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Arezzo, danni dei cinghiali chiesti 500mila euro dalle aziende agricole

Risarcimenti per i danni da fauna selvatica

Francesca Muzzi
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Ammontano a circa 500 mila euro le richieste danni per cinghiali dei due Atc (ambito territoriale di caccia) che sono in provincia di Arezzo. Con un record per quanto riguarda l’area aretina. “L’Atc1 è quello che in Toscana ha inoltrato le maggiori richieste”, sottolinea il direttore di Coldiretti Raffaello Betti. I due ambiti territoriali racchiudono: il 1 Arezzo, Valdichiana, Casentino e Valdarno e l’altro (2) solo la Valtiberina. “I danni - continua Betti - ammontano a 350 mila euro per quanto riguarda l’Atc 1 e 150 mila euro per l’Atc 2. In percentuale, i danneggiamenti dei cinghiali sono per il 79 per cento, mentre l’11 per cento sono per i caprioli”. E i 500 mila euro, secondo Betti, sono la gran parte, ma non il totale: “nel senso che non tutti gli agricoltori hanno denunciato ciò che hanno subìto e quindi le cifre potrebbero anche essere maggiori rispetto a quelle denunciate”. Numeri importanti, ma che per il momento non hanno superato quelli del 2017, quando le richieste furono circa 700. Ma al tempo l’Atc era unica per tutto il territorio, poi è stata divisa in più ambiti. 
E nonostante che in queste settimane i cinghiali siano quasi spariti dalle nostre zone o meglio dalle nostre strade, ci sono aziende che comunque stanno cercando di premunirsi per quando cominceranno a nascere le colture e dunque gli ungulati torneranno a fare visite poco gradite. “C’è per esempio un’azienda in Casentino dove il titolare ha chiesto di mettere delle gabbie per catturare i cinghiali - spiega ancora Betti - Non è sicuramente facile perché ci sono delle pratiche burocratiche sulle quali lo stiamo aiutando, ma potrebbe essere una delle tante soluzioni per fare fronte al ritorno dei cinghiali che si sposteranno di nuovo non appena ci saranno i raccolti e non appena cominceranno a sentire la fame”. Il 2021 poi è stato un anno particolare. Verso la fine dell’estate, i cinghiali sono stati praticamente fuori controllo. Un’invasione non solo per quanto riguarda i raccolti, ma che si sono spinti fino davanti alle case.
La colpa era stata soprattutto del lockdown durante il quale i cinghiali si erano riprodotti senza controllo e le difese per contrastarli erano venute meno rispetto agli anni senza il Covid. “Per questo anche le richieste danni sono state numerose, anche se più o meno in linea con quelle delle stagioni precedenti”, prosegue il direttore. E adesso gli agricoltori sono sul chi va là, cercando di capire come contrastare nuovamente il fenomeno dei cinghiali che tra poco si ripresenterà. La caccia, le gabbie e qualcuno come nel nord Italia ha assoldato anche un vigilante per proteggere i campi e le colture.