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Banca Etruria, riparte causa da 300 milioni contro ex dirigenti: azione di responsabilità di liquidatore e Intesa

Luca Serafini
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Riparte la causa civile infinita contro gli ex dirigenti di Banca Etruria. L’azione di responsabilità, per un risarcimento danni da 300 milioni, fu promossa nel 2016 dal commissario liquidatore di Bpel, Giuseppe Santoni, verso chi avrebbe “spolpato” l’istituto di credito con “errori madornali” e una serie di “erogazioni imprudenti ed in conflitto di interesse”. Il procedimento si trascina a Roma dinanzi al tribunale delle imprese e ieri ai 38 citati - membri degli ultimi tre consigli di amministrazione - è stato notificato il nuovo atto che indica la prossima udienza (14 novembre 2022) dopo che tutto si era fermato. Ogni volta che muore una delle persone coinvolte, infatti, la procedura vuole che si riassuma la causa con l’individuazione dell’erede dello scomparso. Il documento appena pervenuto, contiene una novità: a fianco del liquidatore, a promuovere l’azione c’è Banca Intesa che nel frattempo ha inglobato Ubi, la banca che incorporò l’istituto di credito di via Calamandrei in risoluzione. Nel gruppo degli ex vertici, amministratori e revisori di Bpel, c’è anche l’ex vice presidente Pier Luigi Boschi, babbo di Maria Elena, ex ministra nel governo Renzi e deputata di Italia Viva, per il quale giorni fa ad Arezzo è stata chiesta la condanna ad un anno sul filone “consulenze d’oro”; sono citati gli ex presidenti Giuseppe Fornasari e Luca Bronchi, condannati per bancarotta in primo grado con rito abbreviato, e che ora stanno valutando il concordato in appello; ci sono Lorenzo Rosi, l’ultimo presidente di Etruria e gli ex vice Giovanni Inghirami e Natalino Guerrini, usciti assolti ad ottobre insieme agli altri nel maxi processo con rito ordinario sulla bancarotta. Una sentenza (“il fatto non sussiste”) impugnata dalla procura ma che intanto mette in dubbio l’impalcatura stessa dell’azione di responsabilità intentata dal liquidatore. Ai 38 vengono contestate infatti operazioni finanziarie sulle quali la giustizia penale ritiene non vi sia alcun reato (unico condannato Alberto Rigotti). Quindi il concetto di “mala gestio” - per depauperamento del patrimonio, ostacolo alla vigilanza, mancata aggregazione con Vicenza - esce ridimensionato. Il braccio di ferro tra liquidatore ed ex di Etruria durerà a lungo e con esito incerto. Seguono la complessa vicenda gli avvocati aretini Gian Franco Ricci Albergotti, Corrado Brilli, Stefano Tenti e Osvaldo Fratini. Il campo delle ipotesi comprende anche un possibile accordo ma su una cifra ben diversa dalla rivendicazione del liquidatore che, considerati gli interessi, si dilata col passare del tempo. Alcuni ex Bpel hanno chiamato in causa Banca d'Italia, Consob e assicurazioni. Mentre la storia giudiziaria di Bpel procede (a giugno sentenza sulle consulenze) restano sotto sequestro beni per milioni degli ex in attesa dei pronunciamenti definitivi. Tornando all’azione di responsabilità, la lista originaria - che tocca gli eredi di chi nel frattempo è deceduto - comprendeva anche Franco Arrigucci, Alessandro Benocci, Alfredo Berni, Alberto Bonollo, Luigi Bonollo, Rosanna Bonollo, Claudia Bugno, Carlo Catanossi, Paolo Cerini, Giampaolo Crenca, Laura Del Tongo, Augusto Federici, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori, Giovanna Magnanensi, Luigi Nannipieri, Luciano Nataloni, Gianfranco Neri, Anna Maria Nocentini Lapini, Andrea Orlandi, Carlo Platania, Carlo Polci, Claudio Salini, Massimo Tezzon, Ilaria Tosti.