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Uccise il vicino a coltellate: condannato a 24 anni. La figlia della vittima: "Giustizia". Risarcimento ai nipotini

Luca Serafini
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“Ecco, mi piace guardare questa foto di noi, di un momento così felice, e pensare che finalmente adesso che la giustizia è arrivata tu stia sorridendo come quel giorno. Ti voglio bene babbo”. Sono le parole scelte da Pamela Dolfi il giorno dopo la sentenza della Corte d’Appello di Firenze, per l’omicidio di suo padre Fulvio. Tra le mani di Pamela, che vive a Terranuova Bracciolini, è mamma di due bambini e lavora da Prada, c’è la fotografia del suo matrimonio, con il babbo che le dà un tenero bacio. Fulvio Dolfi è stato barbaramente ucciso nel luglio del 2020, a Firenze. I giudici di secondo grado hanno confermato la colpevolezza di Bernardino Lai, 75enne fiorentino, rinchiuso nel carcere di Sollicciano: 24 anni di reclusione per l’efferato delitto. Il cadavere dell’uomo, 62 anni, fu trovato nell’appartamento alla periferia di Firenze dopo alcuni giorni: era stato massacrato con ventidue coltellate. Sangue dappertutto. L’autore del feroce omicidio, secondo le indagini, era il vicino di casa. Oscuri i motivi del gesto. Ma secondo la Corte d’Assise prima e la Corte d’Assise d’appello poi, non ci sono dubbi: a compiere quel barbaro omicidio sarebbe stato Bernardino Lai. Si conoscevano da tempo, abitavano vicino. Il primo verdetto è stato confermato, a parte la correzione della pena che per un calcolo errato era stata indicata in 26 anni. E la sentenza prevede anche il risarcimento ai familiari. Pamela, 32 anni, ha tre fratelli e ad ognuno dei figli della vittima è stata riconosciuta dai giudici una provvisionale di 80 mila euro. In più l’avvocato Eleonora Grifoni del foro di Arezzo, che assiste la donna, ha chiesto e ottenuto il risarcimento anche per i nipotini ai quali è stato strappato il nonno in modo tanto crudele. Per loro la Corte ha indicato in 25 mila euro ciascuno la somma. Inutile dire che parlare di cifre di fronte alla perdita di una persona, lascia il tempo che trova. Un vuoto grande, enorme. Una storia di relazioni familiari e di vita, interrotta bruscamente con quella pioggia di fendenti. Anche se certe volte può capitare di distaccarsi per i mille casi della vita, di prendere strade diverse, ci sono legami così viscerali che, se recisi prima di un chiarimento, un abbraccio, fanno ancora più male. Quando gli inquirenti entrarono nell’abitazione di Dolfi si trovarono di fronte una situazione raccapricciante: c’era sangue ovunque, l’assassino aveva agito con ferocia e spietatezza. In primo grado la procura fiorentina aveva chiesto l’ergastolo per Lai, contestando l’aggravante della crudeltà. Il carcere a vita non è stato accordato, ma la pena di 24 anni è comunque una risposta della giustizia che, almeno in parte, lenisce la ferita - impossibile da rimarginare - di Pamela, figlia di Fulvio. Il padre che ora lei guarda con nostalgia nella foto, nonno di due nipotini che non possono crescere con lui.