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Arezzo fa saltare l'assemblea di Estra: contrasti su nomine e dividendi tra socio Coingas e cda. Cosa succede

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Luca Serafini
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Non c’è pace per Estra. Fibrillazione tra i soci sul tema delle nomine nelle società collegate e sui dividendi. Le scelte del cda guidato dal senese Alessandro Piazzi sono nel mirino. Ieri è saltata l’assemblea in programma per approvare il bilancio della spa di luce e gas e per ratificare l’ingresso di Giovanni Grazzini nel consiglio di amministrazione in rappresentanza di Arezzo al posto del decaduto, per ora, Francesco Macrì. Ebbene, in evidente segno di non condivisione con la gestione di Estra, il socio Coingas non ha partecipato ai lavori. Franco Scortecci, presidente della spa dei comuni aretini (ha il 25% circa), ha disertato l’assemblea che, mancando il numero legale, è andata deserta. Risultato: bilancio in stand by e ratifica di Grazzini (pur proposto dalla stessa Coingas) andata al momento in fumo. Una situazione generale incandescente. Ma per cercare di capire qualcosa sulle cause della battaglia in atto bisogna andare a frugare sul versante, tanto per cambiare, delle nomine. Ebbene, di recente nella società Prometeo che si occupa di gas nelle Marche, al posto del rappresentante aretino scelto nel periodo in cui Macrì era presidente - Athos Vestrini - è stato nominato un altro professionista, sempre di Arezzo e stimato, Gino Faralli, ma senza tenere in alcun conto il gradimento della componente aretina di Estra. Un metodo che non è piaciuto e, unito ad altre situazioni, ha innescato la contromossa sfociata nello stop all’assemblea di ieri. Spia evidente di un malcontento interno forte. Arezzo siede in Estra assieme ai soci di Siena e di Prato, oltre che delle Marche, rivendica maggior centralità e non pare affatto intenzionata a rinunciare ad un ruolo da protagonista che aveva nel periodo di presidenza Macrì. Come noto Francesco Macrì è stato dichiarato decaduto a novembre dalla delibera Anac che tra un mese esatto (14 giugno) sarà al centro dell’udienza al Tar del Lazio. Macrì con i suoi legali ha presentato ricorso alla giustizia amministrativa e portato elementi per ripristinare le sue funzioni. Per Anac l’ex consigliere comunale di Fratelli d’Italia non poteva passare dal Municipio di Arezzo al cda di Estra, in base alle leggi; per Macrì e i suoi avvocati invece è tutto regolare. Staremo a vedere. Intanto però sono scintille e nello stesso centrodestra aretino par di percepire accenti di malcontento per le prime mosse dello stesso commercialista Grazzini inserito nel cda per il periodo di transizione. Che poi, se Macrì ottiene ragione al Tar e riprende posto nel cda, Grazzini dovrebbe uscire di scena. Se il Tar dà ragione ad Anac, idem: il partito della Meloni rivendica a sé il rappresentante in Estra e quindi, anche in questo caso, Grazzini via. Il noto e apprezzato commercialista aretino, proposto dal sindaco Ghinelli per Estra, pare uscire indebolito da questo passaggio che lo vede rimanere sulla porta d’ingresso della spa, ma che è anche porta di uscita. Ieri intanto Scortecci, forte della riconferma in Coingas, ha mostrato i muscoli facendo saltare l’assemblea. La spa aretina, seppur bersagliata dalle vicende giudiziarie, non ci sta a farsi da parte e stare buona. L’irrigidimento aretino pare come la volontà di non arretrare affatto su scelte e impostazioni date dal 2016 in poi dal presidente Macrì. Le questioni politiche e gli equilibri si intrecciano ad una situazione seria per chiunque si occupi di questi tempi di energia. Con famiglie e imprese in difficoltà per i costi. Servirebbe compattezza e unità di intenti, c’è tutt’altro. Con smagliature territoriali evidenti. In discussione c’è anche il tema dei dividendi del prossimo bilancio, che il cda vorrebbe ridurre ma Arezzo non ne vuol sapere.