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Ciccio Graziani: "Quando Gino Bartali mi disse che avevo il malocchio"

Francesca Muzzi
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Una bella serata tra ricordi, aneddoti e storie di calcio. L’occasione si è consumata all’Olmoponte, nella settimana dell’Arretium Cup che prende il via domani. Protagonista uno scatenato Ciccio Graziani che, sulla scia della presentazione del libro “La Vanga in campo” dedicato al calcio dilettanti, ha tirato fuori dal cilindro alcune chicche della sua carriera. A cominciare dalla vigilia della finale dei Mondiali dell’ ‘82 che quest’anno ricorrono i 40 anni. 
- La vigilia della finale.
“Condividevo la stanza con Giancarlo Antognoni - dice Graziani - e quando lui si fece male nella semifinale con la Polonia, aveva il timore che avrebbe saltato la finale. Io gli dicevo Giancarlo, dai in un modo o nell’altro vedrai che ce la farai. Invece lui provava a calciare e sentiva dolore. Ma ad un certo punto mi sembrava anche ottimista”. “Alla vigilia della finale, Antognoni prova a calciare, grazie ad alcune punture di antidolorifico, ma aveva la sensazione di non sentire più il piede. Io lo confortavo e gli dicevo che in un modo o nell’altro il professor Vecchiet avrebbe risolto. Andiamo a riposare e verso le 22.30 Giancarlo comincia a dirmi: ‘Eh Ciccio non ce la faccio. Ho l’impressione che devo saltare la partita’. Io lo consolavo ‘ma no Giancarlo non ti preoccupare. Vedrai che la soluzione, per farti giocare, la trovano’. Passa un po’ di tempo e Antonioni sempre: ‘No no Ciccio non ce la faccio, ho questa mancanza di sensibilità’ e io lo consolavo ancora. Passa ancora un po’ di tempo, mi stavo per addormentare e Antognoni ancora: ‘No Ciccio non ce la faccio. Non la potrò giocare’, ‘Giancarlo adesso dormiamo tranquilli, vedrai che la finale la giochi’. Passa ancora un quarto d’ora, io stavo per addormentarmi davvero e Giancarlo: ‘Ciccio domani’.. ‘Ascolta Giancarlo m’hai rotto i c… è mezzanotte. Io non so se domani ce la fai a giocare, ma di sicuro sì e se non mi fai dormire, sarò uno straccio’”. Quello che è successo dopo è storia, con un dietro le quinte: “Il giorno dopo - racconta Graziani - ha provato e non ce la fatta. E Antognoni saltò la finale. E’ stata la prima volta in cui ho visto Giancarlo veramente dispiaciuto. E poi mi disse una cosa: ‘Pensa nella foto che farete oggi quella è la squadra che ha fatto la finale del campionato del mondo’. Tanto che io dissi, vabbè che discorsi su 7 partite ne hai giocate 6 se ne salti una… e lui rispose: ‘il giorno che verrà fatta questa foto io sono escluso’. Tanto è vero che a Coverciano c’è la foto con su scritto ‘nazionale campione del mondo ‘82’, ma in quella foto c’è Bergomi e non Antognoni”. 
- L’incontro con Bartali.
Poi il discorso scivola sulle scaramanzie del calcio. E Ciccio Graziani racconta il suo incontro con Gino Bartali, il grande campione di ciclismo. “Giocavo nella Fiorentina e finito l’allenamento, il massaggiatore mi disse che c’era una persona che mi voleva conoscere. Chiesi chi fosse, mi risponde: Gino Bartali. Andammo da lui. Abitava in una casa modestissima. ‘Caro Graziani - mi disse Bartali - come stai? Sei uno dei miei giocatori preferiti della Fiorentina’. Gino, perché non vieni allo stadio? ‘Io allo stadio non ci vengo, però siccome sono sei domeniche che non fai gol, a te t’hanno fatto la fattura’, mi disse. Ma io gli risposi che non ci credevo e mentre lo dicevo mi guardavo intorno e c’erano tre biciclette e ho capito che quelle tre biciclette appartenevano a tre traguardi e a tre momenti storici della sua carriera. Gli ho detto ‘belle queste biciclette’. E lui ‘queste fanno parte della mia storia’”. “Ma non voleva desistere dal suo proposito e insisteva: ‘mi devi fare una cortesia. Domani torna qua e ti faccio trovare una signora che ti leva il malocchio, perché a te ti hanno fatto il malocchio’. Il giorno dopo dopo, finito l’allenamento siamo tornati a casa di Bartali e c’era questa signora che faceva un’impressione… ‘Si tolga la maglia’, mi chiese e mi spalmò un ungento addosso con degli strani gesti, una scena quasi macraba. Insomma alla fine la domenica a Cesena segnai due gol. Il lunedì tornai da Bartali, anzi in cuor mio dicevo che se ‘Se andava così ci sarei tornato tutte le settimane. ‘Che t’avevo detto - mi disse - Io non mi sbaglio mai. Sai quanta gente ci vuole male. Tutta invidia’. Questo è il mio ricordo di Gino. E quella fu la prima e ultima volta che lo vidi”.
- La partita sull’aereo. 
Di ritorno dai Mondiali di Spagna, famosa resta la partita sull’aereo. “Bearzot con Causio e il presidente Pertini con Dino Zoff - ricorda Graziani - E noi in quattro o cinque a vedere la partita. Si mettono a giocare a carte, a scopone. Pertini lascia scopa di 7, Bearzot fa scopa di 7 e Zoff cala il 7 e Causio fa scopa di 7 e Dino gli fa ‘presidente ma mi lascia scopa di 7 e non ha nemmeno un 7 in mano?’ ‘Caro Zoff lei non è capace a giocare a carte - gli rispose Pertini - lei lo doveva sapere che io non ho il 7 in mano’. ‘Ma presidente - gli dice Zoff - a scopone si gioca in coppia’. ‘No caro Zoff, lei ha sbagliato’. Io guardo Dino e gli faccio: Dino questo è un grande presidente, ma a carte non sa giocare’”.