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Arezzo, il Melograno prende il Città di Castello. Piero Mancini sarà il presidente

Francesca Muzzi
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]La rosa è pronta. Lo ha aspettato per dodici lunghi anni. Ma lunedì potrà di nuovo metterla sul taschino della giacca. Piero Mancini scende di nuovo in campo. Da ieri - davanti al notaio Schettino - la società di Paolo Cangi, il Melograno, ha preso il 67 per cento delle quote di due dei tre soci dell’Ac Città di Castello: Bruno Mambrini (34 per cento) e Luigino Pasqui (33 per cento). L’altro 33 per cento è della vedova del compianto Ivo Guerri che una volta terminate le pratiche per la successione, cederà anche lei il suo 33 per cento. Praticamente da oggi, la già maggioranza, può convocare il consiglio di amministrazione nel quale eleggere il nuovo presidente del Città di Castello. “Forse sarò io”, sottolinea scherzando Piero Mancini che all’inizio dice che non è emozionato, ma poi “Un po’ lo sono”. L’ultima volta che da presidente ha varcato la soglia di un campo da calcio, era il campionato 2009-2010. L’Arezzo era in C, sembrava dovesse farcela a tornare in B. Fu l’anno di Leonardo Semplici e Nanu Galderisi che si passarono il testimone in una incredibile staffetta sulla panchina ai play off. Praticamente si alternavano quando l’Arezzo giocava fuori e in casa. Sorride Piero Mancini al ricordo di quella stagione incredibile, una delle tante, e sottolinea: “Userò lo stesso metro sia per gli allenatori che per i giocatori”. E quando dice allenatori, vengono i brividi a ripensare al lungo elenco degli esoneri e a quanti hanno spiccato il volo da Arezzo proprio grazie all’intuito di Mancini. Tra tutti Antonio Conte e Maurizio Sarri. Entrambi esonerati. Resta famosa la frase che Mancini disse al compianto Ermanno Pieroni: “Direttore, mi mandi via quel dilettante”, intendendo con dilettante Antonio Conte. Piero Mancini è stato presidente dell’Arezzo dal 2000 fino al 2010. Contestato prima e adesso rimpianto. Il destino dei grandi presidenti. Il Cavallino che ha portato in serie B, fino a sfiorare i play off per la A, fino al 2008, ai guai giudiziari, all’arresto allo stadio, ai giorni di carcere e poi alla riscossa. Ma nel 2010 ecco che Mancini non iscrisse più la squadra alla serie C e l’Arezzo si ritrovò in D. Ma passati i guai giudiziari, il pres è tornato più carico che mai. Perché non è ripartito da Arezzo? “Perché non voglio disturbare la gente che lavora bene”. E così Città di Castello: “Volevano un presidente che venisse dalla Valcerfone. Perché il Cerfone abbraccia la Valle del Tevere. Ed eccomi qua”. Avversario dell’Arezzo, se il Cavallino non venisse ripescato in serie C. Mancini però al derby non ci pensa. O per meglio dire, fa finta di non pensarci, perché in cuor suo non gli dispiacerebbe anche tornare da avversario. Intanto prende le misure al Castello: “Sarà il mio Monza” e poi aggiunge: “Sono emozionato di tornare e ho un difetto: mi piace vincere”. Quei difetti che piacciono tanto ai tifosi anche a quelli biancorossi che lunedì mattina lo potranno conoscere alla presentazione. A Città di Castello. Dove Piero Mancini dalla Rassinata, riparte per il mondo del calcio: “Ho tanta voglia di fare bene”. E chissà che cosa avrebbe detto Ermanno Pieroni, il direttore che Mancini riportò in auge quando l’Arezzo era in serie B. Pieroni, scomparso nel novembre scorso, aveva un sogno quello di riprendere insieme l’Arezzo. Lui c’era riuscito insieme a Giorgio La Cava, ma avrebbe voluto ricominciare insieme a Mancini “al quale devo molto”, diceva sempre. Di sicuro sarà contento lo stesso di rivederlo in campo. “Pieroni, quanti giocatori abbiamo preso insieme”, ricorda oggi. E sottolinea: “Ho sempre detto che di giocatori ce ne sono tanti, ma bravi davvero pochi. Così come gli allenatori”. E Mancini ne sa qualcosa. Il piglio è quello giusto, famosa la sua frase che ripete sempre: “Io sono il presidente delle emozioni”. Pronto ad emozionare anche l’Umbria. Con la sua rosa sul taschino e un sogno: “Città di Castello come il Monza”. Bentornato, pres.