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Arezzo, in bicicletta e poi a piedi fino alla cima del Gran Sasso in una sola tappa

Luca Serafini
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Da Arezzo alla cima del Gran Sasso. Così, per una nuova sfida con se stesso. Massimo Pascale, non contento del quadruplo Everesting sul Monte Lignano, si è cimentato con un’altra sana follia sui pedali. Partenza da casa, a Capolona, e avanti in un’unica tappa in bicicletta. “Il caldo? L’ho contrastato con semplici accortezze, prima di tutte bere molto per idratarsi. Ma prove come queste le superi in generale con la resistenza e la volontà”. Cosa ha compiuto, nel dettaglio, il 38enne lucano (di Satriano) sotto il sole a picco di questo giugno con il feroce calore di Caronte? E’ salito in sella alle 21 di sabato scorso ed è giunto a destinazione alle 18.30 della domenica. Sul Corno Grande. Ha coperto 307 chilometri con un dislivello complessivo di 4 mila metri. In più l’ultimo tratto di 5 chilometri (e altri 800 metri di dislivello), impraticabile per le bici, lo ha fatto a piedi: nello zainetto con il kit sopravvivenza (14 chilogrammi sulle spalle) si era portato anche le scarpe da trail. “Perché l’ho fatto? Questa volta non c’era un record da centrare, come l’altitudine dell’Everest da scalare quattro volte, e non era neanche legato ad un gesto speciale, che feci quando da Arezzo arrivai sul Monte Bianco e una volta giunto aprii la letterina che mi aveva scritto mio figlio”, dice Pascale, dipendente di una ditta aretina, sposato, padre di Matteo, 14 anni. “Un viaggio interiore, per stare con me stesso e scavare nel silenzio e nel movimento alla ricerca di aspetti e riflessioni sempre nuove” riprende il ciclista estremo. “Viaggio ed elaboro cose positive, come magari nella vita ordinaria non è possibile, e quel bagaglio poi mi è molto utile”, aggiunge. Ma quanta fatica. Forza fisica, preparazione, volontà. Una alimentazione giusta. Porsi degli obiettivi. Così si è fatto un bel pezzo d’Italia in giù, dalla Toscana all’Umbria e ancora avanti fino al massiccio montuoso più alto degli Appennini che svetta con i suoi 2.912 metri. “Sono salito sul Corno Grande che non c’era più nessuno: ero solo, i turisti erano andati già via. In effetti era un po’ tardi ma la voglia di portare a compimento il viaggio era tanta che sono salito lo stesso in cima. Poi il riposo all’ostello di Campo Imperatore e il ritorno ad Arezzo in treno”. Impresa centrata. Il primo tratto di strada, partito da casa, è stato di notte, al buio, ma con un apparato luci montato sulla bicicletta che gli ha dato massima sicurezza. Poi strade ordinarie, attenzione al traffico, energie da dosare e alimentare. “Dormire? Solo dieci minuti, mi sono steso su un prato, poi sono ripartito”. Nel percorso si è pure perso, ad un certo punto, dalle parti di Montefalco, con il navigatore che faceva le bizze. Ma gli imprevisti sono il sale dell’avventura. “Ogni mia nuova esperienza è il pretesto per visitare nuovi posti ma quello che mi affascina di tutto ciò è il viaggio che alimenta la scintilla che c’è in me”, ha scritto su Facebook Pascale. E ancora: “L’appagamento più grande sono i risultati ottenuti attraverso la fatica e il sacrificio, la motivazione deve essere grande per completare un viaggio del genere. Questa volta non avevo nessuno da supporto, avevo solo uno zaino sulle spalle con il materiale necessario per completare il tutto, ho capito che viaggiare in piena autonomia è ancora più emozionante, perché in caso di un imprevisto soprattutto di notte bisogna cavarsela da soli”.[/TESTO] Massimo Pascale è appagato? Certamente. Ma già in testa gli frulla un’altra idea che tiene nel cassetto da un po’. Percorrere in bici la strada dalla sua terra natale, fino alla Francia: dalla Torre di Satriano in Basilicata alla Torre Eiffel a Parigi.