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Banca Etruria, dopo l'assoluzione di Boschi e degli altri il filone consulenze verso la prescrizione

Luca Serafini
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Tutti assolti. “Il fatto non sussiste”. Né per papà Boschi né per gli altri ex Bpel. I milioni spesi dagli ultimi due Cda e dai dirigenti della banca colata a picco - sentenzia il giudice - non furono sperperati con imprudenti e dannose operazioni punibili penalmente. Le cosiddette consulenze d’oro affidate a super esperti per salvare Bpel, che invece non si salvò, con una aggregazione che nessuno voleva e che infatti non si fece (con Vicenza), non costituiscono bancarotta. Punto. Arriva alle 11.20 il verdetto pronunciato da Ada Grignani, con il pancione sotto la toga, all’ultima udienza prima della maternità. Pochi dentro e fuori dalla Vela si attendevano il colpo di scena, cioè le condanne, dopo la ventina di assoluzioni di ottobre nel maxi processo per la bancarotta fraudolenta dove i milioni gettati alle ortiche, in caso, erano molti di più, palate. In tribunale la montagna partorì almeno un topolino, i 6 anni di reclusione per Alberto Rigotti e la possibilità di ricorrere in appello, già in autunno. Qui invece, sul filone secondario delle consulenze per l’aggregazione con Banca Popolare di Vicenza, il giudice ha tirato un rigo sopra a tutte le richieste di condanna della procura, la più alta (un anno) era proprio per Pier Luigi Boschi, ex vice presidente di Bpel. E in più il processo è incanalato in un binario morto perché la prescrizione arriva nel 2023, quindi i tempi per per un eventuale appello, qualora la procura impugnasse, non ci sono. Alla lettura del dispositivo sorridono gli avvocati delle difese. Tirano un sospiro gli imputati presenti, Nataloni e Cabiati. Non c’è il più esposto mediaticamente, Boschi, forse ad attendere l’esito nella sua Laterina. Mentre la figlia parlamentare Maria Elena apprende la notizia nell’ufficio della Camera e poi, confessa su Facebook, scioglie la tensione con un pianto liberatorio. Il procuratore Roberto Rossi incassa la sconfitta del pool (assenti tutti i sostituti delle indagini) e si riserva di leggere le motivazioni, pronte tra novanta giorni. Masticano amaro le parti civili, in aula i risparmiatori traditi, simbolo della vicenda e l’avvocato Lorenza Calvanese, l’ultima ad arrendersi, con una replica nella quale ha insistito per le condanne. La saga di Banca Etruria si arricchisce di un nuovo capitolo. Le assoluzioni riguardano oltre a Boschi, Claudia Bugno, Luigi Nannipieri, Luciano Nataloni, Claudio Salini, Alessandro Benocci, Rosanna Bonollo, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori, Anna Maria Nocentini Lapini, Ilaria Tosti, Daniele Cabiati, Carlo Catanossi e Emanuele Cuccaro. Ovvero ex consiglieri e dirigenti di via Calamandrei. La procura aveva definito “operazioni manifestamente imprudenti” le consulenze relative al processo di aggregazione con un “partner di elevato standing” che Banca d’Italia aveva chiesto a Bpel il 3 dicembre 2013 con una lettera. Tante consulenze (11), troppe, riteneva la procura, non congrue, anche ripetitive, e rivelatesi inutili perché l’aggregazione con Banca Popolare di Vicenza non si fece: poi la banca venne commissariata, quindi messa in risoluzione a novembre 2015. Una girandola di incarichi ad advisors finanziari e industriali e studi legal[TESTO]i di mezza Italia per un costo intorno ai quattro milioni e mezzo. Le difese hanno sostenuto che quelle attività urgenti commissionate da Banca d’Italia andavano fatte con urgenza, non furono scelte arbitrare, occorreva affidarsi a figure più quotate con notule inevitabilmente alte. Nessuna imprudenza insomma né scellerata azione a danno della banca in difficoltà. E il giudice pare aver seguito questa linea. Spiegherà nelle motivazioni. Amaro, il risparmiatore Caramazza: “Alla fine la colpa è di Banca d’Italia...”
Ora cala l’estate sulla storia infinita di Etruria. A novemre il super appello per la bancarotta fraudolenta e l’appello per [/TESTO]l’ex presidente Giuseppe Fornasari e l’ex dg Luca Bronchi, condannati a 5 anni in primo grado, che potrebbero accedere al concordato, una sorta di patteggiamento.