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Crac Etruria, avvocato in aula: "Mps salvata grazie a coperture politiche, Bpel no: legge non uguale per tutti"

Luca Serafini
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“La legge è uguale per tutti? Mah. C’è qualche caso in cui la legge non è proprio uguale per tutti e mi viene in mente, non distante da Arezzo, Siena. Il Monte dei Paschi.” L’avvocato Alessandro Traversi, decano dei legali fiorentini, pronuncia l’arringa nell’aula della Vela quale difensore di alcuni degli ex consiglieri di Etruria accusati per le presunte consulenze d’oro (Benocci, Grazzini, Liberatori, Nannipieri) e va a toccare il tasto dei due pesi e delle due misure sulla dichiarazione di insolvenza, capolinea di Etruria. “Lì a Siena altro che consumazione di parte notevole del patrimonio”, esclama Traversi rivolgendosi al giudice Ada Grignani, che pronuncerà la sentenza per i 14 imputati, tra cui Pier Luigi Boschi, il 15 giugno. “Lì c’è stata consumazione totale del patrimonio” scandisce l’avvocato “e mi domando perché in quel caso non è stata dichiarata l’insolvenza. Ma, forse, perché lì c’erano coperture politiche di cui Arezzo non ha goduto”. Poi l’avvocato Traversi che parla di “gravissima disparità di trattamento” elogia lo sforzo dell’avvocato Lorenza Calvanese, paladina delle parti civili, obbligazionisti e azionisti, che subirono la doccia fredda dei risparmi in fumo con relativi danni. Traversi chiude il suo inciso su Mps così: “Il 68,2% di Monte dei Paschi appartiene al Ministero delle Economia e Finanze, fior di miliardi, soldi nostri”. Ma qui alla Vela siamo a parlare del crac della sventurata banca aretina, nel filone delle consulenze d’oro, con la procura che chiede 14 condanne ritenendo che ci furono “operazioni imprudenti”, con una pletora di professionisti - legali e adivisor finanziari - foraggiati con un “uso smodato” di incarichi, anche doppi. Un grande lavoro inutile, perché l’obiettivo - trovare il partner di elevato standing - per salvare Bpel, non fu trovato. Il matrimonio combinato con Banca Popolare di Vicenza non lo voleva nessuno. Ma quale sperpero di milioni (5 o 2 e mezzo a secondo di procura e difese) argomentano gli avvocati difensori? E l’avvocato Gaetano Viciconte fa notare una cosa: “Quando furono affidate le consulenze (2014 ndr) la banca non era in dissesto quindi non esiste proprio il presupposto della bancarotta”. Dopo le cannonate del giorno prima di Luca Fanfani e Gildo Ursini, avvocati di Cuccaro e Boschi, i legali prendono a picconate ognuno dal suo punto di osservazione l’impalcatura accusatoria del pm Angela Masiello: chi sottolinea che le notule erano congrue per il valore dei professionisti [TESTO](advisor Rotschild spa, KPMG, Lazard spa, studi legali Portale, Scotti Camuzzi, Grande Stevens con presidente Fornasari; advisor Mediobanca, KPMG e studi legali Zoppini, Di Gravio, Gualtieri con Rosi presidente)[/TESTO], che ribadisce che le operazioni non furono arbitrarie iniziative, tantomeno prudenti, ma il diligente rispetto dell’ordine giunto da Banca d’Italia: aggregarsi con un’altra banca. Invece fu il naufragio. La seconda giornata di arringhe difensive si esaurisce tra scoppiettanti dichiarazioni. Poi il silenzio che sarà interrotto il 15 giugno: repliche e camera di consiglio. Poi il verdetto. “Il fatto non sussiste” come per gli oltre venti imputati del processone per bancarotta fraudolenta, terminato a inizio ottobre. O invece qualcosa sussiste, come avvenuto ad esempio per l’ex presidente Fornasari e l’ex direttore generale Bronchi, condannati con abbreviato a cinque anni e ora in appello (patteggiano o discutono?). Le richieste del pm sono: un anno anche per Claudia Bugno, Luigi Nannipieri e Luciano Nataloni (coinvolti per cinque capi d'imputazione); 10 mesi di reclusione per Claudio Salini (3 capi d'accusa); 9 mesi per Alessandro Benocci, Rosanna Bonollo, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori, Anna Maria Nocentini Lapini, Ilaria Tosti (due capi d'imputazione); 8 mesi per Daniele Cabiati, Carlo Catanossi e Emanuele Cuccaro (un capo d'imputazione).