salvataggio di Fimer, l’azienda valdarnese nella tempesta di una crisi aziendale che coinvolge 800 posti di lavoro tra diretti e indiretti. Oltre alla holding tedesca Certina di Monaco di Baviera, il cui nome era emerso nei giorni scorsi, l’azienda avrebbe avviato trattative interessanti anche con Attestor. L’ingresso di un soggetto finanziario dalle spalle larghe è il presupposto per dare consistenza al piano di rilancio dell’azienda degli inverter per il fotovoltaico che altrimenti rischia di rimanere in panne. Ieri il tribunale di Arezzo ha notificato all’azienda l’accoglimento della richiesta di proroga dei termini naturali del concordato. Proprio per consentire lo sviluppo con gli interlocutori internazionali, il collegio guidato dal giudice delegato Federico Pani, ha acconsentito ad altri sessanta giorni, a partire dal 30 aprile, che portano così fino al 30 giugno il tempo massimo. Entro quella data quindi dovrà essere pervenuta la proposta di Fimer per rientrare dalle pendenze economiche rimaste in sospeso e nel contempo delineare il progetto industriale che dia prospettiva produttiva e occupazionale al sito di Terranuova Bracciolini. Un percorso che deve essere quindi messo a punto e formalizzato intorno a impegni seri e concreti. Al momento non si sa chi dei due soggetti è destinato a diventare il partner di Fimer e ad entrare nel business degli inverter, se Certina di Monaco di Baviera o se il private equity britannico Attestor, emerso solo ora ma che si dice potrebbe avere le carte in regola per spuntarla. Del fondo Attestor, con sede legale alle Isole Cayman e di proprietà dei finanzieri Jan-Christoph Peters (per il 70%) e Anke Christina Heydenreich (30%), in tempi recenti in Italia si è parlato per essere sbarcato a Cortina nel mondo del real estate (hotel Cristallo), dopo aver rilevato negli scorsi anni da Veneto Banca il capitale di Banca Intermobiliare. Seguono la partita Fimer, con apprensione, le centinaia di lavoratori e le loro famiglie, le organizzazioni sindacali, le istituzioni. La proroga concessa dal tribunale al concordato in continuità aziendale è una iniezione di ossigeno che rasserena il quadro, condizione indispensabile per lavorare al futuro. Non ci sarebbero al momento istanze di fallimento e lo strumento del concordato è un ombrello che mette al riparo da questo rischio, tuttavia è decisivo l’ingresso di un soggetto finanziario di spessore per rilanciare la produzione prima che Fimer si spenga. Sulla scena finora si era palesata Certina, fondo di partecipazione industriale d'investimento che opera dal 1996 in acquisizioni maggioritarie di società di medie dimensioni, soprattutto nell'high tecnology e nella meccanica (Teuco, Domina, Dem e Canepa). Il cavaliere bianco di Fimer sarà tedesco o britannico? I due mesi cruciali di extra time per il salvataggio di Fimer sono iniziati. 

IL SINDACATO

“Ora l’azienda proceda con celerità e concretezza”. Alessandro Tracchi, segretario provinciale della Cgil, esprime soddisfazione per la concessione della proroga di sessanta giorni da parte del tribunale ma auspica che il concordato venga ora riempito di contenuti. “Noi sindacati avevamo pubblicamente espresso la necessità che venisse accordato questo ulteriore periodo non tanto per quello che è stato fatto nei precedenti 120 giorni ma per quello che deve essere fatto nei prossimi 60 e cioè raggiungere l’accordo di esclusiva per l’ingresso del soggetto finanziario”. Cgil, Cisl e Uil, che seguono la crisi con massima attenzione, la scorsa settimana hanno avuto modo di incontrare i rappresentanti di Certina di Monaco di Baviera, la holding che si è palesata, ma sul tavolo ci sono altre interlocuzioni. “Occorre fare presto e che l’azienda dimostri responsabilità verso i lavoratori Fimer e il territorio”. In fabbrica l’attività è molto rallentata. Gli addetti sono 370 circa ma con l’indotto si arriva a 800.