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Arezzo, sequestrate scorie e dieci indagati nell'azienda che recupera metalli preziosi. Tca: "Accuse infondate"

Luca Serafini
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Dieci persone indagate e sequestro preventivo di alcune porzioni dell’impianto industriale Tca di Castelluccio. Dubbi su scorie e materiali. C’è una nuova indagine su presunti reati ambientali che scuote il territorio aretino: stavolta ad essere passata al setaccio è la grande azienda che opera nel recupero dei metalli preziosi e annualmente svetta nella hit dei fatturati, 839 milioni nel 2020. 
Premesso che si tratta di attività assolutamente preliminari e che l’esistenza di violazioni è tutta da dimostrare, lo scorso 9 giugno i Carabinieri forestali della sezione di polizia giudiziaria della procura di Arezzo hanno fatto visita all’area industriale nel comune di Capolona con decreto di ispezione del pubblico ministero Laura Taddei. Hanno notificato gli avvisi a titolari e figure tecniche ed eseguito i sequestri. Le contestazioni riguardano il ciclo produttivo della società, una eccellenza aretina che crea lavoro e occupazione, ed in particolare sono incentrate su stoccaggio di scorie e materie prime. Gli inquirenti ipotizzano una non perfetta corrispondenza tra le autorizzazioni rilasciate da Provincia di Arezzo e Regione Toscana alla Tca e quanto accertato sul posto. Per ciò che riguarda le scorie - che derivano dalla fusione delle ceneri dei materiali trattati, e cioè rifiuti pericolosi e non pericolosi - i forestali ne hanno trovate per mille metri cubi, circa duemila tonnellate. Ma lo stoccaggio, sostengono, non è previsto presso la Tca, in base all’autorizzazione madre del 2005. Niente “parcheggio” di scorie in loco, quindi, anche se i residui devono essere poi oggetto di un successivo trattamento, detto flottazione, per estrarne ancora metalli. La particella di terreno dove si trova il cumulo di scorie è stata quindi sequestrata. Era già da tempo sotto la lente e recentemente restituita all’azienda dal gip, ora di nuovo bloccata.
Viene poi contestato di aver esteso l’area dell’impianto ad ulteriori superfici e immobili che non sono riportati nelle planimetrie ufficiali approvate nel 2005 e nelle successive integrazioni: pertanto sarebbero illeciti quei depositi di materie prime trovati nel corso dell’ispezione. Si tratta di materiali per alcune centinaia di metri cubi come “sodio boroidrato e idrossido di sodio, calce, calce idrata in polvere, materiali refrattari, pallet con materiali solidi, borace e materiali d’ufficio”. Non si tratta di rifiuti: magazzini. 
Infine, una terza contestazione mossa dalla procura all’azienda riguarda una tubatura. Non sarebbe stata scollegata del tutto la vecchia sezione impiantistica di fonderia, violando in questo modo l’autorizzazione: dopo che la Regione aveva concesso l’esercizio di una nuova sezione impiantistica di fonderia, dismettendo quella esistente, l’azienda avrebbe continuato a mantenere la vecchia parzialmente collegata al nuovo impianto, con una tubazione ancora in grado di funzionare, attraverso una saracinesca attivabile a mano. Così, secondo i Carabinieri forestali, si sarebbe originato un “incremento dei punti emissivi ponendosi al di fuori del perimetro dell’autorizzazione posseduta”. Le questioni sollevate sono tecniche e la materia complessa. L’effettiva sussistenza dei reati ambientali e la loro portata dovrà essere appurata. Intanto per la spa di Castelluccio, il cui acronimo Tca sta per Trattamento ceneri auroargentifere, c’è il disagio di una accusa ritenuta infondata e dei relativi sequestri. I legali degli indagati si stanno attivando e risulta depositata istanza di Riesame contro i sigilli. Passaggio che consente la discovery degli atti. Il ciclo produttivo di Tca può ovviamente proseguire ed è stato nominato un custode per le zone interdette.


NOTA DELL'AZIENDA

Sorpresa e fiducia nella magistratura. Dall’azienda Tca spa di Castelluccio nel comune di Capolona, riceviamo questa breve nota in relazione all’inchiesta in corso da parte della procura di Arezzo. 
“Lo scorso 9 giugno, dopo pochissimi giorni che, all'esito del pronunciamento del Gip di Arezzo, erano state finalmente liberate per il trattamento alcune nostre scorie oggetto di accertamenti da quasi due anni, su disposizione della Procura della repubblica si sono presentate nuovamente alle nostre porte circa venti persone tra cui carabinieri forestali e funzionari Arpat”.
L’azienda Tca, fondata nel 1977, con stabilimenti ad Arezzo, Vicenza e Valenza, circa 140 dipendenti, aggiunge: “Non comprendiamo quanto sta accadendo e richiediamo la massima serietà. Vengono ipotizzate condotte gravi e siamo certi infondate. 
Il nostro atteggiamento - si conclude la breve nota dell’azienda - è certamente quello della massima collaborazione, come sempre, ma anche della nascente perplessità”.
Tca dall’iniziale specializzazione nel trattamento ceneri contenenti oro e argento, negli anni è cresciuta fino ad allargare le proprie competenze anche al recupero di platino, palladio e rodio. Un punto di riferimento solido e qualificato nel settore, una eccellenza del distretto orafo aretino. L’azienda è impegnata nel recupero dei metalli preziosi e si ispira a criteri di sostenibilità tra innovazione continua e il rispetto dell’ambiente. 
Tca ha intrapreso una forte strategia di internazionalizzazione e ha stretto nuove e importanti relazioni commerciali con i più grossi player mondiali nell’ambito dell’attività di refining e trading di metalli preziosi.