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Arezzo, un anno e mezzo per omicidio stradale del motociclista: uso di droga non certo. Ma niente condizionale

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Un anno e sei mesi. Questa la pena patteggiata dall’albanese di 34 anni accusato di omicidio stradale per la morte di Enrico Occhini nel tragico incidente del 31 luglio 2020. Al volante di una Ford Focus, lungo la statale 73 nei pressi di San Marco, effettuò una manovra di svolta nel tratto a doppia striscia continua e invase la corsia di marcia nella quale sopraggiungeva Occhini. Il 33enne, sposato e padre di una figlia, in sella alla Ducati, non poté evitare l’impatto e morì. Gli accertamenti fecero emergere la presenza di benzodiazepine nel sangue dell’automobilista ma la perizia disposta dal giudice Giulia Soldini non ha consentito di affermare con certezza che fossero conseguenza dell’assunzione di droga, che avrebbe fatto scattare l’aggravante con pena più alta. Quelle tracce infatti possono essere riconducibili ai farmaci somministrati al pronto soccorso dove fu trasportato. Anche il tasso alcolico di 0,7 era sotto il limite di 0,8 che produce l’aggravante. Chiare, per il resto, le responsabilità nella dinamica. L’avvocato difensore Alessandro Mori ha potuto così accedere al patteggiamento: pena base di tre anni, ridotta a un anno e mezzo per rito e risarcimento dei familiari, rappresentati dagli avvocati Marta Tofani, Filippo Alberti e Osvaldo Fratini. Già scontata la sospensione della patente. Ma il 34enne non può godere della sospensione condizionale della pena, l’ha già consumata in precedenza.

L.S.