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Arezzo, la giurista al processo Coingas: "Macrì in Estra regolare. Il sindaco Ghinelli? Mai incontrato né sentito"

Luca Serafini
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Sono due i momenti clou dell’udienza di ieri del processo Coingas. Il primo è quando l’avvocato Luca Fanfani, difensore di Alessandro Ghinelli, chiede alla testimone posizionata davanti ai giudici: “Ma lei ha mai incontrato o sentito il sindaco di Arezzo? Conosce quest’uomo accanto a me?” E Ghinelli, seduto lì nell’aula della Vela, si abbassa la mascherina per mostrare bene il volto. L’avvocato Simona Rostagno, fatta venire dai pm fin da Torino per testimoniare, lo guarda ed esclama categorica: “Mai visto”. 
L’altro momento particolare è quando Simona Rostagno, l’esperta giurista che espresse parere legale positivo per la nomina di Francesco Macrì in Estra, ci va giù pesante con il collega Stefano Pasquini, stimatissimo avvocato del Comune di Arezzo che le siede a pochi centimetri di distanza: “Mi arrivò una mail che mi dette fastidio - dice l’avvocatessa piemontese - mi sembrò una intromissione”. E il giudizio tranciante: “Non capiva nulla di questa normativa”. La normativa è il decreto legislativo 39 del 2013, attuativo della Legge Severino, su “inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni”. Uno scoglio, in quel 2016, per il centrodestra del governo cittadino che doveva collocare Macrì (leader di Fratelli d’Italia) al di fuori della giunta in quanto ritenuto “ingombrante” dal sindaco. E’ fine maggio 2016 quando Rostagno è in vacanza ma viene avvisata che l’hanno cercata a studio. Chi? Francesco Macrì da Arezzo, per ricevere un parere. A stretto giro si parlano a distanza. “La questione” risponde Rostagno alle domande del procuratore Roberto Rossi “riguardava un consigliere comunale, all’inizio non mi disse che era lui, per il quale c’era la probabilità di una nomina e la presidenza in una società. Mi piacque - sottolinea Rostagno - che Macrì volle sapere preliminarmente se avessi conflitti d’interesse o questioni legate alla Toscana, ad Arezzo. Io gli chiesi come mai avessero cercato proprio me, rispose che era emerso da una ricerca su internet perché avevo espresso pareri su casi simili”. Così Rostagno il 1° giugno invia curriculum e credenziali ad Arezzo, come richiesto, e per il 3 giugno, inquadrata la questione, è pronto un primo parere sintetico inviato a Macrì. La nomina, dice, si può fare. Passa del tempo durante il quale viene chiarito il committente per il parere che dovrà essere Coingas (socio di Estra) e non il Comune (socio di Coingas): si arriva quindi all’elaborato legale inviato l’11 luglio: il percorso, si afferma, può essere fatto nei crismi della normativa. [TESTO]Ci sono poi contatti anche ad agosto[/TESTO], insorge il problema, prima non noto, delle deleghe gestionali dirette che potrebbero costituire motivo di impedimento per la nomina del consigliere Macrì in Estra. Il primo settembre l’avvocato Pasquini dal comune di Arezzo scrive a Rostagno, si preoccupa che certi incarichi del presidente entrante di Estra “non contrastino con il parere da lei rilasciato”. L’avvocatessa torinese non gradisce: “Quella frase mi ha dato un po’ fastidio per orgoglio professionale, la responsabilità è mia e le questioni sono delicate, la considerai una intromissione per poca conoscenza della materia”. L’avvocato Pasquini, con a fianco il suo difensore, l’avvocato Corrado Brilli, non si scompone e incassa con stile. L’avvocato Fanfani, difensore del sindaco, prima di procedere al confronto all’americana, per dimostrare l’estraneità di Ghinelli a qualsiasi pressione sulla nomina, fa scandire alla testimone che certe deleghe dirette “potevano essere attribuite a Macrì e quindi non erano ostative”. Il 3 settembre per Rostagno la questione era definita. La storia ci dice che Macrì (assente in aula, rappresentato dall’avvocato Gaetano Viciconte) fu votato dall’assemblea dei soci Coingas e nominato in Estra: la prima assunzione del ruolo da parte di Macrì, non è stata messa in dubbio nemmeno dalla delibera Anac che lo ha dichiarato decaduto per inconferibilità. l’Anticorruzione contesta invece la seconda nomina quando vi fu un potenziamento delle deleghe. Ma qui si entra in un ginepraio: a novembre 2021, dopo sei anni da manager, Anac ha staccato la spina a Macrì dalla guida della spa di luce e gas. Il 14 giugno il Tar valuterà il suo ricorso. Sul piano amministrativo, tutto e il contrario di tutto, sul penale l’ipotesi abuso d’ufficio pende oltre che su Macrì, sull’assessore Alberto Merelli e sul sindaco Ghinelli che. Per la procura, si sarebbero adoperati in barba alla normativa, mentre Sergio Staderini nel rito abbreviato è stato riconosciuto colpevole (2 anni) anche su questo filone oltre che su consulenze Coingas e Multiservizi. A proposito, è saltata ieri l’audizione di Simona Santolini, avvocato fiorentino dello studio Olivetti Rason, portata come testimone dalla difesa di Pier Ettore Olivetti Rason per squadernare tutta la mole di attività e consulenze che sarebbero state realmente svolte per Coingas e smontare così l’ipotesi peculato. L’avvocatessa si siede davanti al presidente Ada Grignani e ai giudici, porta pure la bottiglietta d’acqua in vista di una maratona, ma poi salta tutto: gli avvocati Neri Pinucci e Nino D’Avirro depositano infatti un tomo alto così sul tavolo dei pm Roberto Rossi e Chiara Pistolesi, troppe pagine per essere lette in mezz’ora. Serve più tempo. Tutti a casa e nuova udienza il 31 maggio.