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Arezzo, mancano i volontari e il circolo Arci è chiuso da due anni

Francesca Muzzi
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Il circolo Arci “Oasi di Chiani” rischia di non riaprire più. E’ chiuso da febbraio 2020, da quando scoppiò il Covid. Il motivo? “Non ci sono i volontari”, dice sconsolato il presidente Angiolo Borri che giovedì 9 giugno gioca l’ultima carta: quella di un’assemblea pubblica per richiamare i residenti della frazione alle porte di Arezzo a ridare vita al circolo. Il presidente ci mostra il volantino che in questi giorni sta girando casa per casa: “Il nostro circolo - lo riassume - è un patrimonio di tutta la popolazione di Chiani che da anni svolge un ruolo importantissimo dal punto di vista ricreativo e sociale. I due anni di pandemia purtroppo, hanno fortemente penalizzato le strutture come la nostra che da sempre fanno dello stare insieme la loro principale vocazione”. Però, se gli altri circoli hanno riaperto, a Chiani non è andata così. “Decisamente - risponde Borri - Ora che le misure restrittive si sono allentate e che potremmo riprendere da dove abbiamo lasciato, assistiamo purtroppo ad un progressivo ed inesorabile svuotamento del gruppo dei volontari che storicamente ha mantenuto vivo e attivo il Cas. Da oltre 40 anni”. Per questo il presidente Borri che non si vuole, giustamente, arrendere, ha deciso di chiamare tutta la popolazione di Chiani: “Ci troviamo giovedì 9 giugno alle ore 21 presso la sede dello stesso Cas per discutere tutti insieme e per cercare di riorganizzare il gruppo di soci volontari per ripartire con le attività”. Un’ultima spiaggia “non riusciamo più a trovare persone che diano una mano e che stanno al circolo. La nostra speranza è quella di ripartire, anche con l’attività ridotta, ma di ripartire, perché altrimenti con grande dispiacere saremo costretti a chiudere dopo 40 anni, facendo rivoltare nella tomba i tanti volontari che hanno contribuito spendendo tempo e lavoro per realizzare il circolo”. Il circolo di Chiani fino a prima della pandemia contava oltre 130 soci. Nel 2017 ci fu un contenzioso con Anas perché il capannone per ballare, troppo vicino al raccordo autostradale, rischiava di essere buttato giù. “Poi quella vicenda si è risolta per il meglio”, dice Borri che adesso vorrebbe lo stesso anche per questa di vicenda: “Non possiamo fare morire il nostro circolo che tra l’altro siamo uno dei pochi ad avere l’immobile di proprietà”. Ora la speranza, è legata all’assemblea di giovedì. E chissà che anche qua, come è successo a Le Poggiola, non prenda voglia di riaprire ad un gruppo di giovani.