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Arezzo, giovane assolto da accusa di stupro su ragazza dopo la discoteca: "Incubo finito, ora potrò tornare a lavorare"

Luca Serafini
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“Non auguro a nessuno una cosa del genere. Da settembre ho sofferto un botto. Ora finalmente l’incubo è finito e spero di poter tornare a lavorare già nei prossimi giorni”. Arbon Berisha ha 24 anni e fino a ieri pendeva su di lui la gravissima accusa di violenza sessuale. E’ stato assolto “perché il fatto non sussiste”. A denunciarlo è stata una ragazza del Valdarno, dopo una nottata in discoteca a Terranuova Bracciolini. Ballo e sballo. La musica, i drink, poi il “fumo” e alle tre della notte distesi in un prato c’era stato un rapporto. Consensuale, stabilisce ora la sentenza del giudice Giulia Soldini. Sesso occasionale, come il titolo della canzone di Tananai. Nulla insomma di penalmente rilevante. Ma Arbon è finito in tribunale con una imputazione che in caso di condanna prevede da sei anni di reclusione in su. “Un mese e mezzo dopo quella sera, ho saputo di essere stato denunciato e per me è iniziato l’incubo”, dice uscendo dal palazzo di giustizia. “La gente mi guardava male, sono andato in depressione, ho perso il lavoro e non ne ho trovato uno nuovo perché prima volevano essere certi che fossi innocente”. Nato in Kosovo nel 1997, in Italia dal 2007, residente a San Giovanni Valdarno, Arbon Berisha è stato difeso dall’avvocato Francesca Marolda che in questi mesi ha studiato accuratamente il caso mettendo in fila tutte le contraddizioni emerse sul fronte dell’accusa, smontandola. La ragazza, origini albanesi, che conosceva già Arbon, sosteneva di essere stata trascinata nell’atto sessuale contro la sua volontà, una volta rimasta stordita e paralizzata da qualche sostanza. Ma avrebbe dato versioni diverse nella denuncia, nelle sommarie informazioni, nell’incidente probatorio. Alla fine la sua versione non è risultata credibile. E’ svanito completamente il sospetto che le fosse stata somministrata, a sua insaputa, la droga dello stupro, magari mixata con altre sostanze in un bicchiere o nella “canna”. Non c’è alcun riscontro oggettivo, anche perché nell’immediatezza non ci furono esami tossicologici. Quanto alla congiunzione sessuale tra i due non è mai emerso, dalle testimonianze e dalla ricostruzione, un effettivo dissenso da parte della ventenne. E’ affidato alle motivazioni della sentenza il compito di spiegare ogni cosa ma pare essere emersa una trasgressione consapevole da parte di entrambi. Anche se la ventenne non si sentì bene, non si sa se per drink o spinello o congestione. “Ho sofferto molto, ero fidanzato e dopo che è scoppiata questa cosa con la mia ragazza ci siamo presi una pausa, poi lei è stata eccezionale, vicina a me, ora stiamo insieme e ci vogliamo bene”, dice Arbon, che in aula nel processo con rito abbreviato ha reso ampio e dettagliato esame. La ventenne non era parte civile. Anche il pm Emanuela Greco ha chiesto l’assoluzione. Lo stupro sarebbe stata una scappatella. “Questa storia mi ha distrutto” dice Arbon “spero di lasciarmela alle spalle e di ricominciare”.