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Arezzo Casa, il presidente Lorenzo Roggi a fine mandato traccia bilancio: "Pronto a proseguire con i progetti"

Luca Serafini
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Prima il bilancio, poi il nuovo Cda. Arrivano anche i giorni di Arezzo Casa, la società che gestisce gli immobili residenziali pubblici dei Comuni. A guidarla è Lorenzo Roggi, presidente in quota Lega, pronto a portare avanti il lavoro portato avanti fin qui. Con un messaggio di collaborazione rivolto al centrosinistra che in questo consiglio di amministrazione non è voluto entrare.

Roggi, è tempo di assemblea.

“Il 29 giugno all’ordine del giorno c’è l’esposizione del bilancio e il voto, il 14 luglio il rinnovo del Cda e degli altri organi in base alle novità introdotte dallo statuto”.

Quali novità?

“Dei cinque membri del consiglio, finora 3 erano appannaggio della maggioranza, adesso saranno 4. Si terrà conto delle quote rosa e della rappresentatività territoriale, capoluogo e vallate.”

L’attuale composizione qual’è?

“Con me presidente, hanno lavorato Francesco Tricomi per la Valdichiana, Filippo Fiani per il Valdarno, Maria Bittoni per la Valtiberina, Claudia Goretti per il Casentino”.

Centrosinistra non presente nel Cda.

“Fu una scelta dell’opposizione per prendere le distanze da noi, mi auguro che questa volta venga rivista. In passato sono stato vice presidente in minoranza e per me fu un’esperienza positiva. Credo che le diversità politiche vadano messe da parte rispetto al ruolo gestionale, pratico, di Arezzo Casa”.

Vedremo se ci sarà una lista unica o due concorrenti. 

“Ripeto, auspico che i soci, i Comuni, trovino un accordo e il Cda venga da un progetto comune, non litigioso. Per parte mia sono a disposizione per portare avanti il lavoro impostato, un importante processo di trasformazione”.

In cosa è cambiata Arezzo Casa?

“In questi tre anni è cambiata radicalmente la pianta organica, con otto assunzioni, di cui tre sostituzioni e cinque nuove, ad implementare l’organico, formato da trenta dipendenti più il direttore generale, Fabrizio Raffaelli, in scadenza il 31 dicembre”.

Arezzo Casa ha per soci tutti i comuni aretini?

“Sono 35, manca Badia Tedalda che nel 2004 non aderì per una incomprensione e probabilmente un domani, superate questioni tecniche e burocratiche, aderirà”.

Quante case gestite?

“Ad uso abitativo 3.100 alloggi in tutta la provincia, proprietà dei comuni e a noi affidati in gestione. Poi un centinaio di alloggi ad affitto calmierato, come a Pescaiola, con altre realizzazioni a Foiano, San Giovanni, Arezzo, Castel San Niccolò, destinate ad una fascia “grigia” di cittadinanza che altrimenti non avrebbe accesso alle case popolari. E abbiamo un centinaio di fondi ad uso commerciale”.

Qual è lo stato di salute di Arezzo Casa?

“Non è in discussione la solidità patrimoniale, non esistono problemi di bilancio, il fatto è che non si riesce a fare tutto quello che vorremmo e si deve mettere un punto. Non ci possiamo indebitare essendo una spa, ma gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione sarebbero molti”.

Il triennio come è stato?

“Due terzi del periodo sono stati falcidiati dal Covid; mi sono insediato a settembre 2019 e dopo sei mesi c’è stata la pandemia che ha bloccato molte cose. Abbiamo fatto tanto e tantissimo c’è da fare”.

Quindi si va al Roggi bis.

“Sarebbe la logica e normale prosecuzione del lavoro intrapreso. A parte il Piano triennale con nuovi alloggi previsti a Cortona, Civitella e Bibbiena, Arezzo Casa è di fronte ad uno snodo fondamentale in virtù delle opportunità offerte dal bonus 110 per cento, dal Pnrr e dal Pinqua che consentono di trasformare letteralmente volto alle case popolari. Si parla di 50 milioni di investimenti nel territorio aretino. Tra le riqualificazioni principali cito quella di Tortaia, il blocco celeste, che ha urgente bisogno di lavori”.

Si trova ad operare sul fronte delicato del sociale.

“Da sempre mi occupo di sociale e gestire le case popolari tocca una esigenza essenziale per le fasce deboli della popolazione. Il primo ammortizzatore sociale. Ho apprezzato la scelta del governatore della Toscana Eugenio Giani che, appena insediato, ha trasferito la competenza degli alloggi popolari dall’assessorato alle infrastrutture a quello alle politiche sociali come è logico che sia”.

Una situazione di questi tre anni che esprime l’importanza del vostro ruolo?

“Ce ne sono tante e soprattutto nel capoluogo certe situazioni le conoscevo anche da prima. So bene cosa vuol dire avere un alloggio popolare o non averlo; ti cambia la vita. A Levanella quando mi sono insediato mi sono trovato di fronte alla situazione, paradossale, che gli alloggi erano pronti per andare in consegna ma non si poteva fare perché i lavori alla cassa di espansione, per la sicurezza della zona, non erano stati eseguiti. Due interventi finanziati insieme, però con tempistiche diverse. Per tre anni abbiamo dovuto attendere, con 26 famiglie con problemi di disagio abitativo, sociale, disabilità, che volevano entrare ma non potevamo accontentare. Le case erano pronte, ma il collaudo è arrivato tre mesi fa. E alla consegna delle chiavi è stato un tripudio”.