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Tevere, la procura di Arezzo: "Impianto di rifiuti senza autorizzazioni da trent'anni". Indagato anche dirigente della Provincia

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Il pm Angela Masiello della procura di Arezzo ha chiuso le indagini preliminari sull'area golenale del fiume Tevere, a Sansepolcro, contestando reati ai titolari, ad una amministratrice di fatto di una società biturgense e ad un dirigente della Provincia di Arezzo. Le ipotesi di reato riguardano organizzazione e gestione di un impianto per raccolta e trattamento dei rifiuti speciali in assenza di autorizzazione.

Secondo gli inquirenti vi sarebbe quindi un pericolo di inondazione o comunque un aggravamento  del pericolo a causa della vicinanza dell'impianto alle opere di difesa delle sponde del Tevere. Altre ipotesi di reato vanno dagli scarichi industriali e sul suolo senza autorizzazione alle emissioni in atmosfera, all'occupazione abusiva di aree demaniali, alla illecita gestione dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, alla dispersione incontrollata di reflui industriali con contaminazione dei suoli con idrocarburi, cromo rame, coda e zinco, fino al falso ideologico - contestato alla ex legale rappresentante e al dirigente (in atto pubblico) per evitare la demolizione di un immobile dell'impianto e ottenere il rinnovo di una vecchia concessione demaniale.

Indagini della sezione di Pg dei carabinieri della Procura di Arezzo e sella stazione Carabinieri forestali di Sansepolcro. Secondo la nota diffusa dalla procura, l'impianto per oltre trenta anni ha operato in assenza di autorizzazioni e occupando abusivamente aree delicate e pericolose della golena del Tevere determinando fenomeni contaminanti. Il Dipartimento Arpat ha trasmesso comunicazioni a Ministero dell'ambiente, Regione Toscana, Prefetto e Provincia per valutare danno ambientale e bonifiche.