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Arezzo, il circolo Arci di Chiani trova i volontari e riparte dopo due anni

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Francesca Muzzi
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Il circolo l’Oasi di Ponte a Chiani riparte. Arrivano segnali positivi dall’assemblea pubblica che si è svolta giovedì sera. Era una sorta di ultima spiaggia, convocata dal presidente Angiolo Borri per cercare una soluzione. Che è stata trovata: “Si sono offerte circa trenta persone per venire a darci una mano e questo ci conforta molto”. Il circolo l’Oasi era chiuso dal febbraio 2020. 
Praticamente da quando era scoppiata la pandemia. Ma a differenza degli altri circoli, non aveva riaperto quando ce n’è stata la possibilità. “Ci mancano i volontari - aveva detto il presidente Borri - Non riusciamo a trovare persone disposte ad aprire il circolo e a fare attività. Una situazione che ci pesa fortemente, considerato che il nostro circolo Arci va avanti ormai da oltre 40 anni”. E così ecco l’idea. Convocare un’assemblea pubblica, giovedì scorso, dove richiamare tutto il paese per vedere di trovare una soluzione. “Il rischio che si correva era quello di non ripartire più”, prosegue Borri che per cercare di salvare il salvabile è andato casa per casa a consegnare i volantini e giovedì, tutti i residenti o quasi di Ponte a Chiani si sono ritrovati nella sede del circolo per trovare una soluzione. “E circa una trentina di persone si sono offerte per dare una mano al circolo”. E dunque l’Oasi di Chiani riparte. “Sembrerebbe proprio così. Siamo davvero felici che il nostro circolo possa ripartire. Adesso piano piano ci organizziamo, faremo i turni, per riprendere le attività che abbiamo lasciato praticamente due anni fa”. 
E il circolo Arci di Chiani è stato l’ultimo a riaprire dopo la pandemia. “Era rimasto il solo che non era riuscito a ripartire”, sottolinea Federica Ettori, presidente di Arci che si era occupata del caso di Chiani e che giovedì, per motivi familiari, non era potuta intervenire. 
Ma aveva mandato il suo saluto e il suo appoggio agli oltre 120 soci. 
Tanti infatti erano prima della pandemia. Si riparte dunque con le attività e con la vita di un circolo che per le piccole frazioni è un punto di riferimento. Un circolo attivo e sempre difeso. Tanto che nel 2017 ci fu un contenzioso con Anas perché il capannone per ballare, troppo vicino al raccordo autostradale, rischiava di essere buttato giù. Ci fu una levata di scudi affinché questo non succedesse e così è stato. Il capannone è rimasto in piedi e il circolo è salvo. Un po’ come è avvenuto oggi. Grazie al presidente Borri e a chi, giovedì sera ha alzato la mano per dire “presente”, l’Oasi ripartirà. La cucina, il bar e tutta la struttura riprenderà vita dopo due anni di Covid e dopo che ha rischiato di non rivedere più la luce. Non è così, si torna a ballare.