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Concordato Fimer, depositate ottocento pagine di documenti e piano: ora parola al tribunale

Luca Serafini
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E’ un piano complesso, di ottocento pagine, e mira a tirare fuori Fimer dal vortice di una crisi altrimenti può affondare l’azienda degli inverter per impianti fotovoltaici. Intento dell’azienda di Vimercate, con stabilimento a Terranuova Bracciolini, è quello di scongiurare il fallimento e di rilanciarsi in un mercato strategico e pieno di opportunità come quello delle energie rinnovabili. Il voluminoso faldone al quale hanno lavorato i legali dello studio Gatteschi e Catacchini di Arezzo, insieme ai tecnici dell’advisor Pirola Corporate Finance, è stato depositato ieri pomeriggio presso la cancelleria del tribunale di Arezzo. 
La risposta dei giudici arriverà dopo la lettura dei contenuti della proposta di concordato in continuità. Dal poco che trapela, il piano si sorregge sull’apporto di un soggetto finanziario diverso dai due fondi di cui finora si era parlato, e cioè Certina e Attestor. Non si conosce l’identità dell’investitore, o del pool di investitori. E il fondo tedesco Certina, a quanto filtra, non sarebbe definitivamente fuori dalla partita, ma pronto ad intervenire in una fase successiva. Il piano sarebbe particolarmente articolato, una architettura di passaggi e di step ora al vaglio dei giudici. Che dovranno stabilire se si tratta di proiezioni concrete e realizzabili secondo i requisiti di legge o se siamo di fronte ad un libro dei sogni. Ci sono innanzitutto da onorare gli impegni con i creditori: i debiti con i creditori privilegiati vanno saldati per intero mentre per quelli con i chirografari va definita una percentuale soddisfacente. A fronte del piano depositato ieri, il tribunale entro luglio si esprimerà e l’auspicio generale è che lo faccia con un decreto di ammissione al concordato. 
Tre gli scenari: bocciatura, accoglimenti oppure, il più realistico, accoglimento con riserva. Una richiesta di chiarimenti su determinati passaggi della complessa operazione.
Se il concordato resta acceso, con la fabbrica che può operare, sarà poi l’assemblea dei creditori a doversi esprimere per dare assenso o meno al piano. Lo scenario peggiore è quello del capolinea, che può assumere la forma del fallimento pilotato dal tribunale che nomina i curatori o quello dell’amministrazione straordinaria guidata dal ministero.
Seguono con ansia questo passaggio i 400 dipendenti di Terranuova, cui si aggiungono i 200 di Vimercate e altri 200 sparsi nel mondo.
Filippo Carzaniga, operative director del gruppo lombardo che è proprietario dello stabilimento valdarnese, si è sempre dichiarato ottimista sul buon esito del concordato, presentato in bianco a fine 2021 e ora riempito di contenuti. Vedremo se solidi e convincenti. Negli ultimi giorni è cresciuto lo scetticismo in certi ambienti, con insoddisfazione e irritazione da parte delle organizzazioni sindacali. 
Lo scorso febbraio ai cancelli della Fimer, durante una delle manifestazioni, passò anche il ministro del lavoro Orlando che assicurò massima attenzione sulla crisi Fimer: “Vigileremo”.