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Banca Etruria, arriva sentenza per papà Boschi e altri tredici sul filone delle "consulenze d'oro"

Luca Serafini
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[/FIRMACITTA-2]Arriva oggi la sentenza per le cosiddette “consulenze d’oro” di Banca Etruria con imputati Pier Luigi Boschi e altri tredici. il dilemma è sempre il solito: soldi buttati via in modo irresponsabile o inevitabili spese che si dovevano fare ma finite male perché certe storie, come quella di Bpel, entrano in un vortice negativo e non si riprendono più? E quindi: gli ex vertici della banca “popolare davvero”, come recitava lo spot dei giorni felici, sono da condannare o no? La procura ha chiesto pene che vanno da due anni in giù, partendo proprio dall’ex vice presidente Boschi. Nessuna sentenza, si sa, è annunciata e scontata, ma dopo la raffica di assoluzioni per il maxi processo bancarotta terminato a ottobre con il flop dell’accusa, la vigilia è gonfia di pronostici assolutori. Vedremo. Di certo tra i tanti processi legati a Banca Etruria questo è quello più “politico” nel senso che di mezzo c’è finito, a differenza degli altri procedimenti, il padre di Maria Elena Boschi che all’epoca delle ultime stagioni di Bpel e della risoluzione (2015), era ministro nel governo Renzi. Oggi è parlamentare di Italia Viva. L’udienza comincia alle 10 con un punto interrogativo sul pubblico ministero. Chi sarà? Angela Masiello è stata applicata a Firenze e del pool Etruria pare non sia disponibile neppure Julia Maggiore. In teoria sono previste in apertura le repliche proprio della procura contro le arringhe, anche taglienti, delle difese. Poi parola alle parti civili - i risparmiatori traditi - ulteriori eventuali puntualizzazioni, quindi camera di consiglio. Il giudice Ada Grignani, con il pancione, pronuncerà il verdetto prima di fermarsi per la maternità. Il processo ha messo in fila una serie di “operazioni imprudenti”, secondo la procura, con una pletora di professionisti - legali e advisor finanziari - che sarebbero stati foraggiati con un “uso smodato” di incarichi, anche doppi. Un gran dispendio di soldi. Per fare cosa? Per trovare un partner di elevato standing per raddrizzare le sorti di Bpel. Ma le nozze con con Banca Popolare di Vicenza non lo voleva nessuno e non si fecero. Così i milioni indirizzati dagli uffici di comando di Bpel agli esperti, furono come gettati nella spazzatura, contesta la pubblica accusa. Bancarotta semplice, tradotto in ipotesi di reato. Chieste condanne variamente graduate, per[TESTO] Claudia Bugno, Luigi Nannipieri, Luciano Nataloni, Claudio Salini, Alessandro Benocci, Rosanna Bonollo, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori, Anna Maria Nocentini Lapini, Ilaria Tosti, Daniele Cabiati, Carlo Catanossi e Emanuele Cuccaro. Gli avvocati difensori, tra cui Luca Fanfani per Cuccaro, e Gildo Ursini per Boschi, hanno preso a picconate il capo d’imputazione in più modi:[/TESTO] operazioni non arbitrarie ma richieste con urgenza da Banca d’Italia, tantomeno imprudenti, e congrue. Fu il diligente rispetto dell'ordine giunto dall’alto per aggregarsi con un'altra banca, hanno argomentato gli avvocati. [TESTO]E ancora: quando furono affidate le consulenze (2014 ndr) la banca non era neanche in dissesto quindi non esiste il presupposto della bancarotta.[/TESTO] [TESTO]Le parti civili temono la beffa. L’aula della Vela ancora risuona delle frasi del professor Traversi, altro difensore: “La legge è uguale per tutti? Mah. A Siena altro che consumazione di parte notevole del patrimonio... c'è stata consumazione totale e in quel caso non è stata dichiarata l'insolvenza. Forse, perché lì c'erano coperture politiche di cui Arezzo non ha goduto”.