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Arezzo, ministro Dadone al funerale di Walter. L'amico condannato che annaffiava cannabis: "Lo piango, spero nella giustizia"

Luca Serafini
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“Piango un amico. Lo aiutavo a coltivare la serra. Ci conoscevamo fin da ragazzi. Poi quel giorno a Ripa di Olmo arrivarono i carabinieri e mi trovarono ad annaffiare le piante. Io sono stato condannato: respinta l’istanza di messa alla prova con lavori utili. Poi Walter, come era giusto che fosse, è stato assolto. Ora spero nell’appello, che ancora non è stato fissato. Mi auguro che la giustizia si corregga, per me e per Walter, altrimenti vorrebbe dire che siamo ancora fermi al passato”. Marco Bracciali, 45 anni, operaio orafo, era l’aiutante di Walter De Benedetto, morto nella notte tra domenica e lunedì dopo la battaglia contro la malattia e per la cannabis terapeutica. Oggi è il giorno di Walter, c’è il funerale, e ad Olmo arriverà anche il ministro per la gioventù, Fabiana Dadone, sensibile al messaggio lasciato da Walter, da completare in ambito legislativo dopo la storica sentenza di assoluzione del 27 aprile 2021 per la serra destinata all’autoproduzione. “Ci conoscevamo fin da giovanissimi: escursioni, uscite insieme, Walter che praticava il judo. Un leader, dava la carica a tutti, ti riempiva di gioia, di vita. Anche quando la malattia iniziò a prendere possesso del suo corpo non ha mai intaccato il suo sorriso”. Poi arrivò quel giorno di ottobre, l’inizio di un incubo, una botta forte che ha lasciato qualche strascico anche nel gruppo di vecchi amici. “Era la terza volta che ci andavo, Walter era già in grave difficoltà nei movimenti e mi aveva chiesto una mano. Gliela davo. Non c’era alcun fine di lucro, era una forma di solidarietà da parte mia. Certo, eravamo consapevoli che a rigore di legge potevamo finire nei guai per un vuoto legislativo da colmare. Per me cominciarono i problemi”. Marco prosegue: “Il gup per Walter ha riconosciuto che il fatto non sussiste, che lo Stato non può punire chi sta solo cercando di alleviare le sue sofferenze. Infatti il quantitativo di sostanza che veniva passato dalla Asl a Walter, non era sufficiente. Quella pianta per lui era fondamentale per contrastare i dolori. Io sono stato condannato a un anno, due mesi e 20 giorni”. Nella direttissima aveva ottenuto la messa alla prova, il giudice di seconde cure gliel’ha cancellata. Ora gli avvocati Cristiano Cazzavacca e Osvaldo Fratini attendono la fissazione dell’appello a Firenze dove la sentenza assolutoria di De Benedetto, allegata ai motivi di impugnazione, può risultare decisiva. “Rifarei quello che ho fatto: aiuterei Walter, mio amico. Anche se per me i guai non sono mancati, anche economici, per le spese legali. Sul lavoro hanno capito lo spirito con cui avevo collaborato nella serra e il mio titolare mi dette un giorno di ferie pagate quando venni arrestato. E poi quella vicenda ha permesso di accendere i riflettori sulla cannabis terapeutica, con Walter testimone straordinario della lotta”. Bracciali e De Benedetto si erano un po’ persi di vista. Qualche contatto telefonico e qualche visita. “Provo un grande dolore per la sua morte. Tutto diventa secondario, ora, rispetto al fatto che non c’è più. Ripenso al tanto tempo passato insieme. Ai suoni animali, alla tartaruga. Un simbolo: coriaceo, non si piegava mai”.