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Anghiari, il 29 giugno c'è il Palio. La corsa più incredibile: 1440 metri dove tutto o quasi è concesso

Francesca Muzzi
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E’ il calar del sole quando i fiorentini sferrano l’ultimo attacco. La Battaglia è vinta. Si può festeggiare. Da allora da quel 29 giugno 1440 Anghiari celebra la famosa Battaglia tra le truppe fiorentine e quelle milanesi con un Palio. Si chiama e non avrebbe potuto essere altrimenti, Palio della Vittoria. Per due volte è stato fermato. La prima nel 1827 quando dopo l’ennesima rissa, che costò la vita ad un fantino venne soppresso e la seconda 193 anni dopo per colpa della pandemia. E’ dal 2019 che il Palio della Vittoria, che una volta si correva in contemporanea con Firenze, oggi non più, non viene più svolto. “Ed è anche per questo che siamo tutti emozionati”, dice Valter Capacci presidente dell’associazione del Palio. Ma in che cosa consiste? Prima di tutto non c’è un Palio che somigli a questo, perché qua c’è solo la forza dell’uomo che non è unita a quella di un animale. Si tratta di una corsa a perdifiato dalla piana della Battaglia fino a piazza Baldaccio: 1440 metri, tutti in salita. Il premio sarà il Palio a memoria eterna della Toscana. Nel 2019 vinse Milano che anche quest’anno si ripresenta. Sulla linea di partenza 20 Comuni: Anghiari, Milano, Sansepolcro, Citerna, Caprese Michelangelo, Pieve Santo Stefano, Monterchi, San Giustino, Arezzo, Gubbio, Montepulciano, Monte Santa Maria Tiberina, Foiano, Cortona, Castiglion Fiorentino, Spello, Monte San Savino, Marciano, Firenze, Città di Castello. Ognuno di questi Comuni, tranne Milano che avrà sei atleti tra cui Salvatore Gambino vincitore nel 2019, si presenta con una squadra di cinque corridori. Ma la particolarità della corsa è che non ci sono regole. “Basta non colpire l’avversario - dice Capacci - per il resto tutto è concesso. Spintoni, botte, insomma tutto quello che serve per frenare la corsa di qualsiasi atleta e favorire il proprio Comune”. Per questo, nel 1827 il Palio della Vittoria venne soppresso, perché qualcuno andò troppo oltre. E per questo che la partenza è la parte più bella di tutto il Palio, quando i corridori poco prima si dicono la strategia da adottare e poi via, lo sparo della bombarda, le spinte e su, verso piazza Baldaccio. E mica è facile. Vince chi ha più fiato, resistenza. E lassù dalla piazza, come un tempo per la Battaglia, le voci si rincorrono: “Chi è in testa? Ma si vedono?”. Oggi forse un po’ meno, perché i maxi schermi tolgono un po’ di fascino alla suspance di sapere chi è il primo. A fare da cornice ad una giornata che rende Anghiari ancora più bello ci sono i gruppi storici: Sbandieratori e Musici di Arezzo, Balestrieri di Sansepolcro, Corteo storico di Anghiari e quello, immancabile di Firenze, dove il Giglio sulle bandiere di entrambi i Comuni (Anghiari e Firenze) la fa da padrone. Tra le novità, uno spazio dedicato agli strumenti di tortura in piazza Baldaccio: “Foto ricordo per i turisti”, dice ancora Capacci che sottolinea un altro aspetto del Palio: “Tanti, tantissimi giovani che si sono avvicinati alla nostra associazione e al Palio. Sia per organizzare che per chiedere di sfilare e questo ci fa un enorme piacere, perché vuole dire che questa tradizione piace e poi colgo l’occasione per ringraziare tutti. Ma proprio tutti coloro che ci sostengono”. 
“Siamo particolarmente emozionati per il ritorno di questo evento così importante e sentito – interviene il sindaco di Anghiari Alessandro Polcri – partecipare al Palio della Vittoria significa fare un tuffo nel passato, rivivere le nostre tradizioni, stare insieme, socializzare, divertirsi e dare il proprio contributo a tutti quei volontari che lavorano mesi e mesi per la riuscita degli eventi che caratterizzano l’estate anghiarese. Vi aspettiamo con tante novità”. Il Palio è stato preceduto per tutta la settimana da importanti appuntamenti che si sono conclusi con la passeggiata, domenica scorsa, nei luoghi della Battaglia. Tutto è pronto dunque per rivivere quello storico giorno che consegnò Anghiari nelle mani (buone) dei fiorentini. E’ il calar del sole e le truppe si preparano alla Battaglia. Da una parte i fiorentini e i loro alleati, dall’altra i milanesi di Filippo Maria Visconti. Niccolò Machiavelli nelle sue Istorie Fiorentine, racconta che ci fu un solo morto, perché caduto da cavallo. In realtà di morti ce ne sono stati diversi. Leonardo da Vinci dipinse la Battaglia nel salone dei Cinquecento a Firenze, ma usò una tecnica nuova e il dipinto scomparve. Forse. Cerca, trova. In tanti lo hanno cercato, nessuno lo ha ancora trovato ed è per questo che il mistero del dipinto della Battaglia di Anghiari non finirà mai. Come il Palio della Vittoria. Stasera, al calar del sole...