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Un'aretina in evidenza alla Nove Colli: Miria Poggianti. Mamma, estetista e atleta che fa "pazzie" in bici e a piedi

Luca Serafini
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La mattina dopo la Nove Colli, Miria Poggianti è fresca come una rosa. O quasi. Ha pedalato sotto un sole feroce per 205 chilometri, su e giù nell’entroterra romagnolo, con partenza e arrivo a Cesenatico. Salite importanti: il Barbotto solo per citarne una. “Mi avevano detto: quando arrivi lì casomai gira per il percorso medio. Ma io sono andata avanti sul lungo”. Dislivello totale: 3.840 metri, tanta roba. Miria ha 42 anni ed è di Ponticino. Madre di due figlie, lavora come estetista ad Arezzo. Ama le “pazzie” come le chiama lei. Imprese sportive “ultra”: tanti chilometri. Sia a piedi (trail) che in bici. Su strade e sentieri, ma anche sui rulli, se necessario.

 

 

 

“Durante il lockdown lanciai la proposta di fare 150 km indoor ma nessuno mi rispose, così li ho fatti da me”. Domenica alla Nove Colli la super Miria è partita alle 6 e ha impiegato 10 ore e 41’ per coprire l’impegnativo tracciato. Unica aretina sul lungo. La settimana prima era stata a correre sul Monte Catria, nelle Marche: 28 km e duemila metri di dislivello. Titanica, resistente, caparbia. “Con la bici ho cominciato otto anni fa, ho corso e vinto in circuiti di mountain bike. Sono iscritta al Biking Team, adesso mi piace scegliere le gare di volta in volta”. Fuori dagli schemi, con libertà. E fatica.

 

 

 

“Ho fatto anche il Passatore (100 km a piedi) e il comune di Pergine Laterina mi ha dato un riconoscimento: prima cittadina a compiere quell’impresa. E poi la Mezza Iron Man di Ostia e tante altre. Affronto queste prove come sfide verso me stessa, per conoscermi meglio, i miei limiti e le mie risorse, ed è anche una forma di meditazione”. Il bilancio della Nove Colli è positivo: “Caldo micidiale. Tosta. Alla partenza in migliaia poi ognuno solo con se stesso. Mai scesa sulle salite, niente crampi”. Nella vita Miria fa anche cose normali: le piace cucinare, pulire, fare la mamma e l’estetista. Poi si concede le sue pazzie sportive. Si pone obiettivi nuovi e stimolanti. “Al trail della Valdambra, 125 km, dove si corre anche di notte, mi sono ritirata. Arrivata al 103° ho deciso di fermarmi ma non perché fossi esausta o infortunata: volevo sperimentare cosa si prova e farne tesoro”. Le è servita, quell’esperienza, per stringere i denti alla Nove Colli. “A chi dedico questa corsa? A chi mi odia e a chi mi ama”.