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Arezzo, la legge Cartabia può far ripartire da capo il processo Coingas: ecco perché

Luca Serafini
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Il processo Coingas rischia di fermarsi e di ripartire da zero. Con l’entrata in vigore della legge delega Cartabia sono cambiate certe regole della giustizia e alla vigilia della nuova udienza nulla sembra così scontato. L’agenda prevede per domani la sostituzione del presidente del collegio giudicante, Ada Grignani, con Filippo Ruggiero: il giudice che ha impostato l’istruttoria va in maternità e passa il testimone al collega secondo un meccanismo molto contestato dai penalisti italiani (il 27 e 28 giugno scioperano proprio per questo) ma che dal 2019 è diventato prassi con la sentenza Bajrami pronunciata dalla Cassazione a sezioni unite. Se un giudice lascia, entra il prossimo e si va avanti: oggi funziona così. 
Ora però la riforma della ministra Cartabia modifica la situazione: il testo prevede infatti che per dar corso alla staffetta tra giudici nello stesso processo, la condizione è che esistano video registrazioni delle udienze precedenti. Altrimenti si deve ricominciare da capo e risentire i testimoni. 
E nel processo Coingas le registrazioni sono solo audio e non video: saremmo quindi fuori dai termini previsti dalla legge delega e come in un gioco da tavolo si tornerebbe alla casella di partenza. 
Questo aspetto tecnico ma anche di sostanza giuridica sarà quasi certamente sollevato domani alla Vela da parte degli avvocati difensori degli imputati. Spetterà poi al collegio giudicante esaminare le eccezioni e decidere se andare avanti dritto, assumendosi la responsabilità di una decisione che più avanti potrebbe essere oggetto di impugnazioni. Il terreno su questo fronte è vergine, difficile dire quale orientamento prevarrà. 
Così l’attesa dell’udienza di domani si carica di punti interrogativi. Il processo agli undici imputati, tra cui il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli e il presidente decaduto di Estra, Francesco Macrì, sta viaggiando verso la fase riservata ai difensori e ai loro testimoni. Finora sono stati sentiti in aula i testimoni portati dai pm, il procuratore Roberto Rossi e il sostituto Chiara Pistolesi, mentre mancano all’appello alcuni testi delle parti civili ovvero i comuni soci che si ritengono danneggiati dalle presunte super consulenze. 
Il cronoprogramma prevede di arrivare al verdetto entro l’anno, in autunno. Il processo è imbastito sugli elementi raccolti dalla Digos e dovrà alla fine dire se: 1) circa mezzo milione di euro, soldi pubblici, furono sperperati da Coingas con consulenze allegre, inutili, onerose, a senso unico appannaggio di professionisti amici e con la politica che avrebbe favorito il peculato; 2) se la nomina dell’amministratore di Arezzo Multiservizi, società partecipata dei cimiteri, fu viziata da un illecito scambio di favori personali e pure lì la politica assecondò la cosa; 3) se, infine, la nomina di Francesco Macrì da consigliere comunale a membro del cda di Estra fu un abuso d’ufficio. Su quest’ultimo aspetto è pendente la decisione del Tar del Lazio dopo l’udienza del 14 giugno sul ricorso di Macrì, di Coingas, di Estra e del Comune di Arezzo contro la delibera di Anac che ha dichiarato decaduto l’esponente di Fratelli d’Italia. 
Tornando alla questione di partenza, la sostituzione del giudice, non è un tema di poco conto. L’Unione delle camere penali parla di “violazione del diritto dell'imputato ad essere giudicato dal medesimo giudice che ha raccolto la prova in dibattimento” (articolo 525 c.p.p. sulla non modificabilità del giudice) e chiede “un immediato intervento per salvaguardare i principi del giusto processo”. 
Il ministro Marta Cartabia, correggendo il tiro della Cassazione, è intervenuta proprio per riequilibrare la materia, e ponendo come necessaria la disponibilità di video registrazioni delle udienze, a disposizione del giudice che deve subentrare ad un altro, per qualsiasi motivo, in modo da rendere omogeneo il giudizio, offrendo a chi dovrà decidere la stessa percezione globale delle testimonianze e non solo la trascrizione o il sonoro. Perché spesso possono incidere nella valutazione ponderata, tutto il contesto ambientale di una testimonianza, la gestualità, il linguaggio non verbale, la fisicità. 
Mancano i decreti attuativi alla Cartabia, è vero, ma la legge sarà questa. Situazione fluida, dunque. Oggi gli avvocati si confrontano sul tema per definire una linea il più possibile concorde. Il tribunale potrebbe tirare dritto respingendo l’eccezione, lasciando aperta la possibilità a rinnovare l’istruttoria solo su testimonianze che dovessero essere messe in discussione. Oppure sospendere tutto in attesa del rientro del presidente dalla maternità del giudice Grignani, ora con il pancione, che fin qui ha guidato il processo con dolce e competente fermezza.