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Arezzo, fatturati: Chimet (4,3 miliardi) torna prima, Italpreziosi va forte e Ciabatti annuncia: "Investiamo, nuovi posti di lavoro"

Luca Serafini
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Le lady d’oro sembrano giocare a rincorrersi. Un anno fa era Ivana Ciabatti a sfrecciare davanti a Maria Cristina Squarcialupi, con Italpreziosi che sorpassò Chimet: fatturato stellare da 6,8 miliardi (rispetto ai 2,7 dell’anno precedente), prima azienda toscana e fra le 30 top d’Italia. Quest’anno è Chimet che si riprende la testa in provincia di Arezzo e svetta: fatturato di 4,3 miliardi (rispetto ai 3,1 del 2020) e contro sorpasso su Italpreziosi che si attesta su 3,7. Ma la hit stilata sul giro d’affari, si sa, ha un valore relativo rispetto ad utili e solidità. Entrambe le aziende stanno benone e in un distretto orafo che gode complessivamente di buona salute, Ivana Ciabatti, presidente del cda di Italpreziosi, cede volentieri lo scettro. E si ferma ad analizzare. “Siamo due realtà imprenditoriali diverse e non assimilabili, due mondi distinti: Chimet che recupera metalli dagli scarti, mentre la nostra storia e la nostra strada è propriamente di banco metalli:trading e commercio, oltre all’affinazione e produzione di oro da investimento. Lingotti che provengono dalle miniere. Il dato di chiusura del 2021 ci lascia pienamente soddisfatti, il record del 2020 fu il frutto di una circostanza, la sofferenza maggiore dei nostri competitors di India e Cina di fronte al problema della pandemia Covid, mentre noi, come tutto il sistema italiano, siamo più resilienti e forti, nell’organizzazione e nella logistica”. Il valore del metallo fece il resto con quel fatturato gigantesco. Ivana Ciabatti prosegue: “Nell’anno trascorso c’è stato un assestamento nel quale quei Paesi hanno recuperato terreno, ma Italpreziosi nonostante la diminuzione del fatturato ha ottenuto una performance di alto livello, rispetto ai 2,7 miliardi del 2019, che ci permette di guardare avanti con nuovi e importanti progetti”. Quali? “Ci stiamo lavorando seriamente e si tratta di investimenti rilevanti nel nostro territorio che porteranno a creare nuovi posti di lavoro come manodopera”. Ivana Ciabatti sprizza positività: “Una prima fase attuativa ci sarà nel 2022 e il resto nel 2023”, aggiunge senza svelare il piano con relativo business plan. Leader nel settore dell’oro da investimento, presente in società che possiedono miniere, dinamica, Italpreziosi conta una sessantina di dipendenti ma in un arco di tempo ravvicinato potrebbe quindi richiedere nuova occupazione. Nel 2021, osserva Ciabatti, l’anomalia è stata “la difficoltà, per la prima volta in 35 anni, a reperire materia prima”. E aggiunge: “Oltre alle incertezze economiche e finanziarie, e all’inflazione, con lo scoppio della guerra si è accentuata la corsa all’oro da investimento, per la caratteristica di questo metallo di preservare il suo potere d’acquisto nel tempo. Le richieste dei privati sono tantissime, in una gamma di prodotti e piani di accumulo. Si va dal lingottino da 5 grammi fino a quelli da un chilo”. Sulla situazione generale del distretto aretino, Ivana Ciabatti auspica che prenda sempre piede tra le imprese una “visione ancora più aperta, internazionale” perché “occorre investire ma anche saper comunicare cosa si fa”. Arezzo città dell’oro può farsi apprezzare meglio nel mondo. Il Museo finalmente sarà una vera vetrina. Grinta, sorriso, lucidità, passione: Ivana Ciabatti (che è nel Board of Directors del Responsible Jewellery Council) cede serenamente lo scettro dei fatturati e con Italpreziosi fissa le prossime sfide.