Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, donna accusata di aver preso per due anni indennità di disoccupazione della madre morta

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

[/FIRMACITTA-2]E’ accusata di aver preso i soldi della disoccupazione della mamma morta da due anni. Un’aretina è stata rinviata a giudizio per indebita percezione di erogazioni pubbliche (in questo caso la Naspi) e di indebito utilizzo del bancomat collegato al conto corrente della mamma defunta.
Il caso è incentrato su una cifra di 12.202 euro che l’Inps rivendica: la somma di denaro, cioè, erogata dall’istituto di previdenza come indennità di disoccupazione per la lavoratrice deceduta. Alla figlia viene contestato di non aver comunicato la morte della madre avvenuta all’inizio del 2016: così l’erogazione del sussidio sarebbe proseguita fino al 2018 con l’accredito delle somme sul conto della defunta. La vicenda è controversa ed è già passata per le aule penali per tre volte: una prima richiesta di sequestro, rigettata; un appello sul rigetto del sequestro, rigettato; l'udienza preliminare. Ora si va verso il giudizio di merito di fronte al tribunale in composizione collegiale a fine giugno. L’imputata, 45 anni, respinge le accuse. La questione, secondo i suoi legali, ha natura civilistica e il processo penale è fuori luogo. C’è Inps che deve recuperare le somme ma la figlia della lavoratrice deceduta oppone le sue ragioni contro l’addebito che le viene mosso. La donna sarebbe disperata perché non ritiene di aver commesso nulla di illecito per finire a giudizio. A suo dire la madre, a sua insaputa (abitava in altra provincia e non aveva rapporti con la figlia) essendo stata licenziata aveva chiesto il contributo di disoccupazione e le era stato riconosciuto. Poi per una grave malattia è venuta a mancare, sessantenne. L'Inps ha continuato per due anni a versare sul conto corrente della madre defunta il contributo di disoccupazione per circa 12.000 euro. Nonostante il conto fosse personale della madre - fa notare la difesa - è stata rinviata a giudizio la figlia: “le si rimprovera e non si sa bene in base a quale obbligo, che ‘doveva comunicare all'Inps il decesso della madre’ e che avrebbe prelevato dal conto alcune somme di denaro”, dicono i legali. Tutto dovrà essere dimostrato davanti al tribunale, dato che il giudice dell’udienza preliminare ha ritenuto che la questione sia meritevole di un giudizio penale. Il dibattimento farà emergere se i reati 316 ter e 493 ter sono stati consumati o si tratta di un groviglio burocratico civilistico senza responsabilità penali.