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Arezzo, il giorno di Francesco Macrì al Tar: ricorso contro Anac per tornare presidente di Estra

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Luca Serafini
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E’ il giorno di Francesco Macrì al Tar del Lazio. Anche se la decisione non ci sarà subito (da uno a tre mesi di attesa) l’udienza di oggi è un passaggio chiave. Per più motivi: in primis la presidenza di Estra, che Anac ha tolto al politico e manager aretino lo scorso novembre; poi ci sono le implicazioni sulla vicenda giudiziaria che vede Macrì e il sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli, accusati di abuso d’ufficio proprio per la nomina dell’esponente di FdI nella multiutility: infine non sono da sottovalutare la conseguenze sull’accordo politico nel centrodestra, con Fratelli d’Italia che, vada come vada il ricorso, rivendica il suo peso nelle partecipate o nella giunta comunale di Arezzo. Davanti ai giudici amministrativi si scontrano due posizioni antitetiche. Quella dell’Autorità nazionale anti corruzione e la trasparenza nella pubblica amministrazione, con i legali dell’Avvocatura dello Stato, e quella di Macrì che con i suoi legali ha chiesto l’annullamento della delibera 744 dell'Anac che l'11 novembre 2021 lo ha destituito dal ruolo che ricopriva dal 2016 nella società di gas e luce nata nel 2008 dalla fusione dei consorzi Coingas Arezzo, Consiag Prato e Intesa Siena, poi estesa alle Marche. Un’azienda divenuta soggetto primario del settore proprio negli anni di presidenza di Macrì, che prese il posto di Roberto Banchetti con il quale era già iniziata la svolta accompagnata dall’incremento dei dividendi per i comuni. 
La linea di Macrì, con l’avvocato Gaetano Viciconte, è netta: l'incarico da lui assunto nel 2016 dopo essersi dimesso dal consiglio comunale, era perfettamente conferibile. Nessun impedimento normativo come invece sostiene Anac che cita l’articolo 7, comma 2, lettera d, del D.Lgs. n. 39/2013 che prevede un periodo di “raffreddamento” da parte del cittadino eletto in consiglio comunale prima di assumere incarichi in enti a controllo pubblico.
La materia è complessa e controversa. Ci sono recenti pronunciamenti che assecondano la posizione di Macrì ma intanto la sua carica di presidente è stata azzerata, con il senese Alessandro Piazzi, amministratore delegato, che ha preso le redini del cda. Mentre il socio aretino Coingas ha sostituito Francesco Macrì, per non rimanere senza rappresentanza, con il commercialista Giovanni Grazzini.
Era il settembre 2016 quando il consigliere comunale di FdI si dimise da Palazzo Cavallo e passa al cda di Estra in virtù di un accordo di coalizione, con voto dell’assemblea di Coingas. Il 12 di quel mese fu nominato presidente di Estra, con successive riconferme il 31 luglio 2017 e il 15 luglio 2020. Anac lega l’inconferibilità all’attribuzione di cariche dirette gestionali a Macrì. 
Il ricorso poggia su più aspetti. Intanto, la nomina di Francesco Macrì a presidente non sarebbe stata direttamente del Comune di Arezzo. Ci sono in mezzo altri passaggi, come quello in Coingas dove il municipio aretino, pur socio di maggioranza, detiene il 45,17 delle quote sociali ma non la maggioranza assoluta. Quindi, anche se i patti sociali in Estra stabiliscono che sia Coingas a scegliere il presidente, non si può dire che Macrì lo ha nominato il comune di Arezzo dove era stato consigliere. 
E ancora: il soggetto che ha conferito l'incarico a Francesco Macrì non fu poi Coingas ma il cda di Estra, cosa diversa e tale da far cadere l'impalcatura dell'inconferibilità. La nomina “non è stata disposta né dal Comune di Arezzo, né da Coingas, né dall'Assemblea di Estra, bensì, dall'organo amministrativo di Estra, senza che vi sia alcun collegamento con il patto parasociale citato dall'Anac”. 
Elemento cardine del ricorso, poi, è la questione della natura giuridica di Estra. Che, secondo i legali di Macrì, non è un “ente di diritto privato in controllo pubblico” e quindi non sottoposta alle rigide normative configurate da Anac. Estra, per il ricorrente Macrì, “è invece una società operante sul mercato secondo le regole della libera concorrenza, cosicché la posizione dell'ente pubblico ‘controllante’ (che peraltro nel caso di specie neppure si ravvisa) non è quella di committente/concedente pubblici servizi, ma semplicemente quella di un socio di società di capitali”. 
E’ vero che nel penale finora i giudici si sono espressi in modo diverso, anche nella sentenza di condanna di Sergio Staderini, ex stretto collaboratore del sindaco Ghinelli ed ex presidente di Coingas, ma la giustizia amministrativa è specializzata nello sciogliere nodi complessi come questo e l’esito non è affatto scontato. Udienza alle 12, prima parla l’avvocato di Macrì, poi quello di Anac, quindi inizierà l’attesa per la decisione - non si sa quando - dei tre giudici del Tar.
Da parte sua Macrì, presidente dell’Istituto di eccellenza formativa ITS Energia e Ambiente, è convinto delle sue ragioni, ha preferito non chiedere la sospensiva per discutere nel merito la questione, e confida in un pronunciamento in tempi rapidi.