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Arezzo, al processo Coingas il filone Estra e Macrì: in aula avvocato che dette parere legale

Luca Serafini
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Il processo Coingas propone oggi alla Vela l’audizione di un testimone importante nel filone Estra, quello sulla nomina di Francesco Macrì nel cda della società di luce e gas partecipata al 25 per cento dai comuni aretini. 
Viene sentita in aula Simona Rostagno, avvocato di Torino esperta in diritto amministrativo che nel 2016 fu contattata dagli amministratori di Arezzo per sciogliere il nodo della conferibilità di quell’incarico di rilievo ad un membro della maggioranza di centrodestra (Macrì, Fratelli d’Italia) in base ad accordi e convenienze di coalizione. Secondo la procura di Arezzo però fu violata la legge, che non consentiva ad un cittadino eletto in consiglio comunale quale era Macrì di passare dal parlamentino locale ad una società di diritto privato in controllo pubblico, se non dopo adeguato periodo di “raffreddamento”. 

Abuso d’ufficio dicono il procuratore Roberto Rossi e il sostituto Chiara Pistolesi. Con imputati, in questo filone, lo stesso Francesco Macrì, il sindaco Alessandro Ghinelli e l’assessore Alberto Merelli. Già giudicato l’ex collaboratore di Ghinelli, Sergio Staderini, che in abbreviato ha preso due anni per caso Estra, consulenze Coingas e vicenda Multiservizi. 

Ma il tema della nomina di Macrì in Estra è tutt’altro che definito. Va intanto detto che dal 2016 al novembre 2021, con conferme intermedie e il placet dei soci di Estra, Macrì è rimasto saldamente alla presidenza poi è arrivata la delibera di Anac che lo ha dichiarato decaduto. Ma sulla questione, complessa e controversa, con letture giuridiche diverse, è in calendario il 14 giugno l’udienza davanti al Tribunale amministrativo del Lazio sul ricorso presentato da Macrì contro Anac. Questo per dire che intanto, alla radice, se c’è stata o meno violazione della legge specifica è tutt’altro che assodato. Poi, in ogni caso, dovrà essere provata la penale responsabilità degli imputati.

A proposito di imputati, sono undici in tre filoni, presto dovranno comunicare al collegio dei giudici, presidente Ada Grignani, chi intende sottoporsi ad esame, essere cioè interrogato, o rendere spontanee dichiarazioni. Il sindaco Ghinelli, assistito dagli avvocati Luca Fanfani e Piero Melani Graverini, sarebbe intenzionato a fornire chiarimenti sull’intera vicenda.
Dunque oggi parla Simona Rostagno sul suo parere legale in virtù del quale il Comune di Arezzo portò avanti la candidatura di Macrì dopo che nella celebre riunione di Ora Ghinelli, venne deciso di indirizzare Macrì - non gradito nella giunta municipale - “dove rompe meno i c…”.

Era ritenuto ingombrante. Sarebbe stato l’assessore Merelli, con una ricerca sul web, a individuare Rostagno che si era già occupata di situazioni analoghe e aveva espresso un parere di compatibilità rispetto alla legge Severino. Stando alla ricostruzione della procura e della Digos, Macrì avrebbe preparato il terreno al suo passaggio in Estra contattando preventivamente Rostagno il 30 maggio 2016 per avere il parere legale sulla situazione di “un” non precisato consigliere comunale. Ancor prima che Firenze nella prima decade di giugno avvenisse la riunione tra i vertici regionali di FdI (Giovanni Donzelli) e il sindaco Ghinelli con indicazione del partito che Macrì avrebbe accettato anche un incarico non politico, fuori da Palazzo Cavallo (conquistato nel 2015 battendo il centrosinistra nella sfida tra Ghinelli e Matteo Bracciali). 
Il lavoro di consulenza legale dell’avvocato Rostagno sarebbe andato avanti per gradi nell’affrontare una questione complessa che presentava, tra l’altro, anche il problema delle “deleghe gestionali” successivamente assunte dal presidente di Estra, Macrì.

Aspetto questo tecnicamente rilevante secondo gli inquirenti sull’incompatibilità dei ruoli (consigliere comunale appena dimesso e membro di un cda): stando all’accusa, la questione deleghe sarebbe stata invece sottaciuta inizialmente dagli amministratori aretini all’avvocato Rostagno e comunque sarebbe rimasta irrisolta nell’iter di nomina. 
Il dettato di legge che per la procura è stato violato è il decreto attuativo della Legge Severino (n. 39 del 2013) “Disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico”, introdotto dal legislatore per prevenzione e repressione del fenomeno della corruzione. Si consideri che sulla stessa qualificazione giuridica di Estra, come società, ci sono più correnti di pensiero e pronunciamenti che sposano anche la tesi sostenuta da Macrì con l’avvocato Gaetano Viciconte, secondo cui fu tutto regolare e ineccepibile.

Dopo il primo contatto del 30 maggio, a Macrì sarebbe arrivato dall’avvocato di Torino un primo parere il 3 giugno e a Palazzo Cavallo si prese in esame da parte dell’allora segretario comunale Foderini, dell’avvocato Pasquini, del presidente di Coingas di allora, Staderini. 
Il 27 luglio si colloca la famosa riunione tra sindaco e appartenenti a Ora Ghinelli sul ruolo da affidare a Macrì, quindi a Ferragosto quando Staderini con una mail inviata da Coingas chiese all’avvocato Rostagno di preparare il parere ufficiale, sapendo già a quel punto che era positivo (nonostante gli aspetti controversi irrisolti, sostiene la procura) e che arrivò a stretto giro tre giorni dopo. Le deleghe operative, per gli inquirenti, rimanevano non coperte dal parere. Poi tutto andò avanti con l’assemblea di Coingas il 23 agosto che votò su Macrì nel cda della partecipata Estra.

Con Arezzo, che da solo ha il 45 per cento, votarono a favore Castiglion Fiorentino, Anghiari, Subbiano e Monterchi, gli altri astenuti. In una precedente udienza del processo, Franco Caridi, segretario comunale successivamente ad Arezzo, dal 2017, ha parlato del suo parere sfavorevole che comunicò al sindaco sulla riconferma di Macrì presidente in Estra (“non costruisco sopra una cosa abusiva”): posizione questa che, afferma, gli avrebbe poi procurato avversione da fronti del centrodestra e il mancato rinnovo del suo incarico in comune. 

Sotto il profilo della conduzione di Estra, occorre ricordare che Macrì subentrò a Roberto Banchetti, espresso dal centrosinistra, che lasciò prima della fine naturale dell’incarico e al quale si deve il primo cambio di passo importante nella distribuzione dei dividendi di Estra a favore dei comuni soci. Macrì ha portato avanti con decisione questo percorso negli anni intensi della sua presidenza, con flussi importanti veicolati a Coingas. Poi il brusco stop mentre la società di luce e gas è in questo periodo in primo piano, oltre che per le questioni strategiche su gas ed energia, per i rapporti turbolenti tra socio aretino Coingas e cda guidato attualmente dal senese Alessandro Piazzi.

Il processo prevede oggi anche l’audizione come testimone dell’avvocato Simona Santolini, dello studio Olivetti Rason, per il controesame, corposo, chiesto dalla difesa dell’avvocato fiorentino Pier Ettore Olivetti Rason imputato sul filone consulenze Coingas (ipotesi peculato). Il percorso del dibattimento sui tre filoni, compreso quello del presunto patto tra consigliere Bardelli e Amendola sulla presidenza di Multiservizi, procede. Sentenze previste in autunno.