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Arezzo, rifiuti sanitari del centro tamponi Covid lasciati nel parcheggio: medico e tre infermieri a processo

Luca Serafini
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Da eroi a imputati. Un medico e tre infermieri impegnati nell’emergenza Covid vanno a processo per uno scatolone contenente mascherine, guanti di lattice e contenitori di tamponi: quei residui dell’attività di screening sono stati trovati da un passante fuori dal Drive Thru, nel parcheggio, e sono finiti nelle mani degli inquirenti. “Abbandono di rifiuti speciali pericolosi”: questo il reato contestato ai quattro, per i quali è scattato il decreto di citazione diretta a giudizio. Vuol dire che senza passare dall’udienza preliminare andranno davanti al giudice, Michele Nisticò per discutere il processo. L’atto è dei giorni scorsi, il processo ci sarà i 18 gennaio. 
Ma veniamo ai fatti. Era il 29 ottobre del 2020, in pieno periodo di emergenza pandemica, e uno dei luoghi dove venivano eseguiti i tamponi Covid alla popolazione, era il parcheggio Baldaccio. La struttura fu utilizzata dal 12 al 25 di quel mese, con personale sanitario che sottoponeva i cittadini al test. Poi il Drive Thru venne trasferito a Indicatore. Bene, a trasloco effettuato, un passante notò all’interno della rampa del multipiano Baldaccio uno scatolone di cartone appoggiato ad una parete. Dimensioni modeste, contenuto chiaramente riferibile ad attività sanitaria e, nello specifico,”guanti monouso in lattice di colore blu”, “mascherine ffp2 di colore bianco” e “alcuni involucri per tamponi orofaringei”. Oggetti che al vaglio dei Carabinieri Forestali sono stati qualificati come “rifiuti speciali pericolosi”, abbandonati “su area pubblica liberamente accessibile” e “con conseguente pericolo per la pubblica incolumità”. Una dimenticanza, evidentemente, nella fase di trasferimento e di smaltimento del materiale derivante dall’attività. Inflessibili e probabilmente guidati dalla preoccupazione che caratterizzava quel momento di paura generale per un contagio sconosciuto e difficile da contrastare, gli inquirenti hanno condotto indagini. E sono arrivati a individuare le persone che ora vanno a processo: il medico con ruoli dirigenziali in ambito ospedaliero ad Arezzo, delegato alla gestione dei rifiuti sanitari, qualificato nell’atto come “produttore giuridico del rifiuto”, accusato di aver violato norme e regolamenti in materia e aver omesso la necessaria vigilanza durante l’esecuzione dei tamponi, causando l’abbandono da parte del personale dell’Asl di rifiuti sanitari a rischio infettivo; avrebbe dovuto, per il capo di imputazione, predisporre e somministrare al personale protocolli operativi e disposizioni affinché ciò non avvenisse. Quanto ai tre, due infermieri (un uomo e una donna) e una operatrice socio sanitaria,“produttori materiali del rifiuto”, avrebbero con “negligenza, imprudenza e imperizia” omesso di “assicurare la necessaria custodia dei rifiuti speciali pericolosi”. Tutto da dimostrare. Avvocati difensori sono Fabio Appiano, Stefano Buricchi, Laura Peruzzi, Riccardo La Ferla, Annelise Anania, Tommaso Ceccarini. Pm Laura Taddei. Il giudice stabilirà se i quattro sanitari, che operavano in prima linea contro il Covid, meritano la condanna per un abbandono che poteva avere conseguenze o se è un’esagerazione averli portati a processo per una sbadataggine.