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Arezzo, la verità di Maurizio Gelli e del figlio Licio jr sulla Rolls Royce contesa

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“Mio padre Licio non c’entra nulla con quella Rolls Royce. La macchina l’acquistai io a Perugia, ci sono i documenti a dimostrarlo. Poi la regalai a mio figlio Licio junior”. Maurizio Gelli telefona dal Canada, dove vive e svolge attività diplomatica come ambasciatore del Nicaragua, per puntualizzare. L’altro ieri al tribunale di Arezzo è stata rievocata la storia dell’auto di lusso contesa: il processo proseguirà a gennaio. Imputato è il romano Angiolo Crivellari, ultimo proprietario della concessionaria Vip Car, accusato di aver calunniato Licio Gelli jr, figlio di Maurizio e nipote del maestro venerabile scomparso nel 2015. Crivellari dopo il fallimento dell’attività denunciò il giovane Gelli di appropriazione indebita. “Falso. La verità verrà fuori e ho fiducia nella giustizia” dice Licio Gelli junior che si è ritirato dal commercio di auto ed ha residenza in Paraguay. “In attesa dell’esito del processo mi preme che le cose siano chiare e precise: la Rolls Royce non è mai stata di mio nonno, l’ho ricevuta da mio babbo e io, appassionato di vetture d’epoca, l’ho fatta sistemare. Ecco, sgombriamo dal campo aloni equivoci di cose inesistenti”. Il padre Maurizio conferma: “All’epoca, una ventina di anni fa, avevo la concessionaria Chrusler a Pratacci e comprai la Rolls alla Mercedes di Perugia. Non vale certo 80 mila euro come si dice ma molti di meno e ha la guida a destra”. Riprende il figlio Licio: “Tutti in città sapevano che era mia e non di Vip Car. Questo lo sapeva perfettamente anche Crivellari sulla base delle carte scritte nel passaggio di proprietà della concessionaria. Poi però mi ha denunciato di appropriazione indebita e ora si trova a giudizio per calunnia”. Quando la situazione economica di Vip Car cominciò a zoppicare, dice Licio jr, una persona della quale si fidava gli aveva presentato Crivellari. “Mi disse che era la figura giusta che poteva aiutarmi. Le carte che emergono nel processo, sui suoi precedenti e certe frequentazioni, dicono tutt’altro ma allora non lo sapevo”. Le accuse sono reciproche, i procedimenti si intrecciano, ci vorrà tempo per districare la matassa. “Intanto mi preme che dal punto di vista mediatico si sappia che mio nonno non c’entra nulla”, conclude Gelli junior, che si porta un nome e un cognome non banali, che non passano inosservati. “Sono sereno, confido nella giustizia: mi sono costituito parte civile perché sono stato danneggiato”. E la sontuosa Rolls Royce del 1957, trovata dalla Polizia stradale in un capannone, che fine ha fatto? Dopo il sequestro nel 2018, tornò nelle disponibilità di Licio jr che l’ha venduta. 

L.S.