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Arezzo, rifiuti: obiettivo di Aisa Impianti: triplicare San Zeno per scarti differenziata e generare più rinnovabili

Luca Serafini
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Il rifiuto è una cosa, lo scarto un’altra. Il primo è ciò che si butta, il secondo è quello che rimane dopo la lavorazione del rifiuto per renderlo utile: estraendo nuova materia o ricavando energia. C’è una marea di rifiuti da smaltire e da trattare ma ci sono anche un sacco di scarti. Che vanno eliminati. L’impianto di San Zeno gestito da Aisa Impianti, si propone proprio per questa nuova frontiera strettamente collegata all’innalzamento dei volumi di raccolta differenziata. Così mentre si lavora al potenziamento dell’impianto fino alle 75 mila tonnellate (progetto già autorizzato) l’idea è di mantenere in piedi anche la “linea 1” attuale, quella da 45 mila tonnellate. Triplicare San Zeno: di questo si tratta. Con ricadute sensibili nella produzione di calore e biometano.[/TESTO] Un accordo tra Sei Toscana, gestore dei rifiuti nell’Ato sud (Arezzo, Siena, Grosseto e sei comuni livornesi della Val di Cornia) e Asia Impianti sulla mole di scarti dei rifiuti “nati qui”, nel territorio dell’Ato sud.
Giorni fa l’assemblea dell’ambito ha stoppato la delibera proposta in questo senso dal presidente e sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli. Prima di fare certi passi, gli altri sindaci vogliono approfondire. Tema politico del momento è dunque: non disattivare la linea 1 dell’impianto di San Zeno quando sarà attiva quella da 75 mila. Ghinelli e il suo assessore Marco Sacchetti non drammatizzano la battuta d’arresto: “Incidente di percorso”, dice il primo; “Legittimi chiarimenti” dice il secondo. Delibera da migliorare e nodo da sciogliere, vedremo come. Nella logica del recupero e delle rinnovabili, non del crudo smaltimento.
Sempre nei giorni scorsi una qualificata delegazione della Regione Umbria ha visitato l’impianto di San Zeno. Il presidente di Aisa Impianti, Giacomo Cherici e il direttore Marzio Lasagni, hanno fatto gli onori di casa e l’assessore Roberto Morroni, con delega ad ambiente e agricoltura, con il suo staff ha seguito e ascoltato, interessato, come si fa di fronte ad un modello dal quale trarre spunti. In materia di rifiuti, Roma docet, confronto e decisioni non sono rinviabili. Tra sostenibilità ambientale ed economica e necessario pragmatismo. 
Ma quando saranno terminati i lavori alla linea 2 di San Zeno? “Contiamo nel 2024 e ci sarà anche un incremento del personale, dagli attuali 50 addetti a 70”, dice il presidente di Aisa Impianti Cherici che ci tiene a sottolineare l’evoluzione avvenuta nel corso degli anni da quello che in origine si chiamava inceneritore, poi termovalorizzatore, ora Centrale a recupero totale Zero spreco. Nominalismi? Secondo Aisa Impianti no. Dalla semplice pratica del “bruciare” di una volta si sta spingendo forte sul “recuperare”, “rigenerare” e sulle “rinnovabili”. Cherici sottolinea come “l’attività del forno, in proporzione va a diminuire rispetto a quella con cui vengono processati i rifiuti”. In questo contesto si inquadrano il bio digestore da 35 mila tonnellate e la fabbrica di materia da 100 mila tonnellate”. Sull’interrogativo che pongono molti, il rischio che arrivino ad Arezzo rifiuti da altre zone, Cherici risponde che i flussi vengono determinati dall’autorità dell’Ato sud, all’interno del quale esiste un principio di sussidiarietà. I rifiuti sono “nostri”, insomma. E’ comunque da ricordare che “fin dal 2017 l’impianto di Aisa Zero spreco ha ricevuto la qualifica R1 riconosciuta dalla legge per gli impianti di recupero, non più di smaltimento, i quali secondo la normativa corrente possono operare in ambito europeo ricevendo rifiuti selezionati. E in caso di necessità indicate da Regione o Governo possono sopperire se sorgono emergenze. Ma qui, allo stato delle cose, non possono certamente venire da fuori a scaricare rifiuti grezzi: lo vieta la legge”. C’è poi il capitolo energia, agganciato alla vita della centrale: “Serviamo attualmente 20 mila abitanti ma ci apprestiamo a servirne 40 mila l’anno prossimo con l’attivazione del biodigestore. Generiamo calore per 1.080 abitazioni da 100 cubi, per 150 attività industriali da mille metri cubi e 280 centri commerciali da 500 metri cubi”. E ancora: “Il biodigestore consente di estrarre biometano dalla frazione organica stabilizzata, offrendo qualcosa come 100 mila pieni di biometano l’anno: quanto due distributori e mezzo”. 
Il presidente Cherici conclude: “La sfida di Aisa Impianti è aumentare la capacità di generare energia senza aumentare le emissioni in atmosfera con un impianto a CO2 negativa”.