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Arezzo, i Del Tongo e i revisori chiedono messa alla prova con accordo economico con la curatela

Luca Serafini
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Volevano salvare l’azienda delle cucine, eccellenza dell’imprenditoria aretina e nazionale, ma si ritrovano a fare i conti con la scomoda accusa di bancarotta, anche se nella forma “semplice”. Gli ex amministratori della Del Tongo, la famiglia cioè, ed i revisori dei conti hanno chiesto ieri al giudice l’avvio del percorso per valutare lo stop al processo penale con la “messa alla prova”. Lavori socialmente utili, cioè, a fronte di un accordo economico con la curatela fallimentare della Del Tongo. Un risarcimento che stopperebbe anche la pretesa avanzata sempre dai curatori presso il tribunale delle imprese di Firenze con l’azione di responsabilità.
L’udienza per il crac della ditta delle cucine componibili è stata celebrata ieri davanti al gup Stefano Cascone. Il 29 settembre tutte le parti saranno di nuovo in aula per sancire o meno questo percorso che consentirebbe agli imputati di evitare il giudizio. 
Per l’ex direttore generale, invece, è stato incardinato il processo con rito abbreviato trattandosi, nel suo caso, di una ipotesi di bancarotta per distrazione, quindi più grave rispetto all’altra. Con quel reato non si può accedere alla messa alla prova. 
Nel caso dell’ex dg, l’ipotesi della procura di Arezzo è quella di aver distratto dal patrimonio aziendale una cucina e mobili. Tutto ovviamente da dimostrare. 
In seguito al fallimento della ditta delle cucine, nel 2018, in base alla relazione dei curatori, emersero ipotesi di operazioni imprudenti a carico di membri della famiglia, in qualità di amministratori della società, e tre professionisti che ricoprivano le cariche di revisori dei conti: si contesta loro il mancato rispetto delle scadenze previste dal piano del concordato preventivo statuito dal tribunale e che indicava date ed importi precisi a beneficio dei creditori.
L’operazione di salvataggio della Del Tongo non riuscì e si arrivò al default. Le traversie erano cominciate con la caduta di Gheddafi, anni prima, con la conseguenza che il business avviato con la Libia, e relativi investimenti, saltarono. Commesse perdute, in un contesto di difficoltà già crescenti del settore, tutt’altro che florido come ai bei tempi, per il proliferare di mobili low cost.
I Del Tongo sono difesi dall'avvocato Luca Berbeglia e dall'avvocato Laura Bonifazi, mentre i revisori dei conti sono assistiti dagli avvocati Stefano Tenti, Osvaldo Fratini e Filippo Alberti. Il direttore generale, F.C., che in quella fase pilotava l'azienda nel comune di Civitella della Chiana è difeso da un avvocato del foro di Bologna. Il volume totale delle presunte operazioni imprudenti contestate agli imputati è di circa 6 milioni. Nel frattempo è andata in porto l’asta per il marchio Del Tongo e i brevetti delle celebri cucine: adesso quel brand - legato a pagine epiche del ciclismo - può essere utilizzato di nuovo dal compratore per rilanciare sul mercato quel nome che è sempre stato garanzia di cucine solide, belle, funzionale: una rivoluzione dagli anni del boom economico in poi nelle case degli italiani.