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Arezzo, ristoratore non trova personale e lascia locale che ha fondato 25 anni fa. "Così troppo dura, cedo il passo ad altri"

Luca Serafini
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Dice addio al suo pub pizzeria dopo 25 anni di storia. Renato Morelli si ferma. Il Regirò è in fase di trapasso. E’ stato punto di riferimento per giovani, famiglie e turisti per un quarto di secolo ma per il fondatore, titolare e tuttofare era diventato impossibile andare avanti. Sempre più dura trovare personale di sala: un problema diffuso nel settore che in questo caso ha spinto Morelli a prendere l’amara decisione. In prospettiva c'è una nuova gestione, nell’attesa sotto il Loggiato Vasariano che è uno dei simboli di Castiglion Fiorentino, e nel suggestivo locale sotterraneo, birra alla spina, hamburger, pizze e tutto il resto non ci sono.

Morelli, come mai?

“Dico stop perché era diventato impossibile trovare personale e da solo non me la sentivo più. Dopo la pandemia è cambiato tutto a livello di approccio e disponibilità verso il lavoro da parte della gente: è diventata una fatica enorme reperire lavoratori. Gli ultimi giorni sono stati un vero incubo. Dovevo correre di qua e di là tra banco, tavoli, cucina, e veramente non era più pensabile andare avanti in quel modo. Per me e per la soddisfazione dei clienti che è sempre stata il mio obiettivo”.

Quanti addetti richiede un locale così?

“Nelle serate a pieno regime, tre camerieri e tre in cucina. Quindi sei. Io conto per uno ma dovevo fare di tutto e di più, perché di gente disposta a lavorare la sera nei fine settimana non se ne trova proprio”.

Perché?

“Una volta molti erano universitari che con l’attività nei locali mettevano in tasca soldi senza doverli chiedere ai genitori. Questo non accade più. Lavorare il sabato è diventata una cosa inconcepibile. C’è chi solleva la questione del guadagno ritenuto basso, ma ciò che viene corrisposto è quanto previsto dal contratto di categoria. Se le buste paga non sono soddisfacenti non dipende certo dai datori di lavoro. Per non dire poi che sarebbe meglio se lo Stato elevasse gli stipendi e riducesse il peso fiscale e tributario a nostro carico. E’ a livello mentale e di disponibilità, ripeto, che le cose sono cambiate da così a così dopo il lockdown. I giovani ma pure gli adulti hanno preso le distanze da certi impegni. Anche perché a livello nazionale sono stati dati loro motivi per farlo”.

Cioè?

“Se ti arriva l’input che se stai a casa senza fare nulla puoi comunque godere di un sussidio ecco che anziché uno stimolo a rimboccarsi le maniche viene diffuso un messaggio contrario”. <CF1403>

Quindi ha detto stop al Regirò.

“A malincuore. Certamente incide anche il fatto che fisicamente con il passare del tempo qualcosa cambia. Prima portavo da me due fusti di birra, negli ultimi tempi dovevo farmi aiutare... A 56 anni non hai energie e slancio come a 30. Trovarsi senza personale a dover correre da una parte all’altra, a prendere l’ordine e a sparecchiare, non è esattamente come prima. Anche per chi ama il lavoro e ha sempre lavorato ad alti ritmi. Ma trovarsi ogni sera in difficoltà per mettere in campo il numero minimo di persone per svolgere un lavoro rispettoso del cliente era diventato insostenibile. Passo a gente nuova ed energica”.

Accanto all’amarezza, c’è la soddisfazione di aver rappresentato un punto di riferimento importante.

“I messaggi ricevuti e i commenti sui social dicono tutto: gente che esprime gratitudine, nostalgia, apprezzamento. Si accavallano tanti ricordi e immagini. E’ stato bello servire la moltitudine di persone passate dal Regirò in questi 25 anni. Certe parole mi hanno emozionato. Ci sono stati anche giovani che mi hanno detto: ‘i miei genitori si sono conosciuti qui’. E io: ‘sì lo ricordo, proprio a quel tavolo là’”.