Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, caccia di selezione: in arrivo dalla Regione via libera per caprioli e cinghiali dopo slittamento. Le cifre

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Parte in ritardo e dopo qualche mugugno, la caccia di selezione a cervidi, bovidi e al cinghiale. Doveva scattare il primo di giugno ma le doppiette dei selettori sono rimaste mute perché la Regione Toscana non poteva dare il via libera all’attività, in assenza del parere dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Il semaforo verde per la selezione potrebbe scattare già domani, se tutti gli adempimenti formali e burocratici saranno espletati. In ogni caso è questione di ore. Dopo un a settimana di slittamento ieri a Firenze la giunta regionale ha approvato le delibere riguardanti il piano di prelievo e il calendario venatorio per la caccia di selezione. C’è dunque stata la svolta tanto attesa dai numerosi cacciatori che praticano questa attività. “In provincia di Arezzo i selettori operativi - ci dice Fabrizio Lombardi presidente di Anuu e guardia venatoria - sono circa quattromila: duemila per capriolo, cervo, daino, muflone e altrettanti per il cinghiale. Gli abilitati sono di più”.
La selezione è un tipo di caccia che si pratica nell’arco dell’anno in autonomia: si tratta di prelievi che avvengono in base ad un piano di abbattimenti prestabilito, con ogni cacciatore che agisce in una determinata area assegnata e procede ad un numero di abbattimenti definito per sesso ed età dei capi. 
“Nel corso dell’ultima annata - ci dice Lombardi - gli abbattimenti effettuati dai selettori sono stati circa 1.200 per i cinghiali nelle aree non vocate, su un totale di 11.700 capi abbattuti nella stagione, numero che comprende tutta l’attività venatoria svolta sul territorio provinciale dalle squadre. Mentre per quanto riguarda i cervidi e bovidi, gli animali abbattuti lo scorso anno sono stati circa 3.500”. La filosofia della selezione è appunto quella di “selezionare”, appunto, le prede presenti sul territorio rispetto alla fauna presente. Per contribuire all’equilibrio ambientale. Una materia, questa, delicata e controversa con mille posizioni differenti. Mentre gli ungulati, è un dato oggettivo, per il loro proliferare e per la presenza a valle, costituiscono un danno per le colture e un rischio sulle strade.
Motivo dello slittamento dei tempi della selezione pare fosse anche una riflessione da parte di Ispra legata al tema del momento, quello della peste suina che suscita preoccupazione. In questo ambito, abbiamo sentito l’Asl e il direttore del servizio veterinario della Sud est, Ettore Barneschi, conferma che nell’Aretino e in tutta la Toscana non si sono registrati casi di peste suina africana. 
Per ora sono noti solo quelli rilevati in Liguria, nella zona di Roma e a Rieti. C’è allerta massima, con un capillare sistema di attenzione su quanto avviene nel territorio provinciale. Monitoraggio particolare per gli allevamenti di suini semi bradi, che sono una cinquantina con circa tremila capi. In questi mesi effettuati esami di laboratorio, tutti con esito negativo, su 70 cinghiali morti e su 30 suini.